Sta già facendo discutere l’esecutivo con cui il nuovo Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, s’è presentato al suo popolo: solo due sono le donne, mentre spiccano ben sette militari. Mai se n’erano visti così tanti dai tempi della dittatura militare, di cui peraltro il nuovo Presidente aveva spesso difeso la memoria, ancora durante la campagna elettorale. Nello staff, poi, non vi è nessun afrobrasiliano, mentre campeggia il noto giudice anticorruzione Sergio Moro, colui che con le sue inchieste ha provocato la caduta del PT mettendo fuori gioco Lula e la Rousseff.

Il Ministero del Lavoro è stato abolito e le sue competenze sono state ripartite fra altri dicasteri, mentre quello alla Famiglia, la Donna e i Diritti Umani è stato dato ad una pastora evangelica, Damares Alvez, accesa antiabortista e sostenitrice di una visione ultraconservatrice della famiglia, nota per aver detto che l’unico compito della donna è d’essere madre. L’altra donna, Tereza Cristina, già coordinatrice della potente lobby parlamentare dei produttori agrari, ha invece ricevuto la guida dell’importante Ministero dell’Agricoltura. Agli Esteri, invece, è andato Ernesto Araujo, acceso sostenitore di Trump e della teoria del “complotto marxista” dietro il riscaldamento globale, noto per aver diretto il Dipartimento per le relazioni con gli Stati Uniti, il Canada e i rapporti interamericani.

Fra i militari che accompagneranno Bolsonaro nella sua nuova avventura al potere, spicca il vice Hamilton Mourao, che ha studiato nella stessa accademia militare di Agulha Negras dove s’è formato il nuovo Presidente. Sempre da questa accademia provengono anche il Ministro per la Sicurezza Nazionale, Augusto Heleno, ed il Segretario del Governo, Carlos Alberto dos Santos Cruz, oltre al Controllore dei Conti Wagner Rosario e al Ministro delle Infrastrutture Tarcisio Gomez. Altri militari sono il Ministro della Difesa, Fernando Azevedo, quello per la Scienza e la Tecnologia, Marcos Pontes, ed il Ministro delle Miniere, Albuquerque Junior. Anche il Ministro dell’Istruzione, Ricardo Vélez Rodriguéz, proviene dalla nutrita fila dei militari.

A Sergio Moro, il magistrato ed uomo simbolo dell’inchiesta “Lava Jato”, è invece toccato il superministero della Giustizia e dell’Interno, una bella ricompensa per aver provocato per via giudiziaria l’estromissione dal potere di Dilma Rousseff e del PT, oltre che ad aver bloccato qualsiasi possibilità di ricandidatura di Luiz Inacio Lula da Silva. Il Ministero dell’Economia, invece, è stato assegnato all’ultraliberista Paolo Guedes, che s’è formato all’Università di Chicago andando a comporre il gruppo dei “Chicago’s Boys” della scuola di Milton Friedman, alle cui teorie s’ispirò anche Pinochet per la sua politica economica poi ripresa anche da Margaret Thatcher e Ronald Reagan dopo che il Cile aveva svolto la funzione di “laboratorio” e “banco prova”.

“Abbiamo creato la nostra equipe con una forma tecnica, senza l’inclinazione politica che ha trasformato lo Stato in inefficiente e corrotto. Realizzeremo riforme strutturali che saranno essenziali per la salute economica e la sostenibilità dei conti pubblici. Dobbiamo creare un circolo virtuoso e aprire i nostri mercati al commercio internazionale”, ha esordito il nuovo Presidente, facendo ben capire che arriveranno massicce privatizzazioni volte ad attirare investimenti e capitali dall’estero, con la contropartita però di consegnare ai nuovi acquirenti beni e ricchezze di valore strategico per il paese, sottraendoli pertanto al controllo della collettività.

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