Sembra appena sopito il suono cacofonico degli abiti e dei costumi di quella festività che abbiamo importato. Mi riferisco alla festività consumistica di stampo americano qual è Halloween. Si, serviva un’altra festa che corresse prima del Natale e che svuotasse di contenuti tradizionali le ricorrenze cristiane. Sembra appena finito l’eco di quelle voci stridule di tanti personaggi televisivi tanto contenti nel ricordare di come avessimo “finalmente” importato questa festa. Insomma tutti contenti e nessuna obiezione. Questo processo accadde con buona pace di tutti coloro che occupandosi dello studio delle nostre radici e della storia dei nostri avi.

Mi spiego meglio. La festa di Halloween nient’altro è che la volgarizzazione e consumistica rappresentazione della festività celtica detta Samonios. Non mi stupisce come si sia arrivati a questa volgarizzazione: l’eterno processo di schematizzazione e di semplicizzazione di ogni concetto storico e filosofico, vizio tipico d’oltreoceano, non poteva che colpire anche le festività. La necessità di nuove feste per indurre i futuri cittadini globali a consumare sono necessarie ed è strano pensare come questa politica consumistica fu denunciata persino dai cartoni animati di stampo americano. Ebbene sì, nella serie televisiva dei Simpson in una puntata accadde che fu creata una nuova festività di mezza stagione: casualmente tutti i membri della famiglia ricevettero lo stesso medesimo regalo che in quel caso fu un orsacchiotto; alla fine della festa tutti i membri della famiglia Simpson non fecero altro che buttare nel secchio della spazzatura i regali scambiatosi. Tuttavia ciò che poteva suscitare ilarità e grasse risate sta arrivando a lambire l’Italia. Mi riferisco al fenomeno del Black Friday. Venerdì Nero che in questo caso non significa un improvviso crollo della borsa. E’ il giorno successivo alla festività del ringraziamento nordamericano, nel quale le catene commerciali abbassano il prezzo di beni di consumo vari. Questa ricorrenza inventata arbitrariamente dal mercato pare risalga al 1924, il giorno successivo al Ringraziamento, Macy’s ha organizzato la prima parata per celebrare l’inizio dello shopping natalizio: ma è negli anni ’80 che esplode il fenomeno Black Friday negli Stati Uniti.

Oggi questo evento è popolare anche in altri paesi al mondo, in particolare in Brasile, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. In Italia la penetrazione del fenomeno si limita quasi esclusivamente alle promozioni web e registra un numero di adesioni ampiamente inferiore agli altri mercati digitali europei. E’ ormai da anni che in questa giornata accade di tutto. Vere e proprie sommosse tra masse di persone fameliche di beni di consumo e status symbol. Lotte e combattimenti, che assumono anche sviluppi tragici: si parla di ferimenti e soprattutto di scene da guerra civile tra inservienti e consumatori. E’ una lotta di tutti contro tutti, individui contro individui. Posso solo immaginare quelle scene e quegli attimi, magari nei quali l’area circostante è impregnata dall’odore del sudore avvelenato da quintali di cibo cattivo e veloce da ingurgitare. Cibo per molti, cibo per poveri, cibo che viene ingurgitato e non masticato, per correre ad alimentare questo fallace sogno americano. Individui, dei quali magari solo pochi saranno compianti e ricordati da qualcuno quando moriranno. Gli altri quei molti poco hanno e poco avranno quando non ci saranno, ma… quel giorno è il loro giorno! In quel giorno saranno accessibili alle loro tasche quei beni preziosi detenuti prima dai loro idoli di pelle che vedono tramite gli specchi deformanti delle televisioni che anneriscono i colori che avrebbero potuto vedere se avessero coltivato un minimo di spirito critico…. Non importa quello è il loro giorno, come tanti animali in gabbia quel giorno potranno scorrazzare, trovando quel cibo mercificato e amato che ha tanto sognato…

Non mancano in questi ultimi tempi le critiche a svariati imperatori e a personaggi storici ormai passati. Ebbene è solo osservando e leggendo le cronache che seguono il Black Friday che possiamo capire come in fondo poco sia cambiato per l’umanità. La famosa massima “panem et circenses” oggi ha semplicemente più sfaccettature, una delle quali è sicuramente il Consumo nelle sue varianti spettacolari e becere come il Black Friday.

Tutto è un’occasione per consumare in America, tutto è un’occasione per non pensare o per lasciare che pensino e agiscano in pochi. Pazienza penseranno molti, si penserà forse che sia un fenomeno che non ci riguarda. Niente di più sbagliato! A quanto pare sembra proprio che lambirà la nostra penisola in piena crisi d’identità. Viene da chiedersi se non sia il modo subdolo per farci festeggiare anche la festa del ringraziamento. Magari ci sarà imposto di celebrare questa festa in modo che si ricordi la fine della nostra sovranità. Chissà, potrebbe anche succedere, in fondo pochi si lamenteranno, poiché il giorno dopo potremmo comprare ciò che abbiamo tanto desiderato, potrebbe anche essere un mezzo per creare nuovi posti di lavoro, pensiamo alle sommosse d’oltreoceano.

