Puglia, ulivi colpiti da xylella

Aggiornamento: L’ufficiale del Corpo Forestale ha lasciato l’incarico perché indagato nell’inchiesta che ha portato al sequestro di tutti gli alberi d’ulivo delle province di Lecce e Brindisi. Il generale del Corpo Forestale Giuseppe Silletti ha lasciato l’incarico perché indagato nell’inchiesta che ha portato al sequestro di tutti gli alberi d’ulivo delle province di Lecce e Brindisi.

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19/12 2015

Tempo fa, parlando dell’agroalimentare italiano, avevamo citato il caso degli ulivi del Salento, affetti  dal  CoDiRO, cioè il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo, provocato a sua volta dal batterio “Xylella fastidiosa”. Avevamo, nello specifico, parlato del tremendo piano per debellare il fenomeno che l’Unione Europea e il Governo avevano studiato, il quale prevedeva l’abbattimento, oltre alle piante infette, anche di quelle sane nel raggio di 100 metri.

Una notizia clamorosa è giunta nella serata del 18 dicembre 2015: il Nucleo ispettivo del Corpo forestale dello Stato di Lecce ha notificato provvedimenti di sequestro di tutti gli ulivi colpiti da Xylella fastidiosa che avrebbero dovuto essere eradicati, e dieci avvisi di garanzia ad altrettante persone che hanno avuto ruoli di responsabilità nella gestione dell’emergenza Xylella in Salento, a partire dal commissario straordinario del Governo, Giuseppe Silletti, 62 anni di Bari, del cui piano avevamo parlato del precedente articolo.

Oltre a Silletti risultano indagati il dirigente dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Silvio Schito, 62, e il suo predecessore (da poco in pensione) Antonio Guario, 64, già dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Giuseppe D’Onghia, 62, Dirigente del Servizio Agricoltura Area Politiche per lo sviluppo Regione Puglia; Giuseppe Blasi, 54, Capo Dipartimento delle Politiche Europee ed Internazionali e dello Sviluppo Rurale; Vito Nicola Savino, 66, di Bari, dirigente dell’istituto Caramia di Locorotondo, Franco Nigro, 53, di Ceglie Messapica, micologo, docente di Patologia Vegetale presso l’Università Aldo Moro di Bari; Donato Boscia, 58, di Gioia del Colle, responsabile della sede operativa di Bari dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Cnr di Bari; Maria Saponari, 43, di Locorotondo, ricercatrice presso lo stesso istituto; Franco Valentini, 44, di Valenzano, ricercatore dello Iam di Valenzano.

Gli atti  sono stati firmati dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, e dai sostituti Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, titolari dell’inchiesta aperta nel 2014 a carico di ignoti e con l’accusa di “diffusione colposa di malattia delle piante, violazione dolosa e colposa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali.”

Citiamo da Corrieresalentino.it:

Così come si legge nelle 58 pagine del decreto di sequestro preventivo d’urgenza notificato nelle scorse ore “dall’attività d’indagine sinora svolta emergono gravi indizi di sussistenza dei delitti sopra ipotizzati secondo quanto documentato nell’informativa del 27 novembre scorso dagli ufficiali di polizia giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato che riepiloga e sintetizza quanto sinora accertato sia con riferimento alle emersione e gestione “ufficiale” del fenomeno Xylella nella quale si manifestano non solo criticità ma anche specifiche ipotesi penalmente rilevanti sia con riferimento alle inerzie, negligenze e imperizie configurabili a carico degli organi istituzionalmente preposti alla gestione del fenomeno”.

Gli inquirenti parlano di “perseveranza colposa” nell’adozione da parte dei protagonisti istituzionali e non della vicenda di un piano di interventi univocamente diretto alla drastica e sistematica distruzione del paesaggio salentino benché annotano gli inquirenti “costituisca ormai un dato inconfutabile che la estirpazione delle piante non è assolutamente idonea né a contenere la diffusione del disseccamento degli ulivi né tantomeno a contribuire in alcun modo al potenziamento delle difese immunitarie delle piante non interessate dall’uno o dall’altro fenomeno”.

Ricordiamo che nell’ambito dell’inchiesta, lo scorso maggio furono sequestrati dieci computer di scienziati e ricercatori, del Cnr, dell’Università di Bari, dello Iam  e del Centro Caramia di Locorotondo, che avevano studiato la malattia.

La settimana scorsa l’Unione Europea aveva inviato una lettera di messa in mora al Governo a causa della cattiva gestione dell’emergenza. Secondo l’UE, i tagli di alberi malati effettuati finora non sono sufficienti a rassicurare l’Unione sul fatto che il nostro Paese stia facendo il possibile per arginare l’epidemia degli ulivi (le eradicazioni fatte si attestano intorno alle 1.600 a fronte, invece, delle 3.000 promesse a settembre), comportamento causato da una ferma protesta dei cittadini e anche  delle numerose ordinanze con cui il Tar Lazio ha bloccato i tagli di ulivi sani nel raggio di 100 metri da quelli malati. Per questo ora l’Italia dovrà aspettarsi l’apertura della procedura d’infrazione.

Invece, questo sequestro blocca, di fatto, nuove eradicazioni. Una buona notizia, almeno a Natale.

Marco Muscillo.

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