christchurch il giorno dopo

L’attentato di Christchurch alla comunità islamica della Nuova Zelanda, lo scorso 15 marzo che ha causato la morte di 49 persone e ne ha ferite 20, ha stimolato la riflessione politica non solo all’interno del paese dei Kiwi, ma soprattutto a livello internazionale.

Dei primi commenti in merito alla terribile strage terroristica di venerdì, a meravigliare più di ogni altra cosa è la tendenza delle solite fazioni a strumentalizzare eventi di tale portata per una spicciola e mediocre polemica politica. Il tentativo di un folle, come Brenton Tarrant, di fare evidentemente pulizia etnico-religiosa dei musulmani della Nuova Zelanda e del continente oceanico, diventa occasione per imputare al proprio avversario populista le proprie posizioni su immigrazione, sovranità popolare, politica internazionale e chi più ne ha più ne metta.

Da parte delle sinistre mondiali, ma in particolare quella italiana, il solo fatto che Tarrant si sia ispirato a Luca Traini, il killer della strage di Macerata del febbraio del 2018, per la strage di Christchurch, ciò è sufficiente a dare a Salvini la responsabilità per ogni violenza e ogni discriminazione di origine etnica e religiosa. La prova che le politiche del governo italiano o le posizioni di chiunque abbia il coraggio di criticare i fenomeni negativi della globalizzazione, siano completamente sbagliate se non pericolose per la sicurezza dei cittadini o della democrazia liberale.

La sinistra neoliberista costretta a dover subire abitualmente l’incoerenza tra le proprie posizioni sull’integrazione e la dura realtà che emerge nelle tragiche giornate alle quali il terrorismo islamico ha costretto spesso e volentieri l’Europa, ora ha l’opportunità di attaccare, tenta di mettere sullo stesso piano i due estremismi, come una sorta di mal comune mezzo gaudio, uno scheletro nell’armadio da attribuire ai cosiddetti populisti e sovranisti, lasciando intendere, come al solito, che fra populisti o suprematisti, fascisti o sovranisti non ci sia alcuna distanza.

D’altro canto, dall’altra parte della barricata populisti e sovranisti dimostrano un certo non giustificato imbarazzo per quel che riguarda la tragedia di Christchurch. Secondo uno dei più famosi opinionisti di Destra Milo Yiannopoulos tragedie come quella di venerdì dipendono dal fatto che gli establishment dell’Occidente assecondano “la barbara sinistra” e “culture religiose straniere”.

Whatever you think about her, Candace Owens had nothing to do with what happened in New Zealand. People aren’t…

Posted by Milo Yiannopoulos on Friday, March 15, 2019

Dichiarazioni con le quali l’intellettuale americano di origine greca è stato bandito dall’Australia.

Peggio di lui fa il direttore de “La Verità” Maurizio Belpietro con un tweet che ha fatto molto discutere. Nel proprio editoriale l’ex direttore di Libero condanna il gesto degli estremisti suprematisti, ma ributta la palla nel campo avversario, come se ci fosse un qualcosa da difendere. “L’occidente condanna i suoi bastardi – titola Belpietro – ma a parti rovesciate ha sempre balbettato”.

Polemiche e chiacchiere fuori dal mondo, globalisti e populisti danno vita a un derby continuo dell’Occidente che finisce per avere la meglio su qualsiasi obiettiva riflessione. Sebbene possiamo annoverare Nuova Zelanda e Australia, ancora formalmente governate dalla corona britannica, parte della civiltà occidentale, la breve storia dell’Oceania imporrebbe di guardare un po’ più su del proprio palmo di naso. Le comunità islamiche neozelandesi non possono essere paragonate alle orde di popolazioni africane che da decenni arrivano nel continente europeo. Strettamente parlando la Nuova Zelanda era inizialmente abitata popolazioni di origine polinesiana, che hanno fondato la cultura Maori sin dal XIII secolo soltanto sette secoli fa. Per diverso tempo in seguito alla colonizzazione inglese sono stati soprattutto i popoli britannici ed europei ad aver abitato il paese dei Kiwi, