ROMA (l’Opinione Pubblica) – Quella che doveva essere solo l’ennesima giornata difficile si è trasformata in una vera e propria Caporetto per la Borsa di Milano. Il 20 gennaio, infatti, la crisi delle banche nazionali ha toccato il suo apice affondando Piazza Affari che ha perso il 4,8%.

Le perdite più consistenti sono state registrate da Carige (-17,76%) e MPS ( -22,20%) seguite da Banco Popolare (-10,88%),  Saipem (-10,44%) e Unicredit (-7,77%).

La tempesta sui mercati è arrivata proprio nei giorni più tesi sull’asse Roma – Bruxelles: venerdì scorso Juncker aveva attaccato frontalmente Renzi per le sue continue critiche all’Ue. Dopo la risposta piccata del premier italiano, lunedì il clima si era fatto ancora più incandescente quando fonti diplomatiche europee, dietro le quinte ma non troppo, avevano parlato di “mancanza di un interlocutore a Roma”.

Una specie di avvertimento all’ex sindaco di Firenze lanciato da Bruxelles in concomitanza con l’apertura della settimana nera per la Borsa italiana.

Che ci sia un collegamento tra le due circostanze? Un’ipotesi, ad esempio, sostenuta da un vecchio professionista della politica come Rino Formica. In un’intervista a IlSussidiario.net, l’ex ministro socialista ha criticato Renzi per aver intrapreso un braccio di ferro che non può permettersi con l’Ue finchè non proporrà una via d’uscita concreta dalla crisi finanziaria ed istituzionale continentale. Anzi, per Formica, il protagonismo del premier rischia di esporre l’Italia, unico paese in cui il governo non interviene nel mercato, all’ingordigia degli speculatori internazionali. Di parere diverso l’economista Luigi Zingales su IlFattoQuotidiano che rifiuta di accostare il crollo in Borsa delle banche italiane al calo di credibilità politica del governo Renzi a livello europeo e non ritiene si sia trattato di un attacco speculativo.

Renzi o non Renzi, la resurrezione del MPS (e di Carige) in questi ultimi due giorni non cancella i sospetti di un possibile attacco speculativo di cui la banca sarebbe stata vittima. Un attacco che, secondo l’autorevole quotidiano La Stampa, sarebbe partito oltreoceano: tre grossi fondi speculativi statunitensi, profittando della tribolazione della banca senese, sarebbero stati protagonisti di una gigantesca operazione ribassista che avrebbe poi innescato la psicosi tra gli azionisti ed affondato il titolo Mps. Obiettivo: portare cosi in basso il titolo da obbligare la dirigenza a svendere i crediti deteriorati a fondi specializzati legati in qualche modo ai mandanti di quest’operazione. Una ricostruzione, quella della testata piemontese, confermata anche dall’imprenditore Alessandro Falciai (azionista di MPS) secondo cui “Il concentrarsi delle vendite nel pomeriggio fa pensare che ci possa essere una mano Oltreoceano”. Che dietro al crollo in Borsa ci fosse un’attività di short selling (cioè una scommessa al ribasso del titolo) è parso evidente quando la Consob si è vista costretta a vietare questa vendita allo scoperto nel bel mezzo della bufera abbattutasi su MPS.

Ma la psicosi degli investitori non può stupire visto che è ancora fresco il ricordo del crack dei 4 istituti locali (Popolare Etruria, CariChieti, Banca Marche, CariFerrara) e l’introduzione del cosiddetto bail-in da parte del governo Renzi (recependo la normativa europea) rischia di far traballare la fiducia degli italiani nella solidità del sistema bancario nazionale. Con il bail in, infatti, non sarà più lo Stato a dover salvare la banca in fallimento ma gli azionisti e, se non dovessero bastare i soldi di questi ultimi, i correntisti con depositi superiori a 100.000 euro. Inevitabilmente, la legge sul salvataggio interno (impostaci dall’UE) ha reso l’antico istituto senese un osservato speciale alla luce delle difficoltà che sta vivendo in questi ultimi anni. L’Europa a trazione tedesca, dunque, ha imposto all’Italia di non poter salvare le banche tricolore che navigano in cattive acque.  Tutto questo, però, dopo che la Germania ha riversato 500 miliardi di euro  pubblici nelle casse degli istituti teutonici piegati dalla crisi del 2008.

Nico Spuntoni

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