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Michel Temer insieme al suo ex collaboratore Bruno Julio.

Dopo la sanguinaria rivolta del primo gennaio nel penitenziario di Manaus in cui hanno perso la vita 56 detenuti, nel giorno dell’Epifania altri 33 morti sono stati ritrovati nel carcere “Agricola de Monte Cristo” di Boa Vista, città situata nel nord del Brasile e capitale dello Stato Roraima.

Secondo quanto riporta il periodico brasiliano “O Globo”, la sommossa sarebbe scoppiata per una vendetta tra gang rivali, in particolar modo tra “Primeiro Comando Capital” di San Paolo, e il “Comando Vermelho” di Rio de Janeiro. Lo scenario a cui hanno assistito le autorità locali è stato raccapricciante: la maggioranza delle 33 vittime sono state decapitate con il corpo smembrato da cui hanno strappato il cuore. Pratiche disumane e aberranti!

Nei soli primi giorni del 2017 hanno perso la vita ben 93 detenuti nelle carceri brasiliane. Nel mezzo di questa insopportabile crisi carceraria in cui versa il paese sudamericano, il Presidente Michel Temer ha annunciato nuove misure di contrasto alla violenza all’interno del sistema penitenziario puntando sulla rieducazione dei detenuti, e sulla costruzione di nuovi presidi.

E mentre il Ministero dell’interno avverte su nuovi focolai di rivolte in altri cinque penitenziari, arrivano le dimissioni di Bruno Julio, Segretario del movimento giovanile filo-governativo “Secretaria de Juventude”, che all’indomani della strage nella prigione di Manaus aveva auspicato “un massacro a settimana” dispiaciuto per i “pochi morti”.

Julio era stato nominato Segretario nel mese di giugno dallo stesso Temer che, stando alle informazioni de “O Globo”, avrebbe chiesto e ottenuto le sue dimissioni irrevocabili.

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