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Mentre il Gruppo FCA festeggia l’anno 2016 appena conclusosi con un record d’immatricolazioni, ecco che arrivano due docce gelate in rapida successione: dapprima l’accusa, proveniente dagli Stati Uniti, relativa a delle irregolarità nel software di gestione dell’alimentazione dei motori Diesel, che avrebbe causato la fornitura di dati sbagliati riguardo alle emissioni; quindi il medesimo attacco anche da parte della Germania.

Se nel primo caso FCA s’è dovuta difendere da sola, attraverso il suo Amministratore Delegato Sergio Marchionne, che ha contestato l’analisi operata sul software incriminato, nel secondo caso invece è intervenuto anche il governo italiano, che nelle sedi comunitarie ha ingaggiato un braccio di ferro con Berlino. Il MIT ha infatti dichiarato che “L’Italia sta lealmente collaborando per gli incontri alla commissione di mediazione Ue su Fiat 500 X. Non è stato disdetto alcun appuntamento. Dai test sulle emissioni sui veicoli FCA, compresa la Fiat 500 X, i veicoli risultano conformi” e che “non risulta che la Commissione Europea abbia verifiche proprie che confermino i test tedeschi sui veicoli FCA”.

Curiosamente sono proprio i modelli FCA di maggior successo, 500 e Jeep, quelli ad essere stati incriminati dalle autorità ambientali tedesche, esattamente come pochi giorni prima era avvenuto negli Stati Uniti: guardacaso proprio i modelli che, sui vari mercati, infastidiscono maggiormente la concorrenza tedesca ed americana.

Che la manovra abbia un sapore vistosamente politico è ben più di un’impressione. La NHTSA, la motorizzazione statunitense che s’occupa anche della sicurezza e dell’ecologia degli autoveicoli, è da sempre ammanicata con le ex Tre Grandi di Detroit. Chrysler era la più piccola e per assorbirla Marchionne è stato al gioco di Obama, salvo poi “fregarlo” e liquidarlo insieme ai sindacati statunitensi e canadesi. Quindi da quel momento Chrysler non è più considerata “roba americana”, anche perché Marchionne ha trasferito il comando dell’azienda in Olanda ed Inghilterra (quando invece Obama sperava di trasformare FIAT-Chrysler in una public company con sede in America) e le Grandi di Detroit sono rimaste in due: Ford e General Motors.

General Motors è considerata azienda strategica dal governo, anche perché s’occupa pure di lavorazioni fondamentali per il comparto militare statunitense. Esattamente come avvenne un anno fa col Gruppo Volkswagen AG, si tende a colpire FCA perchè anch’essa costruisce il proprio successo negli Stati Uniti sui motori a ciclo Diesel, dove GM malgrado gli enormi sforzi non riesce ancora a reggere la concorrenza di VW e FCA. Negli USA si vuole rilanciare l’idea del motore a ciclo Otto, a benzina, di grossa cubatura, categoria dove GM vanta un indiscutibile primato. Per farlo non c’è niente di meglio di tirar fuori storie trite e ritrite e che valgono pari pari anche per i Diesel GM, Ford e di tutti gli altri.

Ma possiamo mettere la mano sul fuoco che i Diesel Ford e GM non saranno mai accusati d’essere troppo inquinanti: proporio perché queste due aziende, GM in particolare, sono strategiche per l’apparato bellico e per gli equilibri politici americani.

In Germania, invece, l’imponente industria automobilistica locale, prima fra tutte proprio quella VW danneggiata un anno fa negli Stati Uniti con ragioni più politiche che ambientali, guarda con fastidio alla costante e continua crescita di FCA nel mercato europeo, dove i suoi modelli ormai hanno cominciato a mettere il fiato sul collo a quelli tedeschi nelle classifiche delle vendite. 500X, Giulia e Nuova Tipo, ma anche Doblò e la futura generazione della Punto, di cui le Case tedesche (non dimentichiamoci che Opel e Ford tedesca fanno capo a Detroit, rispettivamente a GM e Ford) guardano con preoccupazione al prossimo debutto, sono vere e proprie spine nel fianco per i colossi dell’auto “made in Germany”.

Così, tanto negli Stati Uniti quanto in Germania, le istituzioni dedite all’omologazione dei veicoli così come alla loro sicurezza e al loro rispetto per l’ambiente sono state messe sotto pressione dai gruppi automobilistici locali. Chiaramente col beneplacito ed il compiacimento dei rispettivi governi.

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