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Gianluigi Buffon, espulso dall'arbitro Oliver

Il ritorno dei quarti di finale di Coppa Campioni (scusate, ma a me piace ancora chiamarla così), ha impresso indelebilmente il marchio del Made in Italy. Con la rabbia e con l’orgoglio, tanto per dirla con l’odiata e amata Oriana Fallaci.

E con quattro uomini dai destini diversi. C’è Eusebio di Francesco, che riesce laddove non vi erano arrivati Capello, Spalletti, e quel montato di Garcia. Portare la Roma tra le quattro grandi del vecchio continente, laddove mancava dal 1984. All’epoca in panchina sedeva Liedholm, e c’erano Tancredi, Falcao, Ancelotti, Pruzzo e Graziani. Oggi ci si deve “accontentare” di Allison, Fazio, Florenzi, Manolas, De Rossi e Dzeko. Più che sufficienti per spedire a casa un Barcellona piccolo piccolo anche per meriti giallorossi, e ancora non cosciente che deve rifondarsi per bene, e non con Umtiti, Semedo e Dembele’.

Da Madrid c’è il faccione tutto acciughino di Massimiliano Allegri, che dopo due scoppole tremende, ha finalmente imbrigliato “l’italiano” e italico Zidane. A casa sua, al Bernabeu. Senza Dybala e un Higuain bigio e svogliato. Ma con un Pjanic in più in mezzo al campo, il mai tramontabile Mandzukic e l’indemoniato Douglas Costa. Aggiunto a quel pizzico di ordine tattico, pazienza e convinzione che non guastano. Purtroppo non è bastato per colpa della scellerata e gettata gara dello Stadium, e per alcuni episodi, dettagli che in Europa non le sorridono mai. Ma gli spagnoli, in due giorni, hanno sudato freddo come poche volte.

Da Madrid c’è anche l’ira funesta del Buffon, trasformato nel peggior Medoro. Pesanti ed errate le parole contro l’arbitro, quasi a cercare una riconoscenza che nel pallone non può esistere. Forse meglio prendersela con Benatia e il suo intervento scellerato. Il male dei mali.

Da Monaco di Baviera esce a testa alta Vincenzo Montella. Dopo il “goodbye Mourinho”, ha fatto tremare persino Heynckes, un altro mostro sacro. Ma lui, l’aeroplanino, è cosi. Imprese memorabili e imbarcate da paura. Non ci puoi fare niente.

Eusebio, Max, Gianluigi e Vincenzo. I quattro dello Stivale. E il primo proverà a esserlo anche d’Europa…

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