E’ un fatto assolutamente nuovo, destinato ad avere un effetto dirompente.

In Emilia-Romagna, feudo del centrosinistra e culla di cooperative e centri sociali che dell’accoglienza dei migranti hanno fatto un lavoro ed un vessillo ideologico, la gente è scesa in strada per protestare contro la decisione del prefetto di Ferrara di requisire l’ostello “Amore-Natura” a Gorino per fare posto a “un gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara” (12 donne, cui si dovranno aggiungere a breve altre sette persone, per un totale di 18). I manifestanti hanno eretto delle barricate con dei bancali in tre punti d’accesso alla cittadina del Delta del Po.

“Il provvedimento ha carattere eccezionale e straordinario, per fronteggiare la necessità di accoglienza di un gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara, tenuto conto della intervenuta saturazione delle strutture di accoglienza già funzionanti e dalla mancanza di ulteriori disponibilità sul mercato”, ha spiegato la Prefettura in una nota.

Il Prefetto di Ferrara, Michele Tortora, nelle scorse ore aveva rivolto un appello “ad amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato e strutture ecclesiastiche affinché offrano ogni collaborazione” per “ulteriori esigenze, anche a breve”. Il titolare dell’ostello, Filippo Rubini, ha dichiarato che la struttura, contattata già una settimana fa, si era detta non disponibile ad accogliere i profughi.

La protesta, protrattasi per diverse ore, ha sortito il suo effetto, anche grazie alla mediazione del sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, e dei colleghi del territorio di altri comuni della provincia. I profughi (12 donne, di cui una incinta, originarie del Ghana e della Costa d’Avorio) sono stati dirottati, temporaneamente, in altre strutture della provincia ferrarese (Comacchio, Fiscaglia e Ferrara), senza soluzioni di forza, come si era ventilato in un primo tempo. Ma la tensione non è ancora scemata del tutto.

“L’ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda. Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone. Questo fenomeno o si gestisce insieme con buonsenso oppure non si gestisce”. Queste le parole con cui il prefetto di Ferrara, ha messo fine al braccio di ferro con i cittadini.

Durissime e destinate ad alimentare la rabbia popolare le dichiarazioni del prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni: “Credo si debbano vergognare quelle persone che hanno impedito la sistemazione di donne e bambini. E’ un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo”. “Gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini, gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara” – ha aggiunto l’ex candidato Pd a sindaco di Napoli nel 2011, sonoramente sconfitto al primo turno – “mi vergogno di averli come connazionali. Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi, andassero a vivere in Ungheria”. “Noi – ha concluso Morcone – staremo meglio senza di loro”.

Parole inopportune, se si considera il ruolo ricoperto da Morcone. La gente è esasperata. L’Italia è un paese devastato socialmente ed economicamente. Ci limitiamo a fornire solo alcune delle cifre del disastro circolate in questi ultimi giorni: meno 351mila assunzioni rispetto al 2015 (dati dell’Osservatorio sul precariato), 107mila nostri connazionali (soprattutto persone tra i 18 e i 34 anni) emigrati all’estero nel 2015 per tentare la fortuna (Rapporto Migrantes), 153.450 migranti arrivati sulle nostre coste in questo 2016 e sempre più italiani costretti a chiedere aiuto alla Caritas.

Nel Mezzogiorno sono il 66,6% di coloro che si rivolgono ai Centri di ascolto dislocati nelle 173 diocesi, (Rapporto 2016 della Caritas sulla povertà). Le loro richieste? Pasti, vestiario, prodotti per l’igiene e alloggi. E’ questa la vera vergogna. L’amarissima realtà che sfugge a tanti strapagati funzionari e dirigenti ministeriali.

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