A parte i clamorosi addii di Iker Casillas (dal Real Madrid dove ha vinto tutto si trasferisce nella vicina Portogallo, per difendere la porta del Porto) e di Bastian Schweinsteiger direzione Manchester United, la notizia di mercato che ha più interessato il pallone del Belpaese negli ultimi è la partenza dell’ormai ex attaccante del Milan Stephan El Shaarawy verso il Monaco, in Francia.
Gli opinionisti sportivi si sono scatenati. Chi ha visto di buon occhio la sua cessione (c’è sovrabbondanza di attaccanti in casa Milan, era già stato scartato da Sinisa Mihajlovic che gli preferiva Bonaventura nel ruolo di trequartista), chi ne è rimasto dispiaciuto (è ancora molto giovane, avrà voglia di riscattarsi dopo due anni passati più nelle infermerie e con le stampelle che con il pallone, ha dimostrato di avere talento).
La cessione del già “Faraone”, in realtà, è un’altra dimostrazione della crisi del calcio nostrano. Che continua a riformarsi più con le parole che con i fatti.
Dopo la figuraccia al Mondiale brasiliano – per la seconda volta consecutiva siamo stati rispediti a casa già dopo la fase a gironi – tutti avevano detto che per risollevarsi bisognava puntare sugli italiani e sui giovani nostrani.
Lo abbiamo fatto, certo. Come? Vendendo Darmian al Manchester United, spedendo El Shaarawy al Monaco, mandando nel dimenticatoio Immobile (il Borussia Dortmund si è già stancato di lui, e lo ha trasferito al Siviglia), continuando a far veleggiare Verratti al Paris Saint Germain, dimenticando Balotelli e Cassano.
Già. El Shaarawy, Balotelli e Cassano. Sul primo Antonio Conte aveva anche adottato il nuovo 4-3-3 azzurro nelle ultimissime uscite, gli altri due sono un peso per tutti – così sembra, almeno – ma anche l’emblema del decadimento del calcio italiano.
Mario e Antonio sono diventati due personaggi da “Chi l’ha visto?”.
Nel 2012 – sì, soltanto tre anni fa, non è fantascienza – trascinavano l’Italia in finale agli Europei polacchi e ucraini, ammutolendo persino la Germania in semifinale. Tornati in patria, il lento declino.
Anche l’anno scorso dovevano trascinare l’Italia in Brasile, e invece hanno diviso la nazionale e l’opinione pubblica. Ultima volta insieme in “azzurro” il 20 giugno 2014 a Recife, Italia-Costarica 0-1, i secondi 45′ insieme nel vano tentativo di rimontare il gol di Ruiz.
Anche con i club la storia non è tanto diversa. Messo in vendita dal Milan la scorsa estate dopo averlo acquistato nel gennaio 2013 (in realtà, con la maglia rossonera SuperMario non ha fatto male, anzi), torna in Premier League con la casacca del Liverpool. Ma anche l’Anfield Road non fa per lui, e dopo un annata incolore – 16 presenze, 1 solo gol -, l’allenatore Rodgers lo ha definito inadatto al suo progetto e lo ha escluso dalla tournée in Asia e Australia.
Ora pare lo voglia la Fiorentina di Paulo Sousa. Il “viola” saprà riscattarlo?
Cinque gol ma una presenza insignificante per Cassano nel disastrato ultimo Parma prima di andarsene sbattendo la porta. Un copione già visto mille volte nella sua tormentata carriera.
Tutti esaltano il suo talento cristallino, ma fatto sta che da gennaio è appiedato. Lo voleva il Bari del patron Gianluca Paparesta, in serie B, ma ha declinato gentilmente il ritorno a casa.
La “sua” Sampdoria, invece, continua a rifiutarlo. Basta rivedere le ultime parole del vulcanico presidente Ferrero per capirlo.
Stephan, Mario e Antonio.
Tre stelle che si vanno spegnendosi in un calcio italiano che continua a bruciare nella vergogna del calcioscommesse.

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