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Oggi è stata certamente la giornata più lunga della storia catalana, almeno fin dai tempi della caduta del franchismo. L’attenzione di tutti gli osservatori, in Catalogna come nel resto del paese, era rivolta verso l’atteso discorso del presidente Carles Puigdemont, inizialmente previsto per le 18.00. In molti prevedevano che, in tale occasione, dinanzi al Parlament catalano, Puigdemont avrebbe proclamato ufficialmente la secessione da Madrid, dando così corso al risultato del discusso referendum del 1 ottobre.

Invece non è andata proprio così: dapprima il discorso è stato rimandato di un’ora abbondante, infine Puigdemont è entrato in Parlamento per comunicare ai suoi membri il risultato ufficiale del referendum e tenere quello che già si pregustava essere un discorso storico. Il messaggio di Puigdemont è stato diverso da quello che in molti s’aspettavano, perché ha dichiarato che la Catalogna “sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione”. “Sono qui dopo il risultato del referendum del primo ottobre per spiegare le conseguenze politiche che ne derivano. La Catalogna è un affare europeo. E’ un momento critico e serio e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per eliminare la tensione e non incrementarla”, ha quindi aggiunto.

Molto probabilmente il “ripiegamento tattico” di Puigdemont trova una sua spiegazione nella volontà di non giungere ad una spaccatura netta dentro il fronte indipendentista, già provato da forti divisioni. L’ex presidente catalano Artur Mas ed il sindaco di Barcellona Ada Colau, per esempio, già s’opponevano all’ipotesi della DUI, la Dichiarazione Unilaterale d’Indipendenza, ritenendola inopportuna.

“Il governo della Catalogna sta facendo un gesto di responsabilità e generosità: se nei prossimi giorni tutto il mondo agirà con la stessa responsabilità, tutto si potrà svolgere con calma e nel rispetto dei cittadini”, ha quindi spiegato Puigdemont. Parole che comunque non sono bastate a placare gli animi a Madrid, che ha definito il discorso del President catalano “una dichiarazione d’indipendenza”, mentre l’opposizione catalana, fautrice dell’unità della Spagna, ha addirittura parlato di “un colpo di Stato”.

Puigdemont ha quindi proseguito: “Abbiamo visto una situazione estrema, è la prima volta nella storia della democrazia europea che una giornata elettorale” si sia svolta “tra le violenze della polizia”. “Non siamo delinquenti, non siamo pazzi, non siamo golpisti, siamo gente normale che chiede di poter votare”. “La Catalogna è stata umiliata quando ha tentato di modificare il suo statuto rispettando la Costituzione”, ha poi tuonato Puigdemont, ricordando il testo di modifica dello statuto catalano “tagliato” e “modificato” per due volte, tanto da risultare poi “irriconoscibile”. Il risultato è stata “un’umiliazione”, che secondo il President non poteva che spingere i catalani verso l’indipendentismo.

La leader dell’opposizione del Parlamento catalano, Inés Arrimadas, ha successivamente replicato: “è la cronaca di un golpe annunciato”, “voi siete i peggiori nazionalisti d’Europa” e “non avete alcun sostegno: signor Puigdemont, lei è solo”.

Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva garantito una reazione forte da parte del governo centrale qualora fosse realmente avvenuta da DUI da parte di Puigdemont. Già in mattinata la Guardia Civil si stava preparando ad intervenire e addirittura ad arrestare il presidente catalano. Il vicesegretario del Partito Popolare, Pablo Casada, aveva poi buttato ulteriore benzina sul fuoco dichiarando che Puigdemont avrebbe rischiato la prigione per “ribellione” come il suo predecessore del 1934, Lluis Companys, che aveva dichiarato un’effimera “Repubblica di Catalogna” durata appena 11 ore. L’esercito in quell’occasione era intervenuto subito, e Companys era stato arrestato, processato e condannato a 30 anni, per poi venir successivamente fucilato dai franchisti nel 1940.

Molti sono stati, nel corso della giornata, anche gli interventi dall’estero. Da Bruxelles Donald Tusk ha nuovamente invitato Puigdemont a non procedere con la DUI, mentre il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Maurice Obstfeld, ha dichiarato la propria preoccupazione per i contraccolpi che tale vicenda potrebbe avere sull’economia spagnola, con relativi rischi anche per altri paesi dell’UE come il Portogallo. Preoccupazioni in parte giustificate anche dal continuo esodo di aziende e banche catalane dalla regione: dopo Caixa, Banco Sabadell e altre grandi imprese, oggi anche i colossi Albertis, Colonial e MRW hanno deciso di trasferire le loro sedi sociali fuori dalla Catalogna prima di una possibile DUI da parte di Puigdemont.

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