Titano, c'è vita sul satellite di Saturno?

Il cosmo ha da sempre esercitato un fascino ambivalente sull’uomo.

Se, da un lato, la sua regolarità ha spinto al suo studio sin dai tempi antichi, dall’altro, quanto più la conoscenza si faceva approfondita, tanto più quel vasto abisso incuteva timore.

L’uomo e l’Universo

Con l’affermarsi dell’eliocentrismo, cadde il sistema di sfere tolemaiche e la convinzione che la Terra fosse il centro dell’Universo; la scoperta di galassie diverse dalla Via Lattea mostrò come i nostri meravigliosi panorami notturni fossero in realtà solo una minuscola porzione delle stelle esistenti.

Gli studi sui buchi neri e la materia oscura lasciano aperte ancora oggi diverse ipotesi sull’evoluzione del nostro Universo nel tempo.

In questo scenario che alcuni trovano affascinante, altri desolante, altri ancora entrambe le cose, sembra che un aspetto del cosmo si sia mantenuto costante nel tempo: l’unicità dell’uomo e della vita sulla Terra in generale.

Per quanto esplorate dalla fantascienza, le forme di vita aliene sembrano essere relegate alla narrativa e al cinema. Ma è davvero così?

Può esserci vita nell’universo?

Prima di continuare, è doveroso specificare che in questo articolo non si intende affermare l’esistenza di forme di vita extraterrestri, né tantomeno scadere in teorie che poco o nulla hanno di scientifico. L’unica affermazione che qui si intende fare è che nell’Universo esistano zone con caratteristiche tali da rendere possibile (almeno ipoteticamente) la vita.

Se consideriamo il sistema solare, ci accorgiamo che i luoghi in grado di permettere lo sviluppo della vita sono ben pochi. In molti casi, ciò è dovuto all’assenza di un’atmosfera, come accade per la nostra Luna e per molti altri satelliti, o a condizioni estreme – è il caso di Venere, la cui atmosfera è resa opaca da nubi di acido solforico che rendono il pianeta una gigantesca serra.

Se però consideriamo Marte o Europa (un satellite di Giove), possiamo osservare la presenza di acqua sotto forma di ghiaccio. Ecco quindi comparire una delle sostanze fondamentali per la vita così come la conosciamo.

Ovviamente, bisogna considerare le temperature inferiori rispetto a quelle terrestri in entrambi i casi, oltre che alle diverse condizioni atmosferiche, ma nulla impedisce che in quelle zone ghiacciate possano nascere degli organismi simili ai nostri archeobatteri, forme di vita semplicissime ma in grado di sopravvivere in situazioni per noi impensabili: ambienti privi d’ossigeno, estremamente ricchi di sali, persino in presenza di arsenico.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la vita sulla Terra si sviluppò originariamente in condizioni anaerobiche, ovvero in assenza di ossigeno, che solo in un secondo tempo divenne un elemento dominante nell’atmosfera.

Titano

Il caso più interessante di tutti è però Titano. Questo satellite di Saturno è stato oggetto di una notevole attenzione negli ultimi tempi per via di due caratteristiche che lo rendono decisamente più complesso rispetto ai suoi consimili.

La presenza di un’atmosfera sviluppata e di solventi liquidi in quantità apprezzabili sulla superficie lo rendono oggetto di studio. La missione spaziale Cassini-Huygens ha dimostrato che proprio come accade sulla Terra, su Titano è presente un ciclo idrologico completo di evaporazioni, condensazioni e precipitazioni. Vi è però una differenza fondamentale: il protagonista di questo ciclo non è l’acqua.

Il ruolo degli idrocarburi

I mari e le piogge di Titano sono composti da idrocarburi, principalmente metano ed etano, i quali si trovano anche allo stato liquido e gassoso grazie alle bassissime temperature presenti sulla superficie del satellite (intorno a -179 °C).

Dal punto di vista chimico, gli idrocarburi presentano proprietà molto diverse da quelle dell’acqua: in primis, sono sostanze apolari anziché polari, il che significa che la loro affinità chimica con altre sostanze è pressoché opposta a quella dell’acqua.

Questo, tuttavia, non impedisce affatto un possibile sviluppo della vita; l’ambiente, anzi, potrebbe persino rivelarsi favorevole. Ricreando in laboratorio l’atmosfera del satellite, è stato osservato come l’applicazione di radiazioni ultraviolette – quindi, per estensione, della luce solare – stimoli la formazione di svariati polimeri organici, incluse le cinque basi azotate (ovvero i mattoni del DNA e dell’RNA) e alcuni amminoacidi.

Non sarebbero solo queste sostanze a giocare un ruolo in un eventuale ciclo vitale: una possibile respirazione cellulare potrebbe basarsi, invece che sull’ossigeno e gli zuccheri, sull’idrogeno e l’acetilene con conseguente produzione di metano al posto dell’anidride carbonica, senza considerare il ruolo che potrebbero svolgere altri composti azotati (inclusa l’ammoniaca) e gli idrocarburi.

La presenza sia di metano che di etano allo stato liquido, a differenza dell’unicità dell’acqua, potrebbe significare una gamma di possibilità evolutive molto più ampie.

Le ipotesi sullo sviluppo di forme viventi sul satellite

Una delle ipotesi più affascinanti riguarda la formazione delle membrane cellulari, le quali devono svolgere un efficace ruolo di separazione ma anche di comunicazione tra l’ambiente esterno e la cellula.

Recentemente, un gruppo di ricerca della Cornell University ha ipotizzato che, al posto dei fosfolipidi tipici della vita terrestre, possa essere l’acetonitrile a svolgere questo ruolo su Titano.

In una soluzione di metano ed etano liquidi, infatti, l’acetonitrile tende a formare delle vescicole (chiamate azotostomi) simili ai liposomi e che potrebbero rappresentare la base per una nuova evoluzione cellulare.

Si tratta naturalmente di ipotesi che potrebbero essere tanto confermate quanto smentite. Ciò nonostante, la presenza di un simile ambiente offre uno spunto per delle importanti riflessioni sulla vita stessa, ricordandoci come essa sia il prodotto ultimo di un insieme di condizioni materiali estremamente difficili da soddisfare, almeno per il raggiungimento di una complessità come quella della vita terrestre.

Anche se per alcuni può essere un motivo di sconforto, in quanto una conferma di questa teoria farebbe crollare un altro pilastro che regge il nostro “posto privilegiato” nel cosmo, dall’altra parte non si può non provare entusiasmo, o almeno una buona dose di meraviglia, davanti a queste nuove, interessanti possibilità.

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