Calcio Cinese - Chinese Super League

PECHINO – Il calciomercato in Cina è solo al giro di boa dato che le squadre della Chinese Super League avranno tempo fino al 27 febbraio per darsi battaglia a colpi di acquisti e cessioni. Eppure già allo stato attuale sono possibili alcune considerazioni. Innanzitutto la Cina spende, e tanto. Gervinho dalla Roma allo Hebei China Fortune (18 milioni di euro), Guarin dall’Inter allo Shanghai Shenhua (13 milioni), Ramires al Jiangsu Suning (33 milioni): acquisti eccellenti che sicuramente andranno a impreziosire il tasso tecnico della massima competizione calcistica cinese.

Ciò che può far ben sperare i tifosi, presidenti e dirigenti cinesi è che questi nuovi acquisti non sono giocatori oramai sul viale del tramonto che tentano l’esperienza di fine carriera, bensì giocatori che nel pieno della loro crescita sentono il richiamo di una nuova opportunità, magari non solo tentati dai milioni di yuan che andranno a guadagnare, ma anche affascinati dai progetti calcistici della realtà cinesi.

La squadra di Nanchino, che ha acquistato Ramires dal Chelsea e ha scelto come allenatore Dan Petrescu, ha vissuto negli ultimi mesi un passaggio di consegne che ha portato la Suning, una delle più grandi aziende private in Cina nel settore della vendita di apparecchi elettronici, a sostituire la vecchia proprietà. C’è da credere che il colpo piazzato per il centrocampista brasiliano ex Chelsea (il giocatore più pagato nella storia del calcio cinese) non sarà l’ultimo.

Sfumato l’accordo con Luiz Adriano, nell’ultimo mese disponibile la nuova dirigenza vorrà sicuramente rifarsi, magari tornando a pescare qualche giocatore dal nostro campionato (Rodrigo Palacio oramai relegato a ruolo di comparsa nell’Inter con l’arrivo di Eder e Doumbia, tornato alla Roma dal prestito al CSKA, i più appetibili).

A sedersi sulla panchina del Beijing Guoan, la squadra della capitale, è arrivato Alberto Zaccheroni, dopo un’inziale rifiuto da parte di un altro italiano, Cesare Prandelli. L’allenatore romagnolo, ex allenatore della squadra nazionale giapponese, potrà contare sulle prestazioni del venticinquenne brasiliano Kleber, arrivato la scorsa estate dal Porto.

Un’altra conoscenza del calcio italiano, Sven Goran Eriksson, è arrivata alla terza stagione sulla panchina dello Shanghai SIPG, la squadra nell’ultimo campionato ha dato battaglia fino all’ultima giornata nella lotta al titolo. Lo svedese è riuscito a strappare ai rivali del Guangzhou Evergrande l’attaccante brasiliano Elkson (72 goal in 95 partite nella sua esperienza cantonese). Le modalità di questo passaggio di casacca rivelano molto sullo stato attuale del calcio cinese. In una nota rilasciata dal club di Guangzhou si rivela che il giocatore è stato venduto a un club rivale “nel tentativo di supportare la squadra di Shanghai a fare bene nella Champions League d’Asia” e per “gloria nazionale”.

Jiangsu Suning e Beijing Guoan, Shanghai SIPG e l’incognita Hebei China Fortune (che oltre ad aver acquistato Gervinho si è anche assicurata le prestazioni di Stephan Mbia) saranno le compagini che daranno battaglia al Guangzhou Evergrande nella corsa al titolo.

Acquisti eccellenti, nuovi allenatori europei che approdano sulle panchine cinesi, due vittorie della Champions League d’Asia nelle ultime tre edizioni portate a casa dalla squadra di Canton (con Lippi la prima e Scolari la seconda) sono i sintomi di una crescita dal punto di vista degli investimenti e dei risultati sportivi, ma non solo. A conferma dello sviluppo sotto il profilo commerciale della Chinese Super League c’è l’ultimo accordo con la compagnia di assicurazioni Ping An (title sponsor del massimo campionato cinese dal 2014 al 2018) il più consistente sia in termini monetari che di estensione del contratto.

È evidente che il sogno cinese del pallone stia trovando una strada tutta sua, incendiato da una parte delle logiche di mercato nel settore dell’industria dell’entertainment e dall’altra sorretto da bisogni che vanno al di là del semplice coinvolgimento sportivo. Si tratta di una rincorsa, quella cinese, che punta a fare dell’antico Impero al centro, una superpotenza calcistica.

Proprio in questa prospettiva, il governo centrale di Pechino, a marzo 2015 aveva reso pubblico il Piano Generale per la riforma e lo sviluppo del calcio cinese. La riforma in questione promuoverà profondi cambiamenti all’interno dell’industria dello sport cinese, di cui il calcio sarà il portavoce oltre che pioniere.

Il piano di riforma del calcio cinese non ha infatti solo come obiettivo la svolta nell’ottenimento di risultati sportivi ma si propone anche, nel lungo termine, di rappresentare una spinta per un sano e rapido sviluppo dell’industria sportiva del paese. In questo modo, l’obiettivo di raggiungere i 5 biliardi di yuan come valore della produzione nel settore sarà facilmente raggiunto. Le esternalità e l’effetto spillover derivante andranno conseguentemente a beneficiare l’intero sistema economico cinese, non solo gli amanti del pallone.

In conclusione, la riforma del calcio uscita direttamente dall’Ufficio Generale del Consiglio di Stato, è in linea con le trasformazioni economiche cinesi. Lo spostamento verso un’economia che si poggi maggiormente sui consumi interni è un obiettivo dichiarato del 13° piano quinquennale cinese,emanato dal Comitato Centrale del partito comunista cinese a fine 2015 e che prende in considerazione il lustro 2016-2020 (all’interno del quale è stata abolita la legge del figlio unico). E lo sport rientra a pieno titolo in questo progetto.

Perlopiù l’economia cinese, cresciuta così velocemente negli ultimi quattro decadi, ha creato anche alcuni nuovi problemi come ad esempio l’inquinamento dilagante. E il calcio, da questo punto di vista, può aiutare: è un’industria verde, un’industria del futuro.

Nonostante i reclami, i fallimenti passati, e le perplessità che permangono sui futuri sviluppi del calcio cinese, una cosa è evidente, la Cina fa sul serio.

Andrea Bisceglia