Non avrà la diffusione che meriterebbe, per contenuti politici e visione strategica, ma l’intervento del deputato del Movimento Cinque Stelle, Pino Cabras, sul memorandum fra Repubblica Italiana e Repubblica Popolare Cinese, è in assoluto il più sensato tra quelli ascoltati da almeno una settimana a questa parte. In un mondo politico italiano in cui si parla sempre più spesso per slogan o formule vetero-ideologiche ormai consunte, è piacevole apprendere l’esistenza di qualche piacevole eccezione.

Cabras ha evidenziato il ruolo e il peso di Chengdu, Chongqing, Shenzhen e decine di altre metropoli cinesi che “influenzano in modo diretto il lavoro di chi in Europa fa le leggi, programma le decisioni economiche e fa impresa, in qualsiasi settore”.

“Rimuovere questa realtà, ha aggiunto, significa far finta che non siano esistiti gli ultimi quarant’anni e che non esistano i prossimi quaranta. La Cina è un soggetto globale che non ammette rimozioni, né psicologiche, né politiche, né economiche. E negli ultimi sei di questi anni, la realtà cinese ha preso la forma della nuova Via della Seta, la Belt and Road Initiative”.

Il direttore editoriale di Megachip.info è poi entrato nei dettagli della “proposta” della Cina di Xi Jinping: una cooperazione internazionale molto flessibile, incentrata sull’aumento della connettività terrestre, marittima ed aerea in Asia, Europa, Africa e nel mondo intero. Fulcro di un nuovo multilateralismo di portata planetaria.

Pino Cabras ha poi sbriciolato il castello propagandistico d’argilla di chi vuol spacciare la Belt and Road Initiative per una specie di nuovo Piano Marshall con obiettivi politici contrapposti ai rivali geopolitici della Cina, sottolineando come non sia né un Piano Marshall né un piano di aiuti, essendo più multipolare che bipolare, con obiettivi dichiarati diversi, “più duttili, adattabili a centinaia di contesti diversi”.

 

 

Il deputato sardo ha invitato colleghi ed osservatori a focalizzarsi sull’espressione “win-win”, ossia “accordi vantaggiosi per tutti”, contenuta nei documenti del governo cinese sulle questioni internazionali. Una formula che è alla base del successo strepitoso dell’economia cinese, trainata anche da centinaia di accordi win-win.

“La Cina, ha proseguito Cabras, facendo emergere la doppiezza e la geometria variabile delle analisi di tanti presunti esperti, dichiara che non persegue la sottrazione ma l’addizione, non vuole i cambiamenti di campo geopolitico ma il mutuo rispetto della sovranità, non vuole imporre un modello di sviluppo ma adattarsi alle diversità, tanto nei paesi più poveri, quanto presso le potenze industriali. Ebbene, tutti i paesi del mondo sono andati a vedere le carte. Tutti hanno imposto adattamenti agli accordi. Tutti hanno fatto grandi affari. Se la Volkswagen vende in Cina più del doppio delle auto che vende in tutta Europa e se la Germania sta organizzando il traffico ferroviario in funzione della nuova Via della Seta, se la Francia e il Regno Unito hanno un interscambio con la Cina molte volte più voluminoso dell’Italia, allora gli allarmi contro l’Italia suonano come il lamento del concorrente pigliatutto. Non temono che Roma entri nell’orbita di Pechino. Temono che ci siano degli yüan fuori dalla loro orbita. Questo per noi si chiama interesse nazionale, continuità della politica estera. Dovrebbero ammetterlo tanti critici interni”.

Poi una stoccata al leader di Forza Italia: “Ho sentito Berlusconi e i suoi sostenitori paventare che l’Italia verrà venduta ai cinesi. Possiamo rassicurarlo. L’Italia non farà la fine del suo Milan”.

Agli esponenti del PD che nel memorandum d’intesa alla firma vedono l’Italia diventare un “protettorato della Repubblica Popolare Cinese”, il deputato pentastellato ha ricordato il summit del maggio 2016, quando l’allora ministro degli esteri Gentiloni auspicava una cooperazione con la Cina in diversi settori, inclusi quelli sensibilissimi come “aviazione e aerospazio” e l’intervista di Matteo Renzi alla TV cinese del 3 settembre 2016, nel corso della quale il premier diceva che “L’Italia vuole partecipare alla BRI”.

Nel forum ‘One Belt one Road’ del 14 maggio 2017, l’allora premier Gentiloni disse che primo obiettivo italiano era “far includere i nostri porti di Trieste e Genova come terminali della rotta marittima dalla Cina”. A tutti gli eventi sulla BRI partecipò il sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico del governo Gentiloni, che si era recato in Cina otto volte in undici mesi. “Immagino non fosse per turismo. Com’è che invece oggi al PD cambiano idea?”, si domanda ironicamente Cabras.

Il parlamentare del M5S ha poi toccato un altro “filo scoperto”, facendo notare a tutti il fatto che la Asian Infrastructure Investment Bank, promossa dai cinesi per finanziare la via della seta alle stesse condizioni della Banca Mondiale, abbia nel suo capitale la Germania come terzo azionista, con una partecipazione doppia rispetto a quella dell’Italia, quest’ultima inferiore a quelle di Francia e Regno Unito.

Poi un passaggio sulle telecomunicazioni e lo spauracchio possibile dominio del 5G cinese. Escluso, tra l’altro dal memorandum. Il direttore di megachip.info si rivolge così ai tecnocrati di Bruxelles: “Non vorrete mica un’Europa luddista! Se proprio c’è la volontà di avere un 5G tutto nostro, se non si vuole essere surclassati tecnologicamente dai cinesi, allora perché non viene predisposta una sorta di nuovo Piano Delors per il 5G e l’Intelligenza artificiale, investendo tante decine di miliardi e dimenticando l’austerity e tutte le assurde regole sul deficit? Bisogna decidere finalmente di investire con il pragmatismo che si usa in Estremo Oriente, e vedremo, noi tutti, che l’Italia sarà creativa come sempre”.

Il memorandum d’intesa, ha concluso l’onorevole Pino Cabras, sarà la risultante dei nostri interessi e della nostra sicurezza, sarà il frutto di una presenza all’altezza della nuova globalizzazione. Il presidente del Consiglio ha ricordato oggi ‘la mancanza di visione’ dell’Europa. Noi contribuiremo a una nuova visione”.

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