In Italia abbiamo avuto casi simili verificatisi ad esempio a Roma. In quella che fu la capitale di un impero, nella città eterna, la città, che ci donò capolavori cinematografici e attori conosciuti in tutto il mondo. In quella città carica di storia e di splendore una folla prese d’assalto un centro commerciale: si sfondarono le vetrate a causa dell’onda d’urto umana, tutto questo per un feticcio: un telefono cellulare! In quel caso alcune voci si levarono nel denunciare la mancanza di sicurezza e il fatto di come fosse pericoloso lavorare in un centro commerciale. Se ci fosse una festività come il Black Friday quantomeno potrebbero assumere dei nuovi addetti alla sicurezza, affinchè la rappresentazione del rito consumista non sia turbato da incidenti di sorta. Largo ai nuovi guardiani del tempio!

Ovviamente tutti beatificherebbero chi ha reso possibile questa festività. Agli occhi dei lobotomizzati televisivi ecco il nuovo eroe! Il nuovo eroe, che ha reso possibile il sogno, che fino ad allora era possibile soltanto altrove.

Pochi, forse, pensano come sia l’ennesimo tentativo per renderci più simili agli “amici d’oltreoceano”. Bisogna essere come loro, il processo non è solo recente, ma da più di trenta anni ha chiaramente subito un’accelerazione. Se fino agli anni ottanta era relegata alla nascita delle catene di cibo spazzatura, adesso viviamo il passaggio successivo di questo processo: uniformarsi in ogni aspetto alle mode commerciali.

Viene quasi da chiedersi se saremo in grado, come italiani, di preservare qualcosa di nostro. Viene da chiedersi se saremo in grado e avremo la forza di conservare quell’originalità che ci rese noti al mondo. Viene da chiedersi però se posti di fronti all’aggressività di politiche commerciali importate rimarrà ancora spazio per marchi di moda nostrani, infatti il Black Friday riguarda anche i marchi di moda, per essere accessibili alla massa che accede al mercato, i prezzi verranno ribassati, ma il volume commerciale per quel giorno è realmente ingente e porta, di fatto, allo svuotamento d’intere magazzini. Se questo fenomeno sarà importato e diverrà globale saranno ancora in grado questi marchi di mantenere quel residuo di qualità sartoriale che magari sono state in grado di garantire fino ad adesso nonostante la delocalizzazione verso mercati lavorativi più accessibili? Questa è una domanda in fondo secondaria, la domanda ricorrente è un’altra: perché è, ripeto a gran voce, perché mai dobbiamo importare questo fenomeno e non pensare ad altro? Possibile che non si sia in grado di proporre festività o ricorrenze che diventino patrimonio di tutti gli italiani? Possibile che non siamo in grado di difendere quel minimo di originalità anche nei costumi commerciali? Risposte che purtroppo sembrano essere negative.

Bene, aspettiamoci allora a breve delle “sommosse”. Sommosse che se un tempo erano politiche e sognatrici domani avranno il suono cacofonico della corsa all’acquisto. Se un tempo bandiere di diversi colori e piazze diverse si fronteggiavano sancendo, di fatto, il principio divisionista del popolo italiano a breve il popolo italiano sarà realmente un popolo di uomini che sono lupi tra i lupi in corsa, famelici di nuove prede che i media gli hanno imposto di comprare. Se un tempo, il simbolo dell’Italia del boom era la gita fuoriporta, a breve il simbolo della ricchezza presunta sarà partecipare attivamente al Black Friday e poter esibire il proprio trofeo.

Non credo che nessuno di coloro che vi partecipino in America pensino a coloro che gli stanno accanto, in fondo la frenesia diventa fanatismo. Fanatismo individualistico, il mio vicino è il mio nemico. Arriveremo a ricordare come parte di un passato lontano schiere di giovani pronti ad azzuffarsi per simulare una guerra quali sono gli Ultras. Pochi ricorderanno e nessuno condannerà in modo fermo queste sommosse. Saranno funzionali. Saranno utili a tenere i molti lontano dai pochi che governano, i quali sempre potranno comprare quei beni tanto sognati. Magari comprati con i soldi dei rimborsi elettorali.

In fondo chi ci penserà tra costoro, saranno di corsa e pronti alla lotta per l’acquisto. E’ un peccato che stia per accadere questo e non per ragioni moralistiche. Dei sogni passati e della cultura che animò la nostra storia, sembra che si debba essere condannati a dimenticarsi. Pazienza vorrà dire che almeno noi, quando ciò avverrà, sapremo chi sostenere anche solo con i nostri articoli. Ebbene sì, in questo gigantesco e futuro gioco di ruolo simile a guardia e ladri noi saremo con le guardie vittime di questo gioco gigantesco, nel quale loro saranno i difensori di un sistema molto più grande di loro. Potremo essere gli unici che in questo domani non così lontano riusciremo a ricordarci come nacque questo processo e di come un giorno fummo persone autentiche, di come fummo veri italiani.

Dario Daniele Raffo

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