calcio femminile

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Chissà se le atlete del calcio femminile conoscono questa celebre frase di Gandhi. Fatto sta che l’ascesa, ancora in corso, del pallone in rosa si sposa perfettamente con le parole del Mahatma. Dopo anni di alzate di spalle e commenti ironici, per le ragazze del calcio femminile è arrivato il momento della giusta rivincita.

I Mondiali 2019, in corso di svolgimento in Francia, rappresentano un punto di svolta importante per tutto il movimento: stadi pieni, come dimostrano i 46mila spettatori alla partita inaugurale tra Francia e Corea del Sud. Grandi numeri in televisione e l’interesse concreto dei principali sponsor (il giro d’affari della competizione transalpina sfiorerà i 100 milioni di euro, contro i 55 milioni di euro dell’edizione 2015 tenutasi in Canada) paiono davvero essere capaci di far compiere il salto di qualità tanto atteso.

Autore: Nicki Dugan Pogue Licenza: CC BY-SA 2.0

Le magiche gesta delle undici atlete azzurre, guidate da Milena Bertolini, che il pubblico sta ammirando con stupore, sono una sorpresa solo per chi negli ultimi anni non si è accorto della crescita costante del movimento. Certo, in Italia c’è ancora molta strada da fare rispetto ad altri Paesi dove il calcio femminile è ormai un fenomeno strutturato e non passeggero: Cina, Stati Uniti ed Europa del Nord, al riguardo, la fanno da padrone. Il numero delle giocatrici tesserate in Italia è ancora basso: circa 22mila contro le oltre 200mila della Germania. Ma l’Italia, sulle ali delle emozioni e dei gol di giocatrici come Sara Gama, Barbara Bonansea, Cristina Girelli e Daniela Sabatino, punta molto velocemente a entrare nel ristretto club delle migliori al mondo.

Ad aiutare le “Azzurre” nel loro impetuoso cammino di crescita c’è anche, di riflesso, il momento non facile conosciuto dalla nazionale maschile con la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, o l’eliminazione prima delle semifinali dei principali club nostrani dalle coppe europee, che hanno visto solo squadre inglesi contendersi le finali.

Una delle ragioni dell’aumento di seguito per il calcio femminile può essere dovuto a una diminuzione d’interesse da parte dei tifosi verso il mondo del calcio “tradizionale”, che avrebbe bisogno di rinnovamento e nuovi stimoli. Si vede come le grandi società storiche siano costrette a soffrire fino all’ultima giornata anche in campionato, per conquistare quegli obiettivi considerati minimi a inizio stagione. Invece, altre giovani realtà di provincia, riuscendo a tenere il passo con i tempi, iniziano a conquistare dei traguardi fino a pochi anni fa insperati.

Milena Bertolini
Fonte: Wikimedia Autore: AGENZIA REPORTER ZANARDELLI Licenza: CC BY-SA 4.0

Anche a livello di club femminili, la stagione appena passata è stata importante. Innanzitutto perché è stata la prima, in 52 edizioni, organizzata ufficialmente dalla Figc, con la neonata Divisione Calcio Femminile, e non più relegata a essere un’appendice della Lega Nazionale Dilettanti maschile. Lo scudetto è andato alla Juventus, che il 24 marzo ha superato nella sfida scudetto la Fiorentina, facendo registrare il record italiano di spettatori per un match di calcio femminile, settimo dato a livello mondiale, con 39.027 presenze all’Allianz Stadium di Torino. Oltre a bianconeri e viola, altri grandi club nel corso degli ultimi anni hanno deciso d’investire in modo importante in questo settore, come Roma e Milan. Dall’anno prossimo, in serie A, arriverà anche l’Inter Women, che quest’anno ha trionfato nel campionato di serie B.

Le premesse affinché il calcio femminile possa decollare definitivamente, insomma, ci sono tutte. La cosa importante, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al calcio in rosa, è però evitare di fare paragoni con l’equivalente maschile. Velocità e forza funzionale sono differenti, come accade anche in altre discipline sportive (atletica, volley e basket). A livello tattico e di coordinamento, invece, spesso le donne hanno una marcia in più. L’obiettivo finale è quindi quello di non essere più una curiosità, ma riuscire a ottenere attenzione, dignità e “status” di evento sportivo, senza paragoni con quello maschile, così come accade altrove.

Le ragazze di Milena Bertolini lo sanno bene e, non c’è da dubitarne, ce lo dimostreranno a modo loro.

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