Theresa May, articolo 50 brexit

È stata inviata oggi alle 13 dal premier britannico, Theresa May, la lettera con la richiesta ufficiale di applicare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che regola la richiesta di uscita di un paese membro dall’Unione Europea.

Il leader dei Tories ha commentato la formalizzazione della Brexit ai media: “È una giornata storica, i giorni migliori per l’UK saranno dopo la Brexit”. Mentre ha ribadito alla Camera dei Comuni che la scelta è stata fatta “secondo la volontà del popolo”.

La missiva è stata recapitata nelle mani del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, dall’ambasciatore del Regno Unito, Tim Barrow: “Non è un giorno felice” avrebbe commentato Tusk alla consegna della lettera.

Lettera del premier britannico Theresa May a Donald Tusk, articolo 50 Lisbona

Come si può leggere dal documento i toni della lettera del Regno Unito sono concilianti nei confronti dell’Unione Europea. Significativo è uno dei passaggi dell’elaborato scritto dalla May, nel quale si tiene a sottolineare che il Regno Unito sta uscendo dall’Unione Europea e non dall’Europa.

Principio che oltre ad essere ribadito indirettamente in altre parti del discorso, sembra essere la colonna portante del discorso che la May ha rivolto a Tusk. Nella lettera viene rivolta una certa attenzione ad alcuni temi che senza una serena e pacifica collaborazione tra UE e UK resterebbero irrisolti o addirittura potrebbero aprire a delle serie frizioni tra le parti. È un chiaro invito alla partnership trasparente e sincera con l’Europa.

Tuttavia dall’altra parte sembra essersi alzato un muro, un atteggiamento fortemente ideologico e poco realistico che da sempre spinge questa Unione. In nove mesi di trattati infatti sono state scarse le concessioni fatte a Londra dai negoziatori di Bruxelles, che hanno richiesto al Regno Unito una “buonuscita” di ben 60 miliardi di euro, richiesta non ha nessun fondamento giuridico né politico.

“Non c’è ragione di pensare che oggi sia un giorno felice, la prima priorità sarà quella di minimizzare le incertezze provocate dalla decisione del Regno Unito per i nostri cittadini, le imprese e gli Stati membri”. “Cosa posso aggiungere? Ci manchi già…”. “Io e la Commissione abbiamo il forte mandato per proteggere gli interessi dei 27. Non c’è niente da vincere nel processo (del negoziato per l’uscita del Regno Unito dalla Ue, ndr) e parlo per entrambe le parti. In essenza si tratta di un limitare i danni. Il nostro obiettivo è chiaro: minimizzare i costi per i cittadini, le imprese e gli stati membri della Ue. Faremo tutto quanto in nostro potere ed abbiamo tutti gli strumenti per raggiunger questo obiettivo”, non proprio simpatica né conciliatoria la risposta di Tusk. Ma l’Europa ci ha abituato a questi atteggiamenti.

Più diplomatica la risposta dei 27: “Ci dispiace che la Gran Bretagna lascerà l’Unione europea, ma siamo pronti per il processo che ora dovremo seguire”. E poi:  “Per l’Unione europea, il primo passo sarà ora l’adozione da parte del Consiglio europeo delle linee guida per i negoziati” che “fisseranno le posizioni complessive e i principi alla luce di cui l’unione, rappresentata dalla Commissione europea, negozierà con la Gran Bretagna”.

Restando le cose così l’Europa rischia di bandire dal proprio giro di affari anche il Regno Unito, dopo le sanzioni alla Federazione Russa. Essendoci l’intenzione da parte dei paesi membri (la Germania) di escludere Londra anche dal mercato comune europeo, l’UE con una crescita media di poco sopra il 2% del PIL si chiude ancora di più in se stessa, e stavolta non c’entrano le guerre o la democrazia. Parliamo di pura e semplice ripicca. Lo sgarro compiuto da Londra nei confronti dell’immagine dell’UE è stato un colpo troppo duro da digerire per Berlino e i suoi satelliti, che difficilmente sarà perdonato.

Il premier britannico Theresa May ha dichiarato a tal proposito che “L’Ue ci ha detto che non possiamo scegliere”, dove per scelta si intende la possibilità di Londra di non abbandonare completamente il mercato europeo. Ma è anche convinta che “oggi è un momento storico” e “non si torna indietro” perché “ho scelto di credere nella Gran Bretagna” e i suoi cittadini che “hanno votato per riprendersi i propri confini e la propria sovranità” ripete orgogliosa e con un po’ di retorica la May davanti al Parlamento inglese.

Intanto viene ribadito il rifiuto da parte del premier britannico di concedere alla Scozia delle trattative sull’indipendenza di Edimburgo, nonostante le proteste di Nicola Sturgeon: “Lo scorso giugno due paesi del Regno Unito hanno votato per la Brexit e due contro, non siamo un ‘Regno Unito’ sull’Europa”. Ma la May liquida la questione così: “Non è il momento per un nuovo referendum”.

Nelle ore serali è arrivato anche il commento del Presidente della Commissione Europea, Juncker: “L’Europa è il posto migliore al mondo dove vivere, i britnnici si pentiranno”.

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