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Nel Carcere di Iglesias sarà realizzato il centro regionale permanente per rimpatri di immigrati. Dopo il parere contrario del governo, anche la Camera ha respinto la risoluzione presentata da Mauro Pili.

Con il documento, il parlamentare di Unidos chiedeva un impegno formale del governo a “rispettare le decisioni delle autonomie locali in materia di immigrazione e di centri di accoglienza e rimpatri”, nonché a “revocare la decisione assunta sul carcere di Iglesias e concordare l’eventuale dislocazione con la Regione Sardegna e le autonomie locali”.

Vibrante la reazione a caldo dell’ex sindaco di Iglesias: “Con un voto contrario alla mia proposta di revoca della nefasta decisione e la richiesta di una condivisione di qualsiasi ubicazione con Regione e comuni il governo e la maggioranza calano decisamente la maschera. Un voto che umilia le istituzioni regionali e locali a cui il governo non riserverà alcuna attenzione. Il parere contrario espresso alla mia risoluzione parlamentare conferma tutta l’arroganza del governo e la vergognosa sudditanza della regione che continua ad abbaiare fintamente in Sardegna ma che viene sistematicamente umiliata a Roma. Il governo ha detto no a due impegni netti e chiari sollecitati dalla mia risoluzione: rispettare le decisioni delle autonomie locali in materia di immigrazione e di centri di accoglienza e rimpatri e revocare la decisione assunta sul carcere di Iglesias e concordare la eventuale dislocazione con la Regione Sardegna e le autonomie locali”.

sardegna, migranti a Iglesias

“Il voto contrario a questi due impegni – rincara la dose Pili – è la conferma di una determinazione ad andare avanti fregandosene spudoratamente di regione e comune. Ora serve una reazione forte, istituzionale e di netta opposizione, anche costituzionale, visto che quel bene deve essere ceduto alla Regione in base all’art.14 dello Statuto considerata cessata la sua funzione statale originaria. Se la regione e il comune non lo rivendicheranno confermeranno la loro complicità in questa maldestra operazione”.

E ancora: “Con questo voto del parlamento il governo e i partiti di maggioranza calano definitivamente la maschera su una vicenda che da due anni cercavano di smentire, imbrogliando istituzioni e cittadini. Negavano pur sapendo, e smentivano le mie affermazioni, solo per coprire il misfatto di stato che stavano mettendo a punto. Questo conferma che per portare a compimento l’operazione sono stati approntati anche progetti di ristrutturazione che andranno ben oltre la struttura agenti. In quel centro andranno dai 200 ai 300 immigrati. Un progetto folle e scellerato, sia sul piano della dislocazione di un centro di accoglienza in un carcere sia per l’inopportunità di una struttura in un’area priva di qualsiasi tipo di servizio ma ricompresa in un compendio ad alta densità abitativa rurale”.

“Tutte le smentite e i reiterati silenzi sulla struttura crollano dinanzi ad un voto politico della Camera imposto dal ministro dell’interno. L’amministrazione comunale, dopo un vergognoso silenzio e peggio inette smentite, si deve opporre a questa ennesima imposizione e chiedere la restituzione di quel patrimonio considerato che è cessata la funzione statale del bene e che, in base all’art.14 dello statuto, nello stesso istante in cui cessa l’originaria funzione statale quel bene immobile deve transitare nel demanio regionale e poi quello comunale. Spero, auspico, – aggiunge il parlamentare di Unidos – che l’amministrazione comunale abbia fatto o intenda fare tutti i passi necessari per fermare questo atto congiunto tra il ministro della giustizia e quello dell’interno”.

“Che questo governo fosse senza scrupoli – tuona l’ex governatore – lo si era compreso da tempo ma con questa ennesima forzatura si conferma la spregiudicatezza con la quale viene gestita la partita dell’immigrazione arrivando ad utilizzare anche un carcere pur di gestire appalti e servizi connessi. Con una spregiudicatezza senza precedenti e senza alcun tipo di remora il ministero dell’interno, decide esplicitamente di ignorare regione e comuni. Un fatto di una gravità inaudita che va ben oltre il fatto in sé”.

“Per questo motivo – ha concluso Pili – serve una reazione netta, forte e chiara per respingere questo ennesimo abuso di Stato”.

 

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