Prima di iniziare facciamo una piccola premessa: chi scrive sa perfettamente che tutto ciò che si dirà in questo articolo non verrà mai ascoltato dai difensori dei diritti civili, ma tuttalpiù servirà solamente a loro per accusare l’autore di bigottismo, clericalismo, medievalismo, xenofobia, e ovviamente di omofobia. Chi scrive accetta lo scontro: molti al posto suo inizierebbero ad analizzare la parola “omofobia” e si difenderebbero dicendo che loro non hanno paura di nulla, o cose simili. Invece, in pieno contrasto ai valori dell’omofilia, noi abbiamo paura, abbiamo paura perché sappiamo quali saranno le conseguenze per il nostro paese se l’esercito dei diritti civili vincerà questa guerra.
Siamo appunto in guerra e solo la paura di ciò che potrebbe essere può spingerci a combattere. Questo, a maggior ragione se si è credenti, come lo è chi scrive. Per il credente questa è una crociata e il “progressismo” non è nient’altro che l’ennesima bandiera sotto cui combattono le forze del Male. Il Cardinale Carlo Caffarra, fondatore del Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia, ricordò in un’intervista nel marzo 2008 che, in una lunghissima lettera, Suor Lucia di Fatima gli scrisse:

“Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. […]Non abbiate paura, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo”.

Il cattolico credente sa perfettamente che il progressismo non è null’altro che uno dei tanti idoli del mondo moderno e che, come apprendiamo dal libro della Sapienza (Capitolo 14, versetti 22 e successivi), “l’adorazione di idoli senza nome è principio, causa e fine di ogni male”:

“[22]Poi non bastò loro sbagliare circa la conoscenza di Dio;
essi, pur vivendo in una grande guerra d’ignoranza,
danno a sì grandi mali il nome di pace.
[23]Celebrando iniziazioni infanticide o misteri segreti,
o banchetti orgiastici di strani riti
[24]non conservano più pure né vita né nozze
e uno uccide l’altro a tradimento
o l’affligge con l’adulterio.
[25]Tutto è una grande confusione:
sangue e omicidio, furto e inganno,
corruzione, slealtà, tumulto, spergiuro;
[26]confusione dei buoni, ingratitudine per i favori,
corruzione di anime, perversione sessuale,
disordini matrimoniali, adulterio e dissolutezza.
[27]L’adorazione di idoli senza nome
è principio, causa e fine di ogni male.
[28]Gli idolatri infatti
o delirano nelle orge o sentenziano oracoli falsi
o vivono da iniqui o spergiurano con facilità.
[29]Ponendo fiducia in idoli inanimati
non si aspettano un castigo per avere giurato il falso.
[30]Ma, per l’uno e per l’altro motivo,
li raggiungerà la giustizia,
perché concepirono un’idea falsa di Dio,
rivolgendosi agli idoli,
e perché spergiurarono con frode,
disprezzando la santità.
[31]Infatti non la potenza di coloro per i quali si giura,
ma il castigo dovuto ai peccatori
persegue sempre la trasgressione degli ingiusti.”

Se invece non siete credenti, possedete pur sempre coscienza e buon senso e proprio per questo non avete bisogno di scomodare santi e libri sacri, ma vi basta seguire la legge naturale: ogni bambino nasce dall’unione dell’uomo e della donna ed è proprio la famiglia naturale, la base imprescindibile su cui fondare ogni comunità e società umana; l’unico nucleo dove il bambino può acquisire piena coscienza di sé stesso e crescere al meglio. Per i fautori del progressismo e dell’omofilia, siete xenofobi e omofobi anche voi. Soprattutto se siete di sinistra, per loro siete soltanto dei “fascioleghisti rossobruni nemici della civiltà”. Non importa quante volte citerete Marx e Engels sui temi dell’omosessualità e dell’immigrazione, per loro sarete sempre voi a sbagliare.

Il problema è che voi e loro marciate su due binari diversi: voi fate riferimento al socialismo classico, studiate Marx, Engels e Lenin e non rinnegate l’esperienza del socialismo reale, mentre loro sono figli del ’68, hanno salutato con favore la caduta del muro di Berlino, il loro attuale socialismo si confonde con il movimento Hippie e i loro valori non si discostano molto dal motto “peace & love”. Marx ed Engels non sanno nemmeno chi siano: il loro pensiero si è formato leggendo “Cinquanta sfumature di grigio” e guardando tutto il giorno serie tv come “Il trono di spade” o “The big bang theory” o programmi tipo “Amici” e “Uomini e Donne”. Sono il frutto esatto della società individualista e americanizzata che il mondo post-contemporaneo del progresso ha forgiato, le loro battaglie sono essenzialmente quelle per cui la società gli dice di combattere, insomma, usando le parole di Marx, possiamo dire che “le idee dominanti della società equivalgono alle idee delle classi dominanti”.

