L’integralismo del “politicamente corretto” a tutti i costi, colpisce ancora. Il giudice bavarese che ordinò la rimozione di un crocifisso dall’aula durante il processo a carico di un migrante afgano, è stato travolto da un’ondata di polemiche sui social tedeschi. E come se non bastasse, l’imputato ha anche dichiarato candidamente quanto poco gli importasse l’essere processato sotto la croce.

Klaus-Juergen Schmid, questo il nome del giudice della piccola città bavarese di Miesbach (nella quale fu ambientato uno degli episodi più celebri della serie “L’ispettore Derrick”), adeguandosi all’andazzo buonista imperante in Europa, decise senza che gli fosse pervenuta alcuna richiesta, di far togliere il crocifisso dall’aula durante il processo a carico di un 21enne richiedente asilo afghano accusato di aver rivolto minacce di morte a un altro afghano convertito al cristianesimo.

La notizia, riportata solo la settimana scorsa, sta facendo molto rumore e Schmid ha iniziato a ricevere email cariche di rabbia da centinaia di lettori che lo accusano di aver rimosso arbitrariamente un simbolo della “sovranità culturale e religiosa” della Germania.

“Non posso crederci. Il giudice ha capito che vive in un paese cristiano? O mi sono perso qualcosa?”, ha scritto un utente su Facebook.

Il giudice ha cercato di auto-assolversi con giustificazioni a dir poco traballanti. Prima ha evidenziato l’assenza di una legge che richiede un crocifisso in aula, poi ha spiegato che voleva mostrare all’uomo afgano che la sua decisione non fosse una ritorsione o un segno di conflitto tra cristiani e musulmani.

“Non ritenevo giusto condannarlo sotto la croce, questo era il problema”, ha detto Schmid, come riporta Bayerischer Rundfunk.

Il giudice si è poi tolto la maschera, andando molto oltre, rievocando in qualche modo la battaglia per la “neutralità religiosa” condotta dall’Associazione dei giudici tedeschi (Deutsche Richterbund) e dell’Associazione dei giudici amministrativi (BDVR), secondo cui l’espressione di una fede non è appropriata in un’aula dove giudici e procuratori rappresentano lo Stato.

“Non credo sia giusto che i simboli religiosi siano appesi in aula”, ha sentenziato.

L’imputato afgano, in tutto ciò, ha detto che non gli dispiaceva essere processato sotto il crocifisso. “Non mi interessa se c’è una croce appesa in aula”, ha detto al quotidiano Bild, come citato da Rosenheim24.

L’uomo, che sostiene di essere fuggito dall’Afghanistan perché i talebani hanno minacciato suo padre, ha aggiunto: “Sono una persona normale, non sono un credente, ho amici cristiani”.

UN COMMENTO

  1. Nei luoghi pubblici non ci dovrebbero essere simboli religiosi, non importa di che religione, quindi la scusa dell’offesa a persone di altre religioni per me non regge, togliamoli perchè lo stato è laico.
    Alvaro

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