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Juventus-Real Madrid

Al dessert gallese finale, che sarà servito sabato 3 giugno, ci saranno una spagnola e un’italiana.

E non è una novità, perché è stato così anche nel 1957 (Real Madrid-Fiorentina), 1958 (Real Madrid-Milan), 1964 (Inter-Real Madrid), 1992 (Barcellona-Sampdoria), 1994 (Milan-Barcellona), 1998 (Real Madrid-Juventus), 2015 (Barcellona-Juventus).

Questa volta, anno domini 2017, davanti ai 66mila spettatori dello stadio di Cardiff, a contendersi la Coppa dalle grandi orecchie saranno il Real Madrid (eh si, sempre lei, che volete farci) e la Juventus.

La prima ha fatto fuori, nel derby tutto cittadino, l’Atletico Madrid, praticamente out già dopo il tris di Cristiano Ronaldo all’andata.

La seconda non ha ha lasciato scampo al sorprendente Monaco, che ha potuto far poco sia in gara uno che in gara due.

È normale che la prima cosa da chiedersi in questi casi se sia la finale più giusta. Stavolta il sì è scontato, perché le merengues e i bianconeri hanno dimostrato, ciascuno con le proprie caratteristiche, di meritarsi quest’ultimo importante palcoscenico.

Da un lato, allora, ci sarà il Real Madrid. I campioni d’Europa in carica. La squadra che ha già alzato 11 volte il trofeo al cielo, alla 14esima finale, e la prima compagine – dal 1997, e quella volta fu proprio la Juventus, guarda caso – a ripresentarsi in finale dopo aver vinto la Coppa l’anno precedente.

Che, quando all’atto conclusivo ha incontrato una squadra italica, non ha quasi mai sbagliato, tranne che contro l’Inter di Helenio Herrera nel 1964.

Che è alla terza finale negli ultimi quattro anni.

Che ha sempre segnato nelle 62 partite disputate quest’anno.

Che è è un arsenale di talenti che quando vuole, e in Europa accade spesso, sa onorare persino il lavoro sporco.

La fama e la storia della Champions league, quindi.

Dall’altro lato, ci sarà la Signora d’Italia. Quella che ha vinto il trofeo soltanto due volte (1985, 1996), che è alla sua nona finale, la seconda negli ultimi tre anni, la sesta negli ultimi 21.

Nella storia del più importante trofeo per club del vecchio Continente, la Juventus è stata la prima squadra a battere il Real nel proprio domicilio (14 febbraio 1962) e l’ultima a eliminarlo (semifinali dell’edizione 2015: 2-1 allo Stadium, 1-1 a Madrid).

Anche se brucia ancora tanto la finale del 1998, vinta dagli spagnoli con un gol in fuorigioco di Predrag Mijatovic.

Ma questo è amarcord. I dati più freschi dicono che i campioni d’Italia arrivano in Galles dopo aver annichilito il Porto, fatto fuori apparentemente senza affanni il Barcellona, lasciato le briciole al giovane, frizzante ma assai acerbo Monaco.

Affermano anche che sono ancora imbattuti, quest’anno, in Europa e che, nelle gare a eliminazione diretta, sono arrivati cinque successi e un pareggio.

Hanno subito soltanto tre goal in 12 partite, una cosa da record o quasi.

Forse – e ripetiamo forse – rispetto a due anni fa hanno il centrocampo più leggerino (hanno preso altre strade Pirlo, Vidal e Pogba), ma nel complesso è più completa, più matura, più sicura dei propri mezzi.

C’è fame, dunque, a Vinovo. E voglia di rivalsa.

Lecito, poi, domandarsi che sfida sarà? I talenti non mancano, perché i blancos hanno Kroos, Modric, Casemiro, Isco, James Rodriguez, Bale, Benzema, Morata e Cristiano Ronaldo, già giustiziere di Bayern Monaco e Atletico Madrid.

I torinesi hanno Buffon, la difesa più forte d’Europa, Pjanic, Cuadrado, Dybala, Mandzukic, Higuain. E magari dimentichiamo pure qualcun altro.

E che dire dello scontro incrociato tra Zinedine Zidane (nel 1998 piangeva in maglia bianconera nella finale di Amsterdam, adesso può essere il primo allenatore, dopo Arrigo Sacchi, a vincere due finali consecutive) e Massimiliano Allegri, che sarà pure acciughina come è scherzosamente chiamato, ma che ha macinato chilometri e ha dato alla Juventus una chiara dimensione europea?

Atletico Madrid-REAL MADRID 2-1 (TOTALE 2-4)

Dopo lo 0-3 ricevuto al Bernabeu, i Colchoneros di Diego Simeone dovevano fare l’impresa. E in effetti, l’ordalia del Vicente Calderon c’è stata, ma è durata una quarantina di minuti. Il tempo che i guerriglieri del Cholo prendessero possesso di un romanzesco 2-0, per poi essere ricacciati da un prodigio tutto applausi di Benzema, e dal pugnale di Isco. Ieri sera – ma non è una scoperta – si è avuta la sensazione che se attaccati, pressati e stuzzicati, i campioni d’Europa sono tutt’altro che un’armata da brividi, e possono andare in confusione. Appunti per i bianconeri, insomma.

JUVENTUS-Monaco 2-1 (TOTALE 4-1)

Anche allo “Stadium”, ci si aspettava l’assalto dei menegaschi, dopo la pesante sconfitta interna.

Ma qui, i francesi sono durati solo 10′, perché poi hanno iniziato a fare quello che non dovevano fare (spaccarsi in più spezzoni e lasciare voragini per gli avanti italiani) ma che invece ci si aspettava facessero, e non c’è stata più partita. I bianconeri entravano da tutte le parti, e il punteggio poteva essere decisamente più ampio. Quello che sorprende della Juventus è il suo essere camaleontico, perché è capace di alternare più copioni all’interno della stessa recita. Dal catenaccio all’attacco frontale.

Idee precise, non semplici dettagli.

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