Il principale deterrente all’uso delle armi nucleari durante la guerra fredda fu il timore di una proporzionata ed immediata reazione della parte avversaria, che avrebbe avuto come conseguenza il reciproco annientamento in un lasso di tempo brevissimo: era il principio della mutua distruzione assicurata su cui, per quanto possa apparire folle, si fondò il mantenimento della “pace”, tesa ma duratura, tra il blocco occidentale e quello sovietico.

Perché il deterrente fosse efficace era necessario però che nessuna delle due parti fosse in condizioni di inferiorità, in termini di capacità distruttiva, rispetto all’altra. Ciò alimentò un’avida corsa agli armamenti nucleari che portò negli arsenali delle due superpotenze abbastanza testate da distruggere più volte l’intero pianeta, mentre di nuove e sempre più potenti venivano progettate, sperimentate e costruite.

Nel 1967 gli Stati Uniti disponevano di 32 mila ordigni nucleari di ogni tipo e le sole bombe B–61 furono prodotte in serie quasi con una tiratura da industria automobilistica. Nonostante il trattato di non-proliferazione (TNP) siglato nel 1968 si stima che nell’86 vi fossero ancora ben 40 mila armi nucleari operative in tutto il mondo. Non solo; queste armi non venivano prodotte e stoccate in enormi, inaccessibili e sorvegliatissimi arsenali, ma si spostavano in continuazione. Secondo la politica di nuclear sharing adottata dalla NATO, queste venivano distribuite ai paesi membri come Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia mentre l’operazione “Chrome Dome” prevedeva da 12 a 24 bombardieri nucleari sempre in volo che compivano regolarmente il giro del mondo.

Dal canto suo l’Unione Sovietica aveva trasportato a Cuba 140 testate nei primi anni ’60 (Crisi dei missili di Cuba) ed un numero imprecisato di ordigni era costantemente imbarcato su sottomarini nucleari a spasso per gli oceani in modo che il nemico sapesse che poteva essere colpito in qualunque momento.

In questo continuo viavai, solo dalla parte americana tra il 1950 ed il 1968 almeno 1250 armi nucleari furono coinvolte in circa 700 incidenti di varia entità. Di queste 41 si trovavano a bordo di aeromobili caduti e 24 furono per diversi motivi sganciate accidentalmente da un aereo o lanciate da una nave. Gli incidenti più gravi, che potevano comportare la detonazione accidentale, la distruzione o la perdita di un ordigno erano classificati con il codice Broken Arrow (freccia spezzata).

Tra gli anni ’50 ed ’80 si verificarono una trentina di incidenti Broken Arrow, la maggior parte dei quali si era concluso con la distruzione della bomba o il recupero del materiale nucleare. Ma i rigidi protocolli del Dipartimento della Difesa tentavano di prevedere e codificare ogni tipo di inconveniente possibile compresa l’eventualità, definita in codice Empty Quiver, che l’arma atomica potesse essere rubata o semplicemente “smarrita”. Casi di smarrimento si sono realmente verificati e ad oggi sono noti almeno sette ordigni americani persi e mai più recuperati.

Uno dei più celebri broken arrow fu l’incidente avvenuto nel 1966 a Palomares, in Spagna, un villaggio andaluso di pescatori e contadini sulla costa del Mediterraneo. Un Boeing B–52 “Stratofortress” dello Strategic Air Command, con quattro bombe termonucleari tipo Mk28 a bordo, entrò in collisione con l’aereo cisterna che doveva rifornirlo prima di attraversare l’Atlantico per tornare negli Stati Uniti; il tanker esplose in volo facendo a pezzi il bombardiere. Solo 4 persone dell’equipaggio di quest’ultimo riuscirono a salvarsi lanciandosi.

Le bombe termonucleari, ciascuna abbastanza potente da radere al suolo una metropoli, furono sparpagliate nella zona intorno al villaggio. Due di esse aprirono il paracadute, una atterrò nel letto di un torrente asciutto e fu ritrovata relativamente intatta, l’altra finì in mare. Le altre due impattarono nei campi, le cariche esplosive detonarono lasciando esposto il nucleo e spargendo plutonio in aerosol su una superficie di 260 ettari. Per buona sorte non ci furono vittime a terra, ma la situazione era davvero grave.

Fu immediatamente inviato sul posto il “16th Nuclear Disaster Team”, una squadra composta da militari, tecnici e scienziati. In realtà, però, non esisteva nessun “16th Nuclear Disaster Team”, come non ne era mai esistito un “15th” o “14th”: la denominazione fu inventata sul momento per tranquillizzare il presidente Johnson, lasciando intendere che esistesse una struttura di pronto impiego preparata a fronteggiare questo tipo di “pasticci”.

La verità è che il problema non era mai stato seriamente affrontato fino ad allora. Il gruppo era improvvisato, composto di persone senza nessuna esperienza di decontaminazione, si brancolava nel buio. Le operazioni durarono tre mesi, durante i quali furono rimosse 1400 tonnellate di terreno e vegetazione contaminati, sigillate in 4810 barili e spedite all’impianto di Savannah River in South Carolina (USA) per lo smaltimento.

Contemporaneamente la US Navy, con uno spiegamento di ben 38 navi, si occupava della ricerca in mare della bomba dispersa: la posizione ufficiale del Pentagono era: “non sappiamo di nessuna bomba dispersa”, finché dopo quattro mesi di ricerca l’ordigno fu ritrovato integro sul fondo del mare a 765 metri di profondità e ripescato con l’ausilio del sottomarino a comando remoto CURV–III.

Come detto di incidenti Broken Arrow se ne contano diversi, e non furono un’esclusiva dei bombardieri strategici: il 5 dicembre 1965, a bordo della portaerei USS Ticonderoga in navigazione a 80 miglia da Okinawa, un aereo Douglas A-4 “Skyhawk” che si trovava nell’hangar della nave veniva caricato sull’ascensore che l’avrebbe portato al ponte di volo. L’aereo però non era stato frenato e scivolò in mare inabissandosi con il pilota ed un missile nucleare, che non furono mai ritrovati.

Nel 1968, il sottomarino USS Scorpion si inabissò per motivi non chiari 400 miglia sud-est delle Azzorre trascinando sul fondo, oltre all’intero equipaggio, due armi nucleari di natura imprecisata che, verosimilmente, si trovano ancora lì. Poco dopo il suo affondamento la Marina assemblò una commissione di inchiesta per indagare sull’incidente e per pubblicare un rapporto sulle possibili cause dell’affondamento. La commissione era presieduta dal VADM Bernard Austin. Le conclusioni della tavola rotonda furono fortemente riservate. All’epoca la Marina citava spesso una porzione del rapporto del 1968 la quale diceva che nessuno avrebbe mai potuto determinare la causa della perdita “in modo conclusivo”.

Un evento meno grave di un Broken Arrow, definito Bent Spear (lancia piegata), si è verificato solo pochi anni fa, nel 2007 il 29-30 agosto quando sei missili da crociera AGM-129 ACM, ciascuno con una testata nucleare W80 sono stati trasportati da un B-52, senza autorizzazione, tra le basi di Minot e Barksdale.

A causa di gravi violazioni nei protocolli di sicurezza 6 testate nucleari di elevata potenza hanno così volato all’insaputa dei comandi militari. Si tratta di un evento meno grave, ma che avrebbe potuto teoricamente dare origine a un nuovo Broken Arrow e che dimostra quanto sia difficile gestire un arsenale nucleare grande quanto quello americano.

Fabrizio Conti

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