Il magico momento del "caffè all'eritrea"

È notizia delle ultime ore che un celebre sito internet ha avuto il coraggio di dubitare, passandola per “bufala”, dell’esistenza di una Comunità Eritrea in Italia. Sappiamo molto bene, come documentato anche dai nostri numerosi articoli corredati di numerose foto, come ciò sia soltanto una “bufala” vera e propria, che consegna il sito che ha osato dire una tale oscenità ai livelli di chi sostiene che il Sole giri intorno alla Terra o che quest’ultima sia piatta. Come vediamo, dunque, gli autori di certe illazioni sono in buona compagnia: più precisamente nel manicomio precedente alla riforma Basaglia.

In ogni caso bando alle ciance, e leggiamo il comunicato emesso poche ore fa dalla Comunità Eritrea, che certamente ha molta più attendibilità delle farneticazioni di un fronte politico e radical chic ormai alla frutta:

“Con grande dispiacere la Comunità Eritrea in Italia sta assistendo alla solita strumentalizzazione politica dei migranti ospitati, in questo momento, dalla nave Diciotti.

Noi conosciamo bene la verità del fenomeno migratorio via mare e sono anni che tentiamo di raccontarla denunciando questo traffico di esseri umani ma, purtroppo, la nostra voce è rimasta inascoltata. Finora i politici e i media italiani hanno preferito dar voce a quelli che vogliono tenere aperti i porti per aumentare i numeri dell’esodo dell’immigrazione clandestina. Noi abbiamo lottato e continueremo a farlo affinché si entri in Italia per vie legali e fermare così le morti in mare.

Non abbiamo mai condiviso quella legge internazionale che per oltre un decennio ha favorito i nostri connazionali con la protezione umanitaria che mirava esclusivamente a fare regime change in Eritrea svuotandola dei suoi giovani. A meno che non ci sia una politica diversa su questa materia, cosa che ci farebbe molto piacere, riteniamo che per coerenza e rispetto delle leggi vigenti queste persone abbiano tutti i diritti di sbarcare e di essere aiutate.

Ovviamente la nostra solidarietà si estende a tutti gli altri africani presenti sulla nave.

Da sempre ad attirarli in Italia è stata una rete di criminali travestiti da buoni samaritani ed umanitari. E oggi che i porti sono chiusi ci sono, bloccati in Libia, migliaia di disperati provenienti da numerosi paesi africani. E proprio quando gli sbarchi sembravano quasi azzerati, i trafficanti hanno imbarcato più “eritrei”.

In Italia ci sono alcuni attivisti eritrei, o sedicenti tali, con contatti in Libia che collaborano con attivisti italiani pro accoglienza, quali Ong, politici e mainstream media (il quotidiano Avvenire ne è un esempio lampante). A questo punto ci chiediamo: Non sarà che usando i giovani eritrei si stia tentando un “regime change” anche in Italia?

Comunità Eritrea in Italia”.

Il sottoscritto, Filippo Bovo, autore del libro “Eritrea, Avanguardia di un’Africa nuova”, si occupa di Eritrea da ben 11 anni, quando militavo nell’allora Costituente Socialista da cui sarebbe poi scaturito lo sfortunato PSI di Nencini e di Boselli, e da cui prontamente mi sono dissociato.

I vari movimenti eredi del fu PSI craxiano continuavano, a quel tempo, a dare in diverso modo ospitalità ed amicizia a persone di nazionalità eritree, che avevano ospitato addirittura nelle loro sezioni o nelle case dei compagni socialisti ai tempi in cui infuriava la guerra per la liberazione dell’Eritrea dal dominio etiopico. Craxi credeva fortemente in quella battaglia di libertà, sostenuta del resto anche da Muammar Gheddafi della Libia e da Siad Barre della Somalia, grandi leader socialisti, che hanno lasciato nel ricordo degli eritrei un enorme sentimento di gratitudine.

Fu in quell’occasione che conobbi un anziano e garbato signore eritreo, che m’illustrò la storia del suo paese, della sua lunga e disperata lotta per la libertà, e del suo governo, capeggiato dal saggio ed avveduto Isaias Afewerki. Da lì partì il mio interesse per l’Eritrea, che s’è sviluppato nel corso degli anni fino ad oggi, facendo di me uno dei pochi che in Italia, tra gli italiani, può parlarne con competenza, e sempre con grandissimo rispetto verso la Comunità Eritrea, che frequento.

Perché, a tal proposito, va detto come la Comunità Eritrea esista davvero, in Italia, e non per scherzo: chi ha avuto il coraggio, su un certo famigerato sito di barzellette, di scrivere il contrario, sarebbe bene che venisse a vedere le feste che ripetutamente questa Comunità tiene in gran parte delle città italiane, da Roma a Bologna, da Milano a Firenze, da Bari a Catania, non senza dimenticare poi i centri minori. Parliamo di festival enormemente partecipati, dove si balla, si mangia, si parla di politica, e dove i giovani portano avanti le tradizioni dei padri e delle madri.

E il sottoscritto, in quegli eventi, era presente. E ha fotograto tutte queste feste, e adesso, giusto per zittirvi, vi mostrerà una parte di tutte queste foto, dal momento che pubblicarle tutte significherebbe sottoporvene migliaia che, data i vostri ovvi pregiudizi, semplicemente non guardereste mai. Così la prossima volta imparerete a spacciare per bufale ciò che è verità, e a far passare per verità ciò che è una bufala, ovvero un parto della vostra mente politicamente in malafede.

Filippo Bovo

2 COMMENTI

  1. Caro Filippo anche se fosse compito di un vero giornalista diffondere la verita’ in un paese dove “i giornalisti”cercano solo le fake news per aumentare indici di ascolto o tiratura di giornali non possiamo che ringraziarti di essere sempre a fianco della verita’ controcorrente. sono d’accordo con te, la faziosità dei politici venditori di fumo non ha limiti. Dire la comunità meno numerosa si, ma piu’ attiva e valorizzata ai tempi didel grande politico che era (CRAXI) ed alcuni bensantib che ora sono sono dei dinosauri e’ solamente un’offesa all’intelligenza degli Italiani legati storicamente all’Eritrea a differenza dei politici di oggi che di storia o non ne capiscano molto, o cercano di nasconderla. Quella che fa più male persone che si fanno chiamare servitori di Dio al contrario di quello predica il Papà predicano odio e divisione diffondere anche notizie false nei loro giornali.

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