Il Tribunale Supremo Federale (TSF) del Brasile ha respinto oggi la richiesta di “habeas corpus” presentata dall’ex presidente Ignacio Lula da Silva, che a questo punto potrà quindi essere incarcerato per scontare la pena detentiva di 12 anni comminatagli per corruzione e riciclaggio nel quadro della “Mani Pulite brasiliana”. La decisione dei giudici è passata con una maggioranza risicata, 6 contro 5.

Formalmente è stato il parere del Presidente del TSF, Carmen Lucia, l’ultima a votare, a segnare la sconfitta del provvedimento cautelare richiesto da Lula, anche se è stato il voto negativo di un’altra magistrata, Rosa Weber, a far capire come la lunga udienza, durata oltre dieci ore, si concludesse veramente a sfavore dell’ex presidente brasiliano.

Feroce la reazione di Lula, che ha prontamente dichiarato come tale decisione del TSF faccia parte dello stesso piano golpista portato avanti anche nei confronti di Dilma Rousseff. “Non avrebbero fatto un golpe per poi lasciarmi essere candidato”, ha detto ai suoi collaboratori.

Una nota trasmessa dal suo partito, il PT, descrive la decisione assunta dal TSF come “una giornata tragica per la democrazia e per il Brasile”, perché “la nostra Costituzione è stata violata” dall’Alta Corte, “inginocchiata” davanti a pressioni “orchestrate in modo scandaloso da Globo”, il principale gruppo mediatico del paese, noto per la sua avversione verso Lula e Rousseff quando erano costoro a guidare il Brasile.

Nel paese, intanto, monta la rabbia dei sostenitori di Lula, pronti a nuove manifestazioni e anche a gesti eclatanti contro lo strisciante golpe mediatico e giudiziario perpetrato ai danni del PT. L’attuale presidente, definito “golpista”, Michel Temer, a sua volta sembra traballare sempre di più, pressato anch’esso da continui guai giudiziari. Il rischio che il paese ripiombi nell’ingovernabilità e nel caos dei primi Anni ’90 sembra, in questo momento, farsi sempre più probabile.

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