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Lo chiamano lavoro ma vale meno di una cianfrusaglia. Nell’Italietta dei treni elettorali e dei cavalli di ritorno uso candidatura che si scandalizza per una fellatio in un armadio durante un reality per guardoni (ma chi se ne frega?), si viene licenziati con un sms ed un “ci aggiorniamo” qualsiasi. Come fosse una cosa da niente, come se la dignità di chi ha figli a carico ed utenze e mutui sul groppone, non valesse nulla.

“Il tuo contratto cessa, ci aggiorniamo”. È questo il testo del messaggio di benservito inviato a 530 operai interinali dello stabilimento Fca (Fiat Chrysler Automobiles) di Cassino. Le 1800 nuove assunzioni per lo stabilimento entro il 2018, annunciate da Renzi il 24 novembre 2016, sono solo un’altra delle colossali bugie dell’ex premier in corsa per il ritorno a Palazzo Chigi.

Le assunzioni con contratti di somministrazione, hanno avuto come epilogo quel “per il momento il tuo contratto cessa. Ci aggiorniamo per ulteriori novità”, da parte del somministratore, che suona come la più atroce delle beffe per chi sopravvive con l’elemosina delle proroghe, fino a quando l’utilizzatore ne ha voglia e bisogno. Lo chiamano lavoro ma assomiglia tanto alla più umiliante delle questue.

Il lavoro non è un mobile componibile a buon mercato. Ma nell’era del Jobs Act e dei nuovi (flop) voucher, nessun ministro, leader dei confederali o premier in pectore ha l’autorevolezza, la credibilità ed il coraggio di spiegarlo ai vertici dell’IKEA, la multinazionale svedese che strapiace alla gente che piace.

Dopo aver licenziato a Corsico una madre separata con due figli, di cui uno disabile, che non riusciva a entrare al lavoro alle 7 del mattino, ha messo alla porta, a Bari, un lavoratore padre di due bimbi piccoli, per essersi trattenuto in pausa 5 minuti più del tempo previsto.

“Oggi in Ikea Italia, si legge in una nota, lavorano più di 6.500 collaboratori diretti, in oltre 21 punti vendita, per i quali valorizziamo le competenze e garantiamo percorsi di crescita. I risultati della nostra indagine di clima interno, infatti, confermano che l’82% dei nostri lavoratori si sente rispettato e valorizzato e l’83% si dichiara orgoglioso di lavorare in Ikea e di farlo sapere”. Se non si trattasse di lavoro, sembrerebbe uno di quei fastidiosissimi sondaggi telefonici pre-registrati.

Peccato che dietro numeri e percentuali vi siano nomi, volti e storie. A Cassino, Corsico e Bari è stato ancora una volta umiliato quel paese reale a cui è stato sottratto il diritto di programmare un futuro, di amare, di sognare, di vivere.

E c’è ancora chi osa chiamarlo lavoro…

UN COMMENTO

  1. Abbiamo un governo di ladri e farabbutti …in tv raccontano frottole e bugie sullo stato dell’economia e dell’occupazione, sparano percentuali dopate e valutazioni che estraggono i dati negativi e inseriscono dati manipolati … se uno che ne sa un po’ di economia e statistica si accorge delle bufale che vengono dette in tv , basta ascoltare che indici usano e come vengono riportati nei grafici fasulli.
    Salvo a contraddirsi nella notizia successiva che invece da notizie diverse. Una informazione fatta apposta per manipolare e nascondere la reale situazione economica che e’ disastrosa.
    Il debito pubblico fuori controllo e provvedimenti tampone che avranno valenza al prossimo governo… ora viene male a dire le cose come stanno e certificare il TOTALE FALLIMENTO di una classe politica renziana e assimilata , brava solo a prosciugare banche.
    Alle elezioni vedremo come andranno le cose ma immagino e spero ce questi veri e propri razziatori vadano a casa definitivamente.

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