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Le preoccupazioni di Putin

Il 28 febbraio, Vladimir Putin ha visitato Biškek, la capitale del Kirghizistan (un piccolo Paese dell’Asia centrale, che era stato parte dell’URSS), per lavorare al restauro dell’influenza russa nell’Asia centrale e in Afghanistan.

Tuttavia, l’attenzione di Putin è principalmente focalizzata sull’alleato occidentale della Russia — la Bielorussia. La popolazione bielorussa, infatti, per la maggior parte considera sé stessa come russa, pur con qualche piccola differenza etnografica. Secondo numerose recensioni di turisti occidentali, nelle strade di Minsk (capitale della Bielorussia) e di altre città bielorusse, questi non avrebbero sentito parlare la lingua bielorussa, che qualcuno ha ironicamente chiamato l’esperanto slavo, alludendo alla sua origine artificiale.

Nel 1996, dietro la spinta del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, da una forma della vecchia fattoria collettiva (una forma comunista di economia, una sorta di cooperativa rurale), fu creato lo Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia. In questi decenni la Russia ha sponsorizzato l’economia bielorussa tramite prestiti, petrolio e gas: i prezzi russi sono stati tenuti a livello quasi domestico, aprendo i mercati ai produttori bielorussi.

Le ambizioni di Lukashenko e l’arrivo di Putin

Secondo l’opinione di molti, Lukashenko sperava di poter diventare il presidente dello Stato dell’Unione. Infatti, negli anni ’90, la Russia era guidata dal presidente Boris Eltsin, il quale non era visto di buon occhio dal 95% dei russi, che vedevano le sue azioni come servilismo verso gli USA. In contrasto, invece, l’ex fattoria collettiva del presidente Lukashenko sembrava un’opzione più appetibile.

Nel 2000, il potere in Russia è passato ad un ex agente dei servizi di sicurezza, Vladimir Putin, e la stella di Lukashenko cominciò a sfumare. Oggi, secondo diversi professori di università bielorusse, Putin è molto più popolare di Lukashenko, soprattutto tra i giovani. I sostenitori di Putin in Bielorussia, infatti, sognerebbero segretamente la riunificazione con la Russia.

Lukashenko tra Russia e Europa

Il presidente Lukashenko si trova così in una situazione di equilibrio precario: la Russia si ritrova abitualmente a difendere il presidente bielorusso dagli attacchi degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che l’hanno definito “l’ultimo dittatore d’Europa”. Tuttavia la Bielorussia, con la sua piccola economia arretrata in stile sovietico, sotto questo punto di vista, potrebbe molto rapidamente diventare una sorta di provincia russa. Il timore di Lukashenko però non concerne l’economia, ma la perdita del potere che detiene da 22 anni: lo Stato dell’Unione, infatti, esiste ormai solo sulla carta.

In Bielorussia, nel dicembre dello scorso anno, diversi economisti ed accademici che avevano parlato con i politici che criticano Lukashenko, sono stati arrestati oppure sono stati costretti ad emigrare in Russia.

Lukashenko e Putin ai ferricorti

La Bielorussia rifiuta di pagare il gas russo al prezzo predeterminato e di pagare i debiti accumulati per il gas (550 milioni di dollari). Il petrolio greggio consegnato dalla Russia alla Bielorussia, contrariamente agli accordi prestabiliti tra le due nazioni, viene venduto nell’UE, ed il petrolio lavorato non viene restituito alla Russia. Infine, Lukashenko ha rifiutato la partecipazione degli uomini d’affari russi alla privatizzazione delle imprese bielorusse. In altre parole, la Bielorussia consumerebbe beni russi ed opererebbe liberamente sui mercati della Russia, ma non consentirebbe il business russo sul proprio mercato.

Il presidente Putin ha detto, durante la sua visita a Biškek, che in tutti questi decenni la Russia ha fornito e continua a fornire assistenza diretta ed indiretta all’economia bielorussa, che a ammonta a molte decine di miliardi di dollari; il presidente russo ritiene, infatti, che l’assistenza al vicino bielorusso sia un buon investimento.

Tuttavia, in risposta al rifiuto di pagare i propri debiti per l’energia e ad una serie di altre azioni ostili da parte di Minsk, Mosca ha iniziato a ridurre di un terzo l’approvvigionamento di petrolio greggio a prezzi bassi per la Bielorussia (da 24 milioni di tonnellate a 18,5 milioni di tonnellate), e ha imposto sanzioni contro un certo numero di imprese bielorusse che vendono prodotti alimentari russi all’UE.

Le proteste della popolazione

Queste azioni hanno coinciso con la crescita delle proteste russe in Bielorussia: nel Paese, infatti, è cresciuta un’ondata di indignazione per le politiche sociali del presidente Lukashenko, il quale ha introdotto multe per la disoccupazione. Chi non ha trovato un lavoro, è infatti obbligato a rendere omaggio al mantenimento dell’apparato statale. Lukashenko, abituato a detenere un potere pressoché illimitato, rischierebbe così di estraniarsi dalla realtà dei fatti e di subire la stessa sorte dell’ex presidente ucraino Yanukovych, spodestato dal Maidan.

Ricucire lo strappo prima della catastrofe?

Secondo gli esperti, al fine di prevenire un Maidan in Bielorussia, l’opzione più valida per Lukashenko sarebbe quella di riavvicinarsi alla Russia di Putin, come anche sostiene la stragrande maggioranza di cittadini bielorussi che sono a favore di una più stretta integrazione tra i popoli ed i Paesi connessi e vicini.

Silvia Vittoria Missotti

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