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Arben Imishti, braccio destro del boia dell’ISIS Jihadi John (Mohammed Emwazi) è stato condannato dalla Corte di Mechelen, città nei pressi di Anversa, a una pena di 30 anni.

Il terrorista di cittadinanza belga sarebbe stato riconosciuto dai servizi di Bruxelles dai filmati trasmessi da Daesh, dove appariva senza maschere al viso. L’uomo però non è stato né arrestato, né ritrovato dal Belgio e potrebbe essere addirittura già morto. Di fatto Imishti è a tutto gli effetti un latitante internazionale.

Lascia sconcertati tuttavia l’incapacità degli apparati di stato fiamminghi di reprimere le minacce alla sicurezza: come si è già visto durante gli attentati jihadisti su suolo europeo, la polizia belga ha ben pochi mezzi per operare all’interno e all’esterno dei propri confini, ed è costretta a seguire regole abbastanza astruse se non incomprensibili.

Come scrivevamo all’indomani degli attentati del Bataclan e in Belgio: “Le due gravi crisi politiche che hanno lasciato il paese senza esecutivo, per 194 giorni fra il 2007 e il 2008 e per 541 giorni, a partire dalle legislative del 13 giugno 2010, hanno determinato l’abbandono di vaste porzioni del territorio belga e larghe fasce della popolazione, preparando un ambiente ottimale per la proliferazione del germe del fondamentalismo. Nel vuoto, realtà come Sharia4Belgium, prendendo in prestito le parole di Montasser AlDe’emeh dell’università di Anversa, sono riuscite a “dare identità e struttura” a migliaia di giovani e meno giovani che non si sentono né marocchini né belgi.

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