Beppe Grillo può strappare applausi o stare molto antipatico per quel suo essere sempre sopra le righe, che mal si concilia con la terminologia del politichese ortodosso. Una dote, però, gli può essere “trasversalmente” riconosciuta: quella di andare dritto al punto, senza fronzoli o giri di parole.

Le sue considerazioni sulla manifestazione del Pd in Piazza del Popolo a Roma, considerate solo “di pancia” da chi, dall’alto dei soliti piedistalli, era impegnato a moltiplicare il numero delle presenze effettive, danno voce e forma ad una percezione popolare molto sentita e diffusa.

Il solco tra il ceto politico uscito devastato dalle urne, il 4 marzo scorso, e le centinaia di piazze e strade piccole d’Italia, non raggiunte da telecamere, microfoni e riflettori, è molto ampio. L’impressione che si ha ascoltando celebrati opinionisti e politici “responsabili” (per titoli auto-attribuiti) è che le reali condizioni di larga parte della popolazione vengano erroneamente comprese non solo per “scelta” politica ma per incapacità di poterlo fare.

Distanti come sono dalle fangose e sudate battaglie quotidiane, molti provano ad interpretarle applicando schemi e modelli teorici elaborati nei salotti buoni nei quali sudori e affanni non trovano posto.

Il guru del M5S, sul suo blog, attacca un intero “asse” politico, partendo dalla frase pronunciata ieri dal segretario del Pd, Maurizio Martina: “Abbiamo capito la lezione, ora dateci una mano”.

“E’ spettacolarmente oltre la perfezione artistica questa frase di Martina, efficace come tratta da un film di Stanley Kubrick. La logica che ri-mette insieme Tajani, Zingaretti, e tutti gli italiani che si identificano nella socialità frou frou. I soliti treni e autobus pagati non si sa da chi hanno riunito i discretostanti del paese a “protestare per contarsi” contro questo governo, che gli risulta incomprensibile. Gente che non capisce ancora una cosa molto semplice: in Italia ci sono tantissimi poveri, quasi poveri e persone spaventate dalla loro stessa casella postale. Questo governo pensa a loro quando vuole fare deficit (ancora entro il 3%), desidera ripristinare quello stato sociale che i frou frou hanno abbandonato”, scrive Grillo.

 

 

“Ma da dove viene questa mentalità? Per quale ragione sembra così incredibile fare un po’ di deficit allo scopo di ripartire dagli ultimi? Pensiamo all’ideologia frou frou, da dove viene?”, si domanda ad alta voce Grillo.

La sua risposta è a tratti brutale: “Se non siamo del tutto ipocriti, sappiamo che il nostro paese è il regno dell’indiretto, del non chiarito, in cui centinaia di migliaia di privilegiati manifesta la sua paura di condividere con il popolo i suoi timori più profondi, non solo i timori… proprio i problemi che hanno visto volgere al basso le loro chances. Il regno dell’indiretto, della comunicazione ipocrita. Non importano le ragioni storiche che ci hanno portato a questo punto. La divisione che si è creata fra chi si deve sbattere per vivere e chi ha ereditato un po’ di ipocrisia strutturata sembra insanabile, ma non lo è. Abbiamo assistito alla più riuscita sintesi possibile della vecchia alleanza fra pdl e pd-L”.

Poi una stoccata ai tifosi dello spread che si sono ritrovati in Piazza del Popolo. Non tantissimi, se si considerano l’estensione della piazza e i vuoti non “photoshoppabili”, a differenza di qualche selfie.

 

 

“Intanto solo due strade sono possibili: lasciare i cittadini meno frou frou nelle mani della speculazione finanziaria oppure cercare di difenderli da questi numeretti folli. La narrazione frou frou non può arrivare a negare la realtà, e nessuna narrazione ha più importanza quando i nodi vengono al pettine. Fa tristezza vedere gli eredi di una tradizione progressista così in preda al panico per i loro stessi destini, che nessuno vuole toccare in fondo. Dovrebbero solo tentare di rivedere il loro concetto di partecipazione. Se hanno capito la lezione, per dirla con Martina, non hanno bisogno di alcun aiuto. In genere chi ha capito quello che succede agisce di conseguenza, senza elemosinare consensi fatui per salvare se stesso. Allora, purtroppo, c’è da dubitare che il PD abbia capito una qualsiasi cosa diversa dalla necessità di risorgere dalle proprie ceneri”, scrive ancora il fondatore del M5S sul suo blog.

“Noi, adesso, conclude Beppe Grillo, stiamo sforzandoci per creare una nuova identità del paese, non più diviso fra esclusi ed inclusi nei privilegi. Non più tagliato in due metà inconciliabili soltanto perché non saprebbero cosa raccontare ai loro figli e nipoti. Ed è piuttosto triste vederli aggrapparsi ad una storia che non hanno più, non fosse altro perché l’hanno tradita in un abbraccio mortale con gli azzurrini. La nostra storia è breve, per nulla fraintendibile, così la battaglia non è cambiata: loro criticano le nostre intenzioni senza alcun riferimento; noi, invece, cerchiamo di evitare che tornino ad imporci il dominio della finanza sul mondo reale. Indipendentemente dalla maschera che indossano a seconda dei timori che li affliggono”.

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