Donne, Arabia Saudita

Numerose sono le polemiche che avvicinano il calcio italiano all’appuntamento con la sfida di Supercoppa, che vedrà scendere in campo in Arabia Saudita il prossimo 16 gennaio i campioni d’Italia della Juventus e i rossoneri del Milan.

Da Jeddah, città della penisola araba, dove è in corso la prevendita dei biglietti con ottimi risultati, è giunta la notizia della discriminazione compiuta dagli organizzatori del posto nei confronti delle donne saudite. Le appartenenti al gentil sesso dovranno infatti essere accompagnate da un uomo adulto se vorranno assistere alla partita.

Donne, Sport e Islam: una questione annosa

Un problema annoso nei paesi arabo-musulmani quello del rapporto tra le donne e lo sport. Soltanto in Iran le donne hanno dovuto attendere quasi quarant’anni per poter assistere ad una partita di calcio in uno stadio, in occasione di un’amichevole della nazionale iraniana con la rappresentativa della Bolivia. Mentre quattro anni fa l’attivista Ghoncheh Gavami è balzata agli onori della cronaca italiana e internazionale per aver sfidato le autorità iraniane in occasione del match di pallavolo valido per la World League tra Italia e Iran. La Gavami dopo essersi presentata al palazzetto dell’Azadi Stadium di Tehran è stata messa in stato di fermo e condannata a un anno di prigione, ma sembra che dietro la condanna ci fossero motivazioni politiche, piuttosto che etico-religiose.

In Arabia Saudita naturalmente le cose non vanno meglio, non solo per quel che riguarda lo sport: soltanto nel 2017 le donne con cittadinanza saudita hanno avuto il permesso di avere la patente e guidare l’auto, un esempio emblematico della condizione femminile nei paesi arabo-musulmani. Nel dicembre 2017 ha fatto discutere la decisione della campionessa di Scacchi Anna Muzychuk di rinunciare alla partecipazione del torneo mondiale di Riad per gare Blitz (ovvero con tempo di riflessione 3 minuti a giocatore), a causa delle restrizioni vigenti nella monarchia saudita nei confronti delle donne. Una decisione simile è stata presa anche da Naki Pakidze, nata in Russia ma di cittadinanza statunitense, che si rifiutò di partecipare al Torneo Mondiale di Teheran nel 2017 a causa delle restrizioni imposte dall’Iran, che sarebbero state vigenti anche per le donne partecipanti alla competizione.

L’indignazione dell’opinione pubblica italiana

Il torneo di Supercoppa Italiana però non è appannaggio dell’Arabia Saudita, ma è organizzato dalla Lega di Serie A, che per il momento ha deciso di girare il volto dall’altra parte in nome del business di una finale giocata all’estero, nel paese del petrolio. Una governance dell’evento che ha fatto indignare opinionisti e giornalisti del mondo sportivo. Duro il commento su twitter dell’ex cronista di Tutto il Calcio Minuto per Minuto Riccardo Cucchi: “È inaccettabie che la Lega Calcio rimanga in silenzio”

Mentre il giornalista di Mediaset Maurizio Pistocchi rincara la dose, invitando il pubblico che lo segue a boicottare la finale di Supercoppa in tv: “A questa gente non interessa niente al di fuori del denaro”, ha commentato l’ex opinionista di Serie A Live.

Anche un giornalista autorevole come Pierluigi Battista sulla rubrica del Corriere della Sera, la 27a ora, chiede un gesto forte come la sospensione della partita: “E se Juventus e Milan, d’accordo con la Lega calcio, minacciassero di non disputare la finale di Supercoppa a Gedda se non sarà consentito alle donne di accedere liberamente nello stadio? – propone il giornalista – È dura, ci sono corposi interessi economici che militano a sfavore di una linea di difesa di valori fondamentali, gli stessi interessi commerciali che hanno suggerito, scelta già abbastanza sconcertante, di giocare una partita italiana in un campo dell’Arabia Saudita. Ma ci sono dei limiti di decenza che non possono essere superati”.

