In questi giorni in cui il governo del PT in Brasile è sotto assedio e la sua esperienza politica sotto processo, risultano avere davvero buon senso le parole espresse da Bobo Craxi, che nella sua pagina personale su Facebook ha così dichiarato:

“Nel 1989 per la prima volta la sinistra brasiliana si riunì attorno alla candidatura di Lula. Lo sostennero anche i partiti aderenti all’Internazionale Socialista: il suo vice fu il compagno Leonel Brizola, governatore dello Stato di Rio, grande leader socialdemocratico. Fu Leonel che disse a Lula che sarebbe stato necessario un sostegno concreto dai partiti italiani amici del Sudamerica (Il PT aveva rotto con l’asse sovietico ormai in crisi). Fu così che a sostenere la prima campagna di Lula in Italia furono Craxi e Andreotti (sic!). Leonel e Lula andarono assieme in via del Corso. Solo nel 2003 al terzo tentativo egli vinse le elezioni. Mi trovo a Brasilia, alla posse per Lula, e nel salone del giuramento incontro il vecchio amico Gilberto Gil futuro ministro della cultura, il vecchio sindacalista democristiano che mi accompagna, grande amico di Lula, mi presenta al Presidente, egli mi dà un grande abbraccio sotto gli occhi esterrefatti di Cofferati e Giovanni Berlinguer, i “lulisti” ufficiali in patria…

OGGI

La parabola del PT al governo, fra luci e ombre, dopo dodici anni è inevitabilmente arrivata al capolinea, ma un conto sono le sconfitte politiche democratiche ed un altro sono le rotture democratiche con l’utilizzo terroristico dell’azione giudiziaria (de te fabula narratur…). Per questo difendo l’esperienza politica del compagno Lula”.

Non serve una grande intelligenza per capire come, colpendo giudiziariamente Lula, si miri in realtà ad abbattere la sua erede politica Dilma Rousseff. La posta in gioco è molto alta: scalzare la sinistra socialista brasiliana, che ha reso il paese indipendente dall’influenza nordamericana e fra le principali potenze emergenti mondiali, membro dei BRICS, e ricondurlo all’interno del cosiddetto “cortile di casa” di Washington. È un’operazione che sta coinvolgendo anche altri paesi come il Venezuela, la Bolivia, l’Ecuador, e che ha già trionfato in Paraguay, in Honduras ed in Argentina. Il Brasile è il motore del grande processo di cambiamento e d’integrazione dell’area latinoamericana: preso quello, Washington avrà preso praticamente tutto.

A Lula sono tante le cose che non si perdonano: aver detto a livello mondiale che la crisi finanziaria del 2008 era stata “provocata da uomini biondi che vivono nel nord del mondo”, aver sostenuto i suoi alleati progressisti nel resto della Patria Grande, aver sottratto le ingenti risorse petrolifere brasiliane al controllo delle eredi delle “Sette Sorelle” (la storia di Mattei, e soprattutto la sua fine, dovrebbero da questo punto di vista insegnarci molto), essersi avvicinato alla Russia e alla Cina stringendo con loro un fortissimo sodalizio.

Dilma ha continuato sulla sua stessa strada, ed infatti già in occasione dei Mondiali di Calcio si cercò di delegittimarla e di detronizzarla attribuendole le peggiori nefandezze. Mai s’era vista la stampa occidentale ed internazionale così solerte nel fare le pulci ad un capo di Stato, a meno che non si trattasse del Gheddafi o dell’Assad di turno che doveva essere schiacciato ed eliminato manu militari: ed allora i media svolgevano il loro tipico e regolare compito di propaganda di guerra.

Quella attuata contro il Brasile progressista e socialista è stata un’autentica guerra politica e mediatica, ed oggi anche giudiziaria, che s’è avvalsa a piene mani delle “quinte colonne” interne. Una storia che ricorda molto da vicino quella vissuta dalla Prima Repubblica in Italia, quando con l’operazione Tangentopoli-Mani Pulite teleguidata dall’esterno le quinte colonne italiane presenti nella politica e nella magistratura liquidarono spietatamente Bettino Craxi, il PSI ed il Pentapartito.

A Craxi non si perdonava il fatto di non essersi fatto gli affari propri in tante occasioni, da Sigonella ai bombardamenti su Tripoli e Bengasi, dalla Tunisia alla Somalia. Era un leader da neutralizzare, anche perché si temeva che i suoi futuri progetti politici, una volta caduto il Muro, portassero l’Italia a diventare un paese non allineato, sempre meno prono alle volontà d’oltre Oceano. E così, esattamente come Mattei trent’anni prima, venne “neutralizzato” e “liquidato”, non con una bomba in un aereo ma con una campagna giudiziaria che aveva oltretutto il vantaggio di denigrarlo agli occhi di tutto il popolo italiano, infamando per giunta ai suoi occhi gli ideali socialisti, gli unici in pratica che potessero traghettare realmente l’Italia verso una maggiore sovranità.

Dunque non ci deve sorprendere quanto sta avvenendo oggi in Brasile, giacchè il trucco è scoperto e in Italia è già stato praticato. Difendere l’esperienza di Bettino Craxi e quella di Lula e Rousseff è dovere di ogni vero socialista.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.