BRICS

Il vertice annuale dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) quest’anno si svolgerà a Johannesburg, la città più popolosa dello Stato africano, dal 25 al 27 luglio 2018 ed è particolarmente atteso non solo per la cifra tonda raggiunta (è il decimo summit) ma soprattutto per le prospettive di sviluppo e di crescita dell’organizzazione che saranno materia di discussione durante i lavori.

Innanzitutto l’incontro si svolgerà all’indomani dei controversi, per usare un eufemismo, vertici del G7 in Canada e della NATO a Bruxelles, durante i quali gli Stati Uniti hanno manifestato chiari segnali di insofferenza nei confronti dei loro “partner occidentali”, in particolare della Germania.

Divergenze che riguardano non solo questioni economiche e commerciali, sfociate, al grido di America First, in una vera e propria dichiarazione di guerra commerciale di Donald Trump al resto del mondo, fatta di dazi, nuove tariffe e protezionismo, ma anche aspetti legati alla sicurezza internazionale ed alla postura da assumere nei confronti dei “Paesi nemici”, Russia, Cina e Iran su tutti.

È in questo contesto, mentre l’ordine del vecchio mondo appare sgretolarsi o quanto meno incrinarsi irrimediabilmente, che i leader dei Paesi BRICS si incontreranno faccia a faccia per discutere di questioni ben più rilevanti di quelle all’ordine del giorno, incentrato su energia e criteri di cambio tra rispettive valute nazionali.

La vera sfida del summit sarà quella di intercettare e gestire il ruolo di guida nella transizione verso un mondo multipolare, con la Russia, Paese ospitante del vertice BRICS nel 2020, che potrebbe assumerne il coordinamento, forte della sua capacità di proiettare influenza geopolitica a livello mondiale.

In questi dieci anni i BRICS, i quali costituiscono un quarto del PIL mondiale e più del 40% della popolazione dell’intero pianeta, hanno costruito una rete permanente di contatti in ogni campo tra i cinque Stati partecipanti ed i risultati più soddisfacenti sono stati raggiunti in termini di integrazione economica, declinata attraverso l’istituzione di legami commerciali permanenti a tutti i livelli e in diversi settori di attività.

Ma per proseguire efficacemente su questa strada ed attuare le numerose proposte che aiuterebbero l’associazione ad incrementare la sua influenza geopolitica e geoeconomica planetaria ed assumere il posto di comando nella governance globale, è necessario operare una svolta, fare il salto di qualità.

Non a caso il motto del prossimo summit è: “BRICS in Africa: collaborazione per la crescita inclusiva e la prosperità condivisa nella quarta rivoluzione industriale“. A Johannesburg sono stati infatti invitati, nell’ambito del formato BRICS plus, oltre al segretario delle Nazioni Unite Antonio Gutierrez ed a rappresentanti di Argentina, Indonesia, Giamaica e Turchia, anche quelli di ben nove Stati africani, tra cui l’Egitto e la direzione della Commissione dell’Unione Africana.

Le questioni oggetto di discussione, dall’attuazione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 agli accordi sui cambiamenti climatici, passando per la lotta al terrorismo internazionale ed alle sfide dettate dalle nuove ondate di protezionismo, sono di primaria importanza per il Continente Nero, in bilico tra nuove e  più sofisticate forme di colonialismo, delle quali si sta rendendo protagonista una dinamica Francia, tra i principali artefici della distruzione della Libia nel 2011 e desiderosa di stringere il controllo militare sui Paesi del Sahel, tutte ex dominazioni francesi, da dove partono i flussi migratori verso l’Europa (per arginare il problema o controllare le risorse di quei Paesi?) e prospettive di sviluppo e crescita condivisi offerti dalla Cina, la quale ha tanto investito e continua a farlo, nel progetto Nuova Via della Seta, della quale l’Africa, in particolare il settore che si affaccia sull’Oceano Indiano, rappresenta uno snodo cruciale.

L’Africa, vera e propria di terra di mezzo, bramata dagli Stati occidentali, desiderosi di cristallizzare gli attuali rapporti di forza internazionali e contenere l’avanzata di chiunque si opponga allo status quo, potrebbe risultare decisiva nello spostare gli equilibri mondiali a favore delle nuove forze emergenti ed è su questo terreno che si gioca una partita dagli esiti decisivi, che misurerà l’effettiva influenza dei BRICS nello scenario internazionale.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.