Elegante, sornione, raffinato, colto, ironico, originale, leggero e mai superficiale, ellenico, eclettico, ingegnere filosofo, sognatore dagli occhi di ghiaccio, malinconico, sarcastico. Partenopeo autentico, figlio di una città a cui lascia un’eredità importante. Luciano De Crescenzo se n’è andato, dopo una vita lunga e piena di giorni diversi, “perché quelli uguali non contano”.

E di giorni diversi, l’ingegnere nato il 18 agosto 1928 a Santa Lucia da genitori “antichi”, ne ha vissuti tantissimi. Dopo la laurea, fu assunto da IBM Italia come rappresentante commerciale. Vi rimase per diciotto anni raggiungendo la qualifica di direttore. Un’eternità per uno spirito libero come lui, rapito fin dalla tenerà età da un libro (“La leggenda aurea degli Dei e degli Eroi”), regalatogli dal padre.

Capace di mescolare Epicuro, Hegel, Platone e Nietzsche con la ricetta tradizionale del caffè napoletano, primo italiano a ricevere la cittadinanza onoraria di Atene, romanziere, regista, attore, presentatore e talentuoso fotografo.

Solare e lunare, apollineo e dionisiaco. Incarnazione della dualità di Napoli, “una città che vive alla luce del sole, in balia del traffico, dei mercati rionali e delle grida dei uagliuncielli che giocano a pallone” e al tempo stesso “un’altra città, più silenziosa, che si insinua tra le cavità sotterranee dove sopravvive una realtà contesa tra il mistico e il misterioso”.

Refrattario all’omologazione e al mito del progresso ad ogni costo, come la sua amata città, “l’unico luogo che riesce a mantenere intatta la propria identità”. “Una copia di Napoli, scrisse un giorno, non potrà mai esistere, per questo è l’ultima speranza che abbiamo”. E non potrà mai esistere un altro uguale a lui.

Dal ’77 al 2000 De Crescenzo ha pubblicato circa una trentina di libri, vendendo 18.000.000 copie nel mondo, di cui 7.000.000 in Italia.

Tra i suoi primi lavori, prevalentemente romanzi, ricordiamo: La Napoli di Bellavista. Sono figlio di persone antiche (1979), Zio Cardellino (1981), I dialoghi di Bellavista (1985), Croce e delizia (1993), Sembra ieri (1997) e La distrazione (2000).

Tra le opere che trattano di filosofia e mitologia: Storia della filosofia greca – I Presocratici (1983), Storia della filosofia greca – Da Socrate in poi (1986), Zeus. I miti dell’amore (1991), Storia della filosofia medievale (2002), Storia della filosofia moderna – da Niccolò Cusano a Galileo Galilei (2003), Storia della filosofia moderna – da Cartesio a Kant (2004), Il pressappoco (2007), Il caffè sospeso (2008).

È stato tradotto in 19 lingue e diffuso in 25 paesi. Nello stesso periodo è stato regista di quattro film, sceneggiatore di sette e attore in otto. Ha presentato cinque programmi televisivi e collaborato con varie testate giornalistiche.

Risale al 1980 il suo esordio come attore nel film di culto Il pap’occhio, diretto da Renzo Arbore. Nel 1982 debutta dietro la macchina da presa, portando sul grande schermo Così parlò Bellavista (1984), ricoprendo anche il ruolo del protagonista Prof. Bellavista. A seguire il meno fortunato  Il mistero di Bellavista (1988) e 32 dicembre (1988).

L’ultima fatica da regista è Croce e delizia (1995), dall’omonimo romanzo.

Uomo d’amore e uomo di libertà, fedele agli insegnamenti del “suo” prof. Gennaro Bellavista, starà sorridendo alla vista dei fiumi di inchiostro e di parole di chi, come noi, ha imparato fin dall’infanzia a considerarlo come uno di famiglia.

Uno zio saggio e canuto, capace di raccontare i miti più complessi con la stessa semplicità di una fiaba paesana. Una presenza rassicurante, di quelle che ti fanno sentire a casa anche quando si è a migliaia di chilometri di distanza da ciò che si ama e si conosce. Da sempre.

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