Un sondaggio recentemente diramato ha dato Jair Bolsonaro al 59%, contro il 41% dello sfidante del PT, Fernando Haddad. Subito però in molti hanno manifestato perplessità sull’attendibilità di questo sondaggio, dal momento che il candidato della destra brasiliana si trova proprio in queste ore al centro di una serie di gravi polemiche, riguardanti un sapiente ed al tempo stesso subdolo uso delle cosiddette “fake news”.

Il sondaggio stesso, del resto, è stato diffuso da Datafolha, un organismo notoriamente accostato proprio alle forze di destra come l’emittente Globo ed altri organismi mediatici del paese. Ha quindi tutta l’aria, agli occhi di molti osservatori, d’essere più che altro un espediente di marketing con cui influenzare l’elettorato in prossimità del ballottaggio di fine ottobre.

Il funzionamento di questa strategia, a quanto pare, sarebbe stato dimostrato proprio dal fatto che numerosi elettori, negli ultimi giorni, avrebbero dichiarato più invotabile Haddad rispetto a Bolsonaro. Ma proprio a questo punto è scoppiato lo scandalo che ha incastrato il candidato della destra, dimostrando le tattiche di vero e proprio inquinamento elettorale e politico messo in atto dai suoi sostenitori.

Risulta infatti che Bolsonaro abbia concordato con una serie d’aziende di comunicazione il lancio di “fake news” su WhatsApp, la popolare app di messaggistica istantanea in uso in praticamente tutti gli smartphone, e addirittura il giornale Folha di San Paolo ha denunciato che tali messaggi ammonterebbero a milioni, per un valore milionario. Ciò viola la legge brasiliana, che vieta il finanziamento delle campagne elettorali da parte di aziende private.

Per tale motivazione, il PT non ha tardato nel chiedere che sia dichiarata l’ineleggibilità di Bolsonaro, con una dichiarazione rivolta espressamente al Tribunale Supremo Elettorale. Se ciò venisse accolto, Bolsonaro risulterebbe innanzitutto ineleggibile per non meno di otto anni, oltre a dover rispondere successivamente anche per altri reati, dal momento che i messaggi diffusi su WhatsApp hanno contenuti menzogneri verso Haddad e il suo partito.

Anche la semplice apertura di un’inchiesta su tale episodio, in caso d’elezione di Bolsonaro, potrebbe comunque compromettere la sua permanenza alla presidenza del Brasile, aprendo per il paese una nuova stagione d’instabilità politica. Si tratta quindi di un argomento delicato, su cui i magistrati brasiliani rifletteranno in modo accurato, fermo restando comunque la loro sostanziale simpatia per le destre del paese, aiutate direttamente ed indirettamente dalla loro azione giudiziaria nei confronti di Lula e della Rousseff. Pure per tale ragione, in sostanza, fra gli uomini del PT non c’è molta fiducia nell’azione della magistratura brasiliana.

Del resto, il fronte di chi s’oppone a Bolsonaro anche politicamente continua ad infittirsi, il che presuppone, in caso di una sua elezione, la riapertura di una nuova stagione di lotte feroci contro il suo governo. Gli ambientalisti dentro e fuori il Brasile, per esempio, denunciano la sua correlazione con gli interessi di coloro che puntano allo sfruttamento intensivo dell’Amazzonia, mentre nel paese in molti cominciano a puntare l’indice verso nuovi soprusi che militanti della destra e sostenitori di Bolsonaro starebbero compiendo contro gli elettori di Haddad: per esempio, è di queste ore la scioccante notizia che nello Stato del Minas Gerais una coppia avrebbe legato ad un albero una donna incinta per poi strapparle via il feto dopo averla sventrata. Veri e propri atti di barbarie che abbiamo visto compiere anche altrove, dal Nicaragua al Venezuela, sempre da parte delle medesime destre sul libro paga di Washington, e che inaugurano anche per il Brasile una stagione a dir poco sanguinaria.

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