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Tutto, rigorosamente, secondo copione. E, forse, è meglio così. Dopo il ritorno dei primi quattro Ottavi di finale della Coppa Campioni, il titolo del film riassuntivo potrebbe essere questo. Sicuramente un po’ scontato, forse prevedibile, ma è la verità dei fatti. Perché succede, infatti, che questa edizione della Champions League, diversamente dalle annate precedenti, molto difficilmente vedrà meteore o facce nuove al banchetto nuziale delle otto pretendenti finali.

Al momento, alla prima stazione della cena di Trimalcione che porterà alla finale di Kiev, c’è chi doveva esserci. Il Real Madrid, bis campione in carica e troppo forte per un Paris Saint Germain pieno zeppo di figurine e privo di quella più prestigiosa. Il Manchester City, che già 20 giorni fa aveva fatto polpette del Basilea. La Juventus, tanto coriacea quanto fortunata a far fuori un Tottenham che non ha assolutamente demeritato. Il Liverpool, assente di lusso nelle ultime stagioni ma una grande del pallone continentale. Per imbandire le tavola, si attende una settimana. E, con possibilità di essere smentiti, Barcellona, Roma, Bayern Monaco e Manchester United.

LIVERPOOL-Porto 0-0 (0-5)

Si trattava di una formalità all’Anfield Road, dopo la scorpacciata all’andata dei ragazzi di Klopp. E così è stato, in una gara che aveva e ha avuto poco da raccontare. Per i lusitani secondo stop consecutivo agli Ottavi di finale, dopo lo stop contro la Juventus della passata stagione. I Reds, invece, sono tra le otto regine d’Europa dopo alcune stagioni di latitanza.

MANCHESTER CITY-Basilea 1-2 (0-4)

Anche da Manchester non c’era nulla da poter pretendere. I citizens di Guardiola, dominatori in Premier League e freschi vincitori della Coppa di lega, avevano già staccato il biglietto con il poker rifilato in Svizzera, e ancora di più dopo il vantaggio iniziale di Gabriel Jesus a domicilio poi ribaltato dagli elvetici, che vincono solo per chiudere con orgoglio. Gli inglesi, come già ribadito più volte, sono da considerare tra le favorite per la vittoria finale, ma si sa che in queste competizioni contano tante variabili impazzite. La più terribile è il sorteggio.

Paris Saint Germain-REAL MADRID 1-2 (3-1)

Nell’ottavo di finale con più stelle sui rettangoli di gioco, a vincere sono quelle che hanno da anni formato una squadra e racimolato l’esperienza. I due volte Campioni d’Europa e del mondo in carica che, magari avranno pure bisogno di una fisiologica ventata di freschezza a fine stagione, ma su certi appuntamenti sono infallibili.

Certo, il 52 per cento della qualificazione era già stato deciso all’andata, a Madrid, tra un rigore molto generoso, un goal su rimpallo, una conclusione deviata, ma martedì a Parigi si sono consolidate le fondamenta aggiungendo l’ingrediente dell’esperienza. Perché le merengues, e lo abbiamo imparato nelle ultime due stagioni, sanno anche giocare un calcio all’italiana e in Francia hanno fatto tutto quello che dovevano fare per passare il turno. I campioni di Francia, invece, vedono ancora nero dinanzi al cartello degli Ottavi di finale, e sempre contro una spagnola.

Facile la morale: milioni e milioni di euro spesi per vincere il solito Campionato e, magari, anche la Coppa nazionale. Il nulla per Emery, che sicuramente verrà silurato a fine stagione. E tante condoglianze a Dani Alves, che ha scelto Parigi per vincere la Champions…

Tottenham-JUVENTUS 1-2 (2-2)

Per i campioni d’Italia è la terza volta (su quattro) che arrivano tra le otto migliori del Continente con Massimiliano Allegri in panchina. Attenzione, però. Oltre alla qualificazione – diciamo la verità – da salvare c’è soltanto il risultato. E il prestigio di aver vinto a Wembley.

Perché dinanzi a un Tottenham tutta corsa, tecnica e fisicità e molto più tosto di quello che si pensava alla vigilia, i bianconeri hanno sofferto come poche volte capitato in questa stagione, e per oltre metà gara.

Hanno rischiato tantissimo, subito il gollonzo dello svantaggio, di crollare psicologicamente, e di essere un po’ a corto con il fiato, le gambe oltre che con gli uomini.

In definitiva, a Londra è come se si stesse girando la prosecuzione della sfida contro la Lazio di sabato, ma con molti più grattacapi. Ci hanno pensato due guizzi dei singoli, e in casa bianconera ve ne sono tanti, e alcuni cambi tattici fortunosi di mister Acciughina ad acciuffare la qualificazione.

Ma non è una novità da Vinovo perché la Juventus, in queste sette stagioni, ha vinto tante battaglie quando non lo meritava. E in più c’è Higuain, che mai come quest’anno è presente quando i goal contano…

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