Petro Poroshenko

Domenica scorsa, il 25 novembre, nello stretto di Kerch (che separa la Crimea dal resto della Russia e apre l’accesso ai porti ucraini del Mare di Azov) ha avuto luogo uno scontro tra navi da guerra dell’Ucraina e della Russia.

La mattina del 25 novembre, le navi blindate della marina ucraina “Berdyansk”, “Nikopol” e il rimorchiatore “Yany Kapu” hanno sconfinato in acque territoriali russe nella regione della penisola di Kerch. Per passare attraverso la zona marittima di un altro Stato, è necessario richiedere il permesso per il passaggio in anticipo (48 ore) e attenersi alle istruzioni di un coordinatore. Le navi da guerra ucraine, pur essendo consapevoli della procedura, hanno volontariamente violato le norme. In seguito, a bordo di una delle navi, è stato trovato un documento che riportava l’ordine scritto di violare il confine russo in segreto.

Il 25 novembre, le navi ucraine si sono mosse nella direzione del ponte della Crimea e non hanno risposto alle richieste, da parte delle navi della guardia costiera russa, di lasciare le acque territoriali della Russia. Dopo avere attraversato il confine, le navi ucraine hanno iniziato i preparativi per l’assetto di guerra. La Russia ha quindi temporaneamente chiuso lo stretto di Kerch al passaggio delle navi civili, e ha poi aperto il fuoco contro le navi ucraine, al fine di rallentarne la velocità. Queste sono poi state sequestrate dalle forze speciali russe.

Secondo i rapporti, tre marinai ucraini sono stati leggermente feriti durante l’assalto, ma hanno già ricevuto l’assistenza sanitaria necessaria. A bordo delle navi ucraine erano presenti anche 23 agenti del SBU (i servizi di intelligence dell’Ucraina), fatto confermato anche dallo stesso SBU. Tutte e tre le navi sono state fermate a circa 20 chilometri dalla costa russa. Intanto, il traffico marittimo nello stretto di Kerch è stato riaperto.

Sia la Russia che l’Ucraina, però, ora sono passate alle battaglie politiche e diplomatiche. La Russia ha dichiarato che tutte le persone che si trovavano a bordo delle navi ucraine saranno detenute per un periodo di due mesi in Russia. Mosca ha anche fatto una richiesta per una riunione urgente dei membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La riunione si è tenuta il 26 novembre, e durante l’incontro la Russia è stata accusata, dagli USA e dal Regno Unito, di avere aggredito le navi ucraine. Il presidente americano Trump aveva ricevuto, sul suo account di Twitter, diverse richieste di intervento e lamentele da parte di cittadini ucraini riguardo alla reazione della Russia nei confronti delle loro navi.

Il Sottosegretario di Stato e viceministro degli esteri della Russia, Grigory Karasin, ha affermato che la provocazione dell’Ucraina era finalizzata, in particolare, al rafforzamento delle sanzioni anti-russe. Questo fatto potrebbe anche essere associato alla campagna elettorale del presidente ucraino Petro Poroshenko.

A sua volta, infatti, Poroshenko ha annunciato ufficialmente la convocazione di un ufficio militare, andando a creare una situazione di emergenza nel territorio dello stretto di Kerch. Il presidente Poroshenko e il Consiglio della Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina hanno sostenuto la decisione di imporre la legge marziale nel Paese per 60 giorni.

I deputati della Verkhovna Rada, il parlamento Ucraino, nella tarda sera del 26 novembre, hanno infine stabilito di imporre la legge marziale. Tuttavia, il voto per la stessa risoluzione è quasi stato compromesso all’interno del parlamento per via di una rissa.

Il 31 marzo 2019 si terranno le elezioni presidenziali in Ucraina. Nel frattempo, la valutazione dell’attuale presidente non gli lascia una grande possibilità di vincere le elezioni. I sondaggi indicano che Yulia Tymoshenko è attualmente in testa. Il rating della Tymoshenko, ex Primo ministro dell’Ucraina, si aggira intorno al 21%. Al secondo posto vi è il comico Volodymyr Zelensky (11%), e al terzo posto vi è l’attuale presidente, Petro Poroshenko (10%).

In estate, la Tymoshenko aveva annunciato che Poroshenko intendeva contrastare le elezioni presidenziali in Ucraina attraverso l’escalation delle ostilità e l’imposizione della legge marziale nel Paese. Sembrerebbe dunque che avesse ragione, dato che la strana operazione della marina ucraina nello stretto di Kerch parrebbe mirata a quello.

Gli ucraini, tuttavia, non sarebbero in grado di resistere alla flotta russa. Prima dell’operazione nello stretto di Kerch, il capitano di una delle tre navi ucraine aveva rilasciato diverse interviste in cui affermava con orgoglio di essere uno dei pochi marinai ucraini ad avere lasciato la Crimea dopo il referendum del 2014 e di essere poi diventato capitano di una nave in Ucraina. Secondo le sue dichiarazioni, la flotta ucraina sarebbe perfettamente in grado di sconfiggere la flotta russa. Di fatto, però, come dimostrato dall’esito dell’operazione del 25 novembre e da dati oggettivi, questo non è possibile.

L’intero episodio pare mirato a provocare l’isteria anti-russa nella società ucraina e ad ottenere una ragione per imporre la legge marziale – cose che, effettivamente, si sono verificate. Infatti, diverse centinaia di ucraini appartenenti a gruppi di estrema destra hanno lanciato bottiglie di molotov negli edifici dell’ambasciata e dei consolati generali della Russia.

La legge marziale è stata approvata dalla Verkhovna Rada, anche se non al primo tentativo e non nella misura a cui Poroshenko aspirava: solo per 30 giorni e non in tutto il Paese, mentre Poroshenko aveva proposto 60 giorni in tutta l’Ucraina. Le regioni sotto legge marziale sono proprio quelle in cui il rating di Poroshenko è ai livelli più bassi: si tratterebbe dunque di un’ulteriore manovra dell’attuale presidente, finalizzata a bloccare la campagna elettorale dei suoi avversari in quelle zone, in modo da non concedere loro abbastanza tempo prima delle elezioni di marzo.

Silvia Vittoria Missotti

UN COMMENTO

  1. Forse è una provocazione ma la Crimea non è che sia stata regalata dall’Ucraina ed in ogni caso noi occidentali siamo piuttosto scettici nei riguardi di ambedue i paesi

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