Casinò Royale o casino e basta? “Una volta, un agente che commetteva un gesto così imbarazzante aveva il buon senso di passare al nemico! Dio, come mi manca la guerra fredda!” (007- Casinò Royale). Nel 2006 esce il film di James Bond ambientato intorno al tavolo verde di qualche casinò in Montenegro, dove il protagonista affrontava, in una partita di Texas hold’em, un imprenditore albanese di nome Chiffre. Il luogo scelto per il film non fu un caso. In quel momento il Montenegro, sotto la presidenza di un personaggio controverso di nome Milo Djukanovic, grazie ai soldi degli oligarchi russi stava diventando la Montecarlo dei balcani. Quello del Montenegro con la Russia è un legame di lungo corso, che va dal protettorato dell’impero zarista agli inizi del XVIII secolo ai legami di sangue tra Nicolas I (re di Montenegro) e i monarchi russi, fino ai giorni nostri, con l’indipendenza del Montenegro dalla Serbia, sancita da un referendum nel 2006.

Il percorso dell’indipendenza montenegrina è totalmente legato al loro presidente Mile Djukanovic. Quest’ultimo entra in politica come membro della Lega dei comunisti di Jugoslavia in qualità di sostenitore di Slobodan Milosevic, partecipa attivamente sia al rovesciamento della leadership montenegrina che all’assedio di Dubrovnik (1991). Rimane fedele alla Serbia fino al 1997, poi cambia la politica e diventa filo occidentale, anti-serbo e pro indipendenza. Il nuovo milennio inizia con accuse verso Djukanovic: indagato da procure di Bari e Napoli per legami personali e politici con la mafia pugliese e calabrese. Sbarrata la strada ad ovest, Mile si rivolge alla Russia di Eltzin, iniziano così gli anni di investimenti russi nel Montenegro, facendola diventare la Montecarlo dei balcani.

Con arrivo di Vladimir Putin, e la successiva stretta verso gli oligarchi, i rapporti tra la Russia e il Montenegro iniziano a peggiorare. Secondo molti, Putin era intenzionato a costruire una base navale permanente nel mar adriatico, cosa che non piaceva affatto agli USA. Djukanovic così, nel 2008, inizia un rapido avvicinamento verso l’Unione Europea, ponendo le basi per una collaborazione volta ad aprire strada per un futuro ingesso nella comunità. Nell’anno successivo viene prosciolto da tutte le accuse di associazione mafiosa. Da quella data in poi il processo è avanzato molto lentamente arrivando ai giorni nostri senza avere concluso nemmeno i primi cinque step. Il motivo principale di tali ritardi sono esclusivamente di natura geopolitica. Va ricordata la particolare costituzione geografica del Montenegro, un paese esclusivamente montagnoso ed abitato da sole 600.000 persone: si affaccia sul mare Adriatico per pochi chilometri e presenta due porti di una certa importanza. Inoltre tutti gli altri stati che si affacciano su questo mare sono già sotto la sfera d’influenza americana ma, se il Montenegro passasse sotto l’influenza russa, allora gli schieramenti geopolitici dei balcani cambierebbero in maniera importante. In questo caso ogni pedone diventa di vitale importanza, perché non esistono scacchiere al mondo come quella balcanica.

L’inasprirsi della tensione in Ucraina dove è iniziato lo scontro “frontale” tra la Russia e il mondo occidentale non può che investire inevitabilmente anche il Montenegro stesso, facendo emergere le numerosi contraddizioni interne, aumentate poi dalla formale richiesta del piccolo stato balcanico di entrare nella Nato. Oltre 30% della popolazione si dichiara serba, poi ci sono altre minoranze importanti come gli albanesi e mussulmani. La richiesta di entrare nella NATO è malvista soprattutto dai serbi, ma anche da quelli montenegrini che si sentono più vicini alla politica russa. Però la richiesta di adesione alla NATO ha soprattutto fatto infuriare Vladimir Putin, che ha dichiarato il governo montenegrino come il “nemico della Russia”.

Ormai sono finiti i periodi dei grossi investimenti russi in montenegro, ora la situazione tra i due paesi è estremamente difficile, basti pensare alla partita di calcio disputata tra i due paesi ed interrotta per i scontri tra le due tifoserie. Insomma la guerra fredda non si gioca solo in Ucraina e in Siria, è soprattutto nei balcani che le due potenze cercano di prevalere una sull’altra: Grecia, Macedonia, Albania, Kossovo, Serbia, Bosnia, Montenegro, NATO e Russia tutte sedute intorno ad un tavolo verde in qualche casinò royale a giocare a poker. Chi vincerà?

 Articolo scritto da V. M.

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