Che il calcio italiano dia un segnale

Difficile immaginare che la partita di Supercoppa possa essere veramente sospesa, ci sono accordi e contratti ai quali è difficile rinunciare. Una mancanza di sensibilità da parte della Lega e delle autorità calcistiche, tuttavia costituirebbe un altro sonoro campanello di allarme per la credibilità del calcio italiano.

La replica del presidente di Lega Gaetano Micciché

Nel pomeriggio è arrivata la replica del Presidente di Lega Gaetano Micciché. In un comunicato stampa la Lega ha chiarito la sua posizione, spiegando che le donne dell’Arabia Saudita potranno per la prima volta assistere da sole alla partita, ma soltanto nel settore “families”, sul quale però, aggiungiamo noi, andrebbe fatta ulteriore chiariezza: come si accede al settore families e che differenza c’è rispetto agli altri settori per soli uomini, chiamati “singles”?

“Cari tifosi ed appassionati del calcio italiano – si legge nel comunicato – credo sia doveroso fare il punto sulla decisione della Lega Serie A, e di tutti i Club associati, di disputare la prossima Supercoppa italiana il 16 gennaio a Jeddah. Questo trofeo, fin dal 1993 nella sua prima edizione all’estero, è stato il biglietto da visita per esportare e promuovere il calcio italiano nel mondo. Abbiamo giocato questa competizione due volte negli Stati Uniti, quattro volte in Cina, così come in Qatar e in Libia. La scelta di portare il calcio in aree che differiscono per cultura e per tipologie di governo non è una decisione solo italiana, ma ha altri esempi internazionali poiché lo sport ha sempre più bisogno di platee globali per crescere. Il caso Khashoggi, avvenuto lo scorso ottobre, dunque mesi dopo la definizione dell’accordo, ha posto la scelta dell’Arabia Saudita sotto i riflettori e doverosamente la Lega Serie A si è interrogata su cosa fosse giusto fare. Il calcio fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche, soprattutto nelle relazioni internazionali, diverse da quelle del Paese a cui appartiene. L’Arabia Saudita è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale grazie a decine di importanti aziende italiane che esportano e operano in loco, con nostri connazionali che lavorano in Arabia e nessuno di tali rapporti è stato interrotto. Il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino il sistema Paese. Al contrario, è un fondamentale supporto alla promozione del made in Italy e dei suoi valori.  Il calcio non fa politica, ma ha un ruolo sociale, in questo caso di veicolo di unione e comunanza tra popoli che non ha uguali in nessun altro settore. In poche ore di prevendita la Supercoppa a Jeddah ha registrato il sold out, un evento di una portata internazionale atteso con grande entusiasmo dai tifosi locali.

Con il benestare di Fifa, Uefa e Confederazione asiatica stiamo andando a disputare una gara di calcio ufficiale in un Paese con proprie leggi sedimentate da anni, dove tradizioni locali impongono vincoli che non possono essere cambiati dal giorno alla notte. Sono ottimista per definizione, e guardo con fiducia al futuro e ai passi già fatti. La volontà in tal senso degli organizzatori locali ci è parsa subito netta, in Arabia Saudita nelle scorse settimane sono stati organizzati una serie di eventi sportivi per aprirsi gradualmente al mondo. L’Arabia Saudita da molto tempo non concedeva visti turistici: il calcio ha sorpassato anche questi vincoli, e chi vorrà potrà venire dall’estero a vedere il match grazie a un permesso legato al biglietto della partita. Ogni cambiamento richiede tempo, pazienza e volontà di confronto con mondi distanti. Fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio. E voglio precisare che le donne potranno entrare da sole alla partita senza nessun accompagnatore uomo, come scritto erroneamente da chi vuole strumentalizzare il tema: la nostra Supercoppa sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo”.

UN COMMENTO

  1. “Tra pochi giorni perderò i miei due titoli mondiali, perché ho deciso di non andare in Arabia Saudita, di non mettermi l’abaya, di non dover andare per strada accompagnata, per, in sintesi, non sentirmi una creatura secondaria”.
    — Anna Muzychuk, scacchista

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