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barcellona

Gol e spettacolo: un bene per il calcio europeo?

Ma i troppi goal fanno bene al calcio? Alla Champions League sicuramente sì, perché sono un contorno perfetto (anzi no, forse addirittura il piatto principale) della Coppa dalle grandi orecchie più ambita del mondo.

E quindi, se sommiamo le 29 realizzazioni dell’andata e le prime 21 di questa prima parte del ritorno (mancano ancora quattro partite che si disputeranno la settimana prossima), viene fuori che gli ottavi di finali – si, gli ottavi di finale, alias mancano ancora due turni alla finale di Cardiff – hanno già regalato 50 reti. Poco importa se sia davvero un record – probabilmente lo è – perché la cosa certa è che questa Coppa Campioni ha già il suo vincitore morale e ha già fatto registrare l’impresa delle imprese.

È il Barcellona di Luis Enrique, Suarez, Messi e Neymar. La squadra che esattamente un mese fa tutti i giornali e gli opinionisti davano per spacciata, finita, logora dopo il poker subito dal Paris Saint Germain.

Già lei, proprio lei. Ieri al Camp Nou ha riscritto la storia del pallone, facendola diventare leggenda. È riuscita a qualificarsi non vincendo 5-0, ma 6-1, cosa ancora più difficile. Con tre goal negli ultimi sette minuti. Certo, molto probabilmente il rigore di Neymar era inesistente, ma anche questo rientra nel film da Oscar andato in scena in Catalogna. Tanti si interrogano se esista la perfezione. Qualche ora fa ha deciso di dare un assaggio della sua esistenza.

Per il resto, poi, è stata tutta ordinaria amministrazione, perché è andato tutto come previsto. Il Napoli che doveva uscire con il Real Madrid. Il Borussia che si è sbarazzato del Benfica. Il Bayern Monaco che ha fatto l’Arsenal a polpette.

Napoli-Real Madrid 1-3

I ragazzi di Sarri ci hanno provato, hanno toccato da vicino la rimonta, ma poi hanno dovuto arrendersi ai loro errori difensivi, all’incapacità di mantenere il vantaggio (tre volte nelle ultime quattro partite disputate. Due volte Real e Juventus. In vantaggio, poi ne ha subiti sempre tre), alle capocciate di Sergio Ramos, alla maggiore esperienza dei Campioni del mondo in carica.

Per sperare di vincere, i campani dovevano giocare a spron battuto per tutti i 90′, e non soltanto 45′. É mancata furbizia, certo, ma anche inesperienza e una rosa all’altezza della situazione. Era un ostacolo impossibile da superare, quello madrileno, e così è stato. Ma anche loro, i galacticos, hanno avuto paura di non farcela, almeno per un po’. Va bene così, per il momento, a patto che il processo di crescita non si fermi.

Arsenal-Bayern Monaco 1-5

Qui la qualificazione era già stata decisa all’andata. Troppo forte la banda Ancelotti per questo Arsenal leggerino e troppo vulnerabile. Cinque gol rifilati all’andata, e altrettanti al ritorno (martedì, però, i Gunners hanno giocato in dieci tutto il secondo tempo), per una prova di forza netta e roboante.

I tedeschi sono la squadra più in forma d’Europa, e i favoriti di diritto della competizione. E, lo abbiamo già scritto in altre circostanze, Ancelotti sembra rivivere la stessa (prima) annata al Real Madrid.

Era il 2013-2014: fino a dicembre era in bilico, poi da gennaio ha trovato le misure giuste e ha condotto i blancos alla decima Champions. Con tanto di 0-4 nella semifinale di ritorno al Bayern di Pep Guardiola.

Borussia Dortmund-Benfica 4-0

Anche in Germania, in casa Dortmund, è andata secondo i pronostici. Certo, c’era da ribaltare lo 0-1 in terra di Portogallo, ma questa volta Aubameyang ha fatto quello che sa fare, e riscatta l’imbarazzante prova dell’andata (il suo rigore, un mese fa, sembrava la fotocopia sbiadita di quello di Costacurta nella finale Intercontinentale del 2003).

Per i ragazzi di Thomas Tuchel, quindi, la Champions continua, ma sembrano essere la squadra più debole delle otto che rimarranno. A meno che il Leicester non sbatta fuori il Siviglia.

Barcellona-Psg 6-1

Cos’altro dire della sfida di ieri al Camp Nou? Gli aggettivi si potrebbero sprecare, e già qualcuno ne ha affibbiato uno. Mesmerico, scomodando le teorie settecentesche di Franz Anton Mesmer, un medico tedesco.

Luis Enrique, alla vigilia, aveva detto che il Barcellona era in grado di fare sei goal ai francesi. Sembrava una di quelle tante frasi che si usano in conferenza stampa per spaventare gli avversari. E invece ci ha visto giusto, come se fosse un regista che già sapeva il film che sarebbe stato proiettato di lì a poco.

È la prima volta, in Champions, che una squadra recupera un 4-0 subito all’andata. Ma loro sono mes que un club e il loro fortino ha qualcosa di inspiegabile.

Già, inspiegabile. Come può spiegare il Paris Saint Germain questa debacle storica? Non può, perché certe partite vanno oltre tutto.

E Unai Emery, il tecnico parigino? A caldo ha parlato di responsabilità arbitrali, ma forse un esorcista, il più bravo che ci sia, non gli farebbe male. Oppure qualche Santuario sperduto di montagna.

Top e flop

Top

Aubameyang: dopo la nottataccia di Lisbona, si rimette gli abiti giusti, prende per mano il Borussia e lo conduce al passaggio del turno con una tripletta.

Neymar: nella serata folle di ieri, il talento brasiliano ci mette lo zampino con due reti e l’assist vincente per il goal di Roberto. All’andata non ha visto palla, ieri si è ripreso con gli interessi.

Sergio Ramos: è l’uomo provvidenza del Real Madrid. Tutti sappiamo dei suoi gol salvifici (l’Atletico Madrid non lo ha ancora dimenticato dal 2014), e anche al San Paolo si è dimostrato tale.

Flop

Psg: quando perdi 6-1 una partita, è difficile dare la colpa a un singolo giocatore, è tutta la squadra che sale sul banco degli imputati. E un ko del genere lascia cicatrici più di una finale di un Mondiale persa in pieno recupero con un’autorete…

De Laurentiis: il vulcanico patron del Napoli ci ricasca e si scatena in conferenza stampa, questa volta dando la colpa alla stampa del Nord nemica della sua squadra. Caro Aurelio, la vita non è solo fatta di cinepattone.

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