I media nazionali che vanno per la maggiore l’hanno ignorata ma quella emessa il 19 gennaio dal tribunale di Firenze, è una sentenza storica per i lavoratori. A darne notizia è l’Unione Sindacale di Base Lavoro Privato sul suo portale.

Il tribunale, oltre ad accogliere la richiesta dei lavoratori ricorrenti (quelli dell’Unicoop Firenze), consistente nel riconoscimento del pagamento della festività del 4 novembre, uniformandosi alla precedente sentenza che dava ragione a 110 lavoratori, ha accolto anche la tesi sostenuta dall’USB per il tramite dello studio legale Conte, Marini e Rafagni, ossia che il limite temporale di 5 anni per poter rivendicare arretrati retributivi prima della prescrizione, possa essere superato.

La tesi sostenuta dall’USB è che la norma che prevedeva la prescrizione dopo 5 anni non fosse più coerente con le attuali modifiche normative e le ridotte tutele che hanno oggi i lavoratori.

“La legislazione negli scorsi decenni, scrive l’Unione Sindacale di Base Lavoro Privato, era fondata su un elemento centrale, ossia che nel rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, il primo era il soggetto debole che andava tutelato. A corollario di questo principio il legislatore aveva prodotto una serie di norme e facilitato anche il ricorso alla magistratura. Basti pensare all’art. 18, prima delle manomissioni operate dalla Fornero e da Renzi, dal passare alla possibilità di presentare un ricorso alla magistratura senza pagare cifre importanti all’attuale obbligo di pagare le spese, dall’essere gravato, in tutto o in parte, dei costi nei casi la sentenza non fosse favorevole ecc. In pochi anni le norme introdotte dai vari governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno totalmente modificato queste tutele, tanto da mettere sullo stesso piano, il datore di lavoro e il lavoratore che, oggi, non solo è stato sostanzialmente privato delle possibilità di essere reintegrato in azienda in caso di licenziamento illegittimo, ma deve anche sostenere costi notevoli per affrontare una vertenza di lavoro”.

Il limite dei 5 anni per poter rivendicare arretrati e differenze retributive, è figlio del tempo in cui, giustamente, il lavoratore godeva di una legislazione di sostegno che muoveva dall’assunto che tra datore di lavoro e lavoratore fosse quest’ultimo il soggetto debole e bisognoso di tutele.

È evidente che oggi il lavoratore ha più difficoltà a contrapporsi al datore di lavoro vigendo un regime ricattatorio, celato dietro il paravento della flessibilità e della competitività.

Questo può determinare anche che il lavoratore possa richiedere delle somme di denaro, a titolo di arretrati, differenze retributive ecc, anche dopo che siano decorsi i 5 anni, come conseguenza del peggioramento delle leggi sul lavoro e del timore di subire ritorsioni nel caso di legittime rivendicazioni di differenze retributive.

“Questa sentenza, oltre al merito, segna un punto importante sui termini della prescrizione nelle cause da lavoro. Una sentenza pionieristica: il tribunale ha accolto la tesi dei nostri legali (Conte/Martini/Ranfagni), secondo la quale i crediti di lavoro non si prescrivono più durante il rapporto di lavoro, in quanto l’abbattimento delle tutele sopraggiunto negli ultimi anni con la legge Fornero prima e il Jobs Act poi, rendono il lavoratore psicologicamente timoroso nel fare causa”, dichiara Francesco Iacovone, dell’USB Lavoro Privato.

“La sentenza segna uno spartiacque, prosegue il rappresentante USB, dallo Statuto dei Lavoratori in avanti, i crediti dei lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti si prescrivevano nei 5 anni che decorrevano nel corso del rapporto di lavoro. Questo grazie alla tutela dell’articolo 18 che rendeva il lavoratore più forte davanti all’azienda, tanto da poter intentare una causa in costanza del rapporto di lavoro”.

Il tribunale di Firenze ha, in buona sostanza, riconosciuto che una norma prevista quando erano vigenti le reali tutele a favore dei lavoratori possa non essere più coerente con l’attuale sistema di precarietà e di mancanza di diritti, emettendo una sentenza di natura espansiva che apre nuove strade per i lavoratori dipendenti.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

UN COMMENTO

  1. Perche’ non leggo il numero della sentenza.. ho una causa di lavoro con l’ enasarco la sto vincendo in cassazione ma solo gli ultimi 5 anni…. grazie MARINELLI GIULIANO. [email protected]

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