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Centinaia di combattenti dell’ISIS armati fino ai denti e le loro famiglie, sono stati aiutati a scappare dalla città siriana di Raqqa dai ribelli siriani (SDF) e dai curdi dell’YPG, prima che la coalizione militare composta da arabi e curdi, sotto la guida statunitense, riconquistasse la città.

A rivelare il patto tra i tagliagole e gli oppositori di Assad sono stati i giornalisti Quentin Sommerville e Riam Dalati. La loro inchiesta per la BBC sta facendo molto rumore ed ha suscitato l’interesse dell’ex leader dell’UKIP Nigel Farage che, anche attraverso i social, ha posto una serie di delicati interrogativi.

 

Le forze sostenute da Stati Uniti e Israele, mentre “liberavano” la capitale del Califfato, hanno salvato la vita ai miliziani di Daesh conducendoli negli ultimi territori ancora nelle loro mani, nella provincia di Deir ez-Zor, da dove poi si sono diretti verso il confine tra Siria e Turchia. I liberatori, tanto celebrati da quasi tutti i media occidentali, che salvano la vita agli oppressori. Non state sbagliando a leggere. Purtroppo è la triste realtà delle collusioni tra padroni atlantici e servi travestiti da ribelli “democratici”.

Il convoglio partito da Raqqa, stando a quanto raccontato da alcuni testimoni, si snodava per sei chilometri e mezzo, ed era composto da 45 camion, 13 pullman e un centinaio di veicoli dell’ISIS pieni di armi, con a bordo 3500 familiari degli jihadisti.

A rivelare i particolari della spedizione ai giornalisti della BBC, è stato Abu Fawzi, l’uomo che ha guidato il convoglio da Raqqa fino ai territori più a est, quelli ancora controllati dallo Stato Islamico.

“Ci siamo spaventati dal primo momento in cui siamo entrati a Raqqa. In teoria dovevamo entrare con le SDF, in pratica siamo andati da soli. Appena siamo entrati, abbiamo visto i combattenti dello Stato Islamico armati e con indosso le cinture esplosive. Poi sui nostri furgoni sono state messe delle bombe. Se qualcosa fosse andato storto con l’accordo, avrebbero fatto esplodere l’intero convoglio. Anche i bambini e le donne indossavano cinture esplosive”.

L’elevato numero dei trasportati è stato confermato da Mahmoud, un negoziante di Shanine, città vicino a Raqqa. L’uomo ha raccontato che il convoglio è arrivato a Shanine verso le quattro del pomeriggio e si è fermato per consentire ai miliziani e alle loro famiglie di comprare generi alimentari.

“Hanno svuotato il negozio. Non riuscivo a starci dietro per niente, da quanti erano. Molti mi chiedevano il prezzo delle cose, ma non riuscivo a rispondere a tutti perché ero occupato a servire altre persone. Così mi hanno lasciato i soldi sul bancone senza chiedere quanto”, aggiunge Mahmoud.

Nel reportage della BBC si legge che il convoglio con i combattenti dello Stato Islamico è stato sorvegliato durante i suoi spostamenti dagli aerei della sedicente coalizione anti-ISIS guidata dagli Stati Uniti.

E’ stata confermata la presenza nel convoglio dei foreign fighters, i combattenti stranieri che tanto sangue innocente hanno sparso in Siria. Un altro aspetto inquietante di questa torbida vicenda che sconfessa ulteriormente la “narrazione” statunitense. A maggio scorso, il segretario della Difesa americano, James Mattis, aveva detto che non sarebbe stato permesso a nessun combattente straniero dello Stato Islamico di tornare nel suo paese, tanto in Europa e negli Stati Uniti quanto in Asia e in Africa.

Non regge neanche la versione dei ribelli siriani secondo cui solo a poche decine di combattenti dell’ISIS era stato permesso lasciare Raqqa per evitare di prolungare le violenze.

A confermare la presenza dei foreign fighters a bordo, è stato anche un trafficante specializzato nell’attraversamento illegale di persone dalla Siria alla Turchia. Imad, questo il nome del trafficante, ha raccontato che nelle ultime due settimane ha incontrato molte famiglie provenienti da Raqqa che volevano superare il confine: “Molti erano stranieri, ma c’erano anche siriani”. Il costo di questa operazione è di circa 600 dollari a persona e un minimo di 1.500 dollari a famiglia.

Come hanno scritto Quentin Sommerville e Riam Dalati, in uno dei passaggi della loro inchiesta che deve far maggiormente riflettere, “i miliziani dell’ISIS si sono dispersi per la Siria e oltre” e “molti di loro non hanno rinunciato a combattere”.

UN COMMENTO

  1. Non e’ una novita’ che americani e sionisti abbiano appoggiato prima e lo facciano tutt’ora l’Isis.
    Il problema e’ che attualmente stiamo assistendo ad un silenziamento di notizie sulle vicende della guerra in Siria e Iraq.
    Queste operazioni di appoggio al califfato terrorista non sorprendono piu’ di tanto visto che hanno avuto appoggi consistenti da parte americana e sionista durante tutto ilperiododo della guerra in Siria e queste notizie dimostrano che al di la delle chiacchere che si fanno g;li americani e il loro compari stanno ancora supportando i criminali dell’Isis evidentemente per scopi di prolungamento della guerra in quelle aree, utilizzando anche i curdi che con queste iniziative si stanno dimostrando esecutori e burattini di americani e sionisti.
    Questo ovviamente comportera’ un coinvolgimento dei curdi nelle prossime guerre che sono sicuramente pronte per utilizzare il territorio siriano rubato dai curdi come base per altri futuri conflitti in medio oriente.

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