Essi sono schiavi inconsapevoli di chi domina la società moderna: anche l’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, ha dovuto abiurare il suo “frocio” rivolto a Mancini in nome del pensiero unico del politically correct. Lo stesso ha fatto Vittorio Sgarbi che ha dovuto darla vinta a quanti affermano che “esistono anche le madri con la barba”. In passato anche Guido Barilla ritrattò le sue posizioni a favore della “famiglia tradizionale”, e da quando Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno dichiarato la loro contrarietà alle adozioni gay, hanno smesso di essere le icone della moda LGBT (e non li si vede nemmeno più in giro). A differenza di quel che pensano i progressisti, quelle LGBT sono le idee dominanti nella nostra società e l’accusa di “omofobia” è una macchia che non risparmia nemmeno chi omosessuale lo è per davvero.

Tempo fa, parlando della legalizzazione delle droghe leggere, citammo il mito della Setta degli Assassini della fortezza di Alamut, i cui adepti, offuscati dai piaceri effimeri provocati dall’hashish, erano così tenuti in pugno dal Vecchio della Montagna e da lui venivano invogliati a commettere qualsiasi tipo di crimine e omicidio. Allo stesso modo, i progressisti odierni hanno la mente offuscata dalla droga dei “diritti individuali”: la loro massima aspirazione è il piacere e il godimento personale. Confondono il “desiderio” con il “diritto” e accecati dalla continua ricerca del godimento, sono così più facilmente propensi a rinunciare ai propri diritti sociali.
Chiamano in causa l’imparzialità delle Istituzioni politiche solamente quando il Governatore della regione Lombardia fa apparire la scritta “Family Day” sul Pirellone di Milano, ma va tutto bene quando il Presidente della Camera, Laura Boldrini, dice che le “unioni civili sono doverose” o quando la Casa Bianca si tinge di arcobaleno per celebrare la vittoria dei diritti LGBT. Gridano allo scandalo e richiamano la “laicità dello Stato” quando il Papa dice che “non bisogna confondere il matrimonio con qualunque altro tipo di unione”, ma va tutto bene quando lo stesso Papa e altri Vescovi come Galatino fanno dichiarazioni in favore dell’accoglienza dei “migranti”. Scendono in piazza solo quando si devono difendere i diritti delle minoranze, ma non quando un decreto del governo, violando l’articolo 47 della “Costituzione più bella del mondo”, manda sul lastrico migliaia di risparmiatori Italiani. Anzi, essi sono i primi ad esultare ed elogiare le incostituzionali cessioni di sovranità fatte in nome del “ci vuole più Europa”.

Sono loro quelli che dormono, che non comprendono quello che sta succedendo e vengono a dire a noi di svegliarci: “Svegliati Italia” era il motto delle manifestazioni di sabato scorso (ah no, scusate, non si dice più “motto”, ma “hashtag”). Il Segretario dell’Arcigay ha pure dichiarato: “Un milione di sveglie che suonano da tutto il Paese: il Parlamento le ascolti.” La droga del progressismo gli ha talmente dato alla testa che non sanno più nemmeno contare: sabato scorso i sostenitori delle unioni civili sono scesi in 98 piazze, 7 delle quali erano all’estero. Se consideriamo che a Torino erano in 7000 e a Milano solo in 5000, considerando una media generosa di 6000 persone per ogni piazza arriviamo a un totale di circa 580000. Intanto stanno anche girando nel web diverse foto di altre piazze in cui si nota che le manifestazioni sono state un vero e proprio flop: a Matera, la città di Vladimiro Guadagno (alias Vladimir Luxuria) erano presenti solo 75 persone, la stessa cifra a Chieti, mentre a Potenza le presenza salivano a 81. Insomma, la realtà ci costringe a ridurre sensibilmente il nostro generosissimo calcolo.

Per i motivi sopra descritti, l’ideologia progressista dell’omofilia va combattuta totalmente e totalmente respinta. Non si può assolutamente dire “sono favorevole al riconoscimento delle unioni e dei diritti, ma sono contrario alle adozioni”: la strategia di chi vuole il riconoscimento dei diritti omosessuali si basa letteralmente sulla “step-child adoption”, nel senso che passo dopo passo otterranno tutto ciò che chiedono: prima otterranno il riconoscimento civile dell’unione, poi chiederanno e otterranno la comparazione della loro unione col matrimonio civile e infine arriveranno ad ottenere anche il permesso di adottare i bambini, con l’abominio della maternità surrogata e tutte le conseguenze del caso. Qui quindi sorge la domanda: se questi sono disposti a spendere migliaia di euro per affittare l’utero di una povera donna indiana, non hanno i soldi per andare da un notaio e formalizzare le proprie questioni private?

Quindi, cari amici di sinistra, elettori di SEL o del PD, iscritti all’Arcigay, CGIL e sindacati, svegliatevi voi:

“Venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitività sul versante dei costi devono ricorrere alla “svalutazione interna” (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta però limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale e la sua efficacia dipende da molti fattori come il grado di apertura dell’economia, la vivacità della domanda esterna e l’esistenza di politiche e di investimenti che promuovano la competitività non di prezzo.” (Dal rapporto annuale su occupazione e stabilità del 2013 della Commissione Europea).

Marco Muscillo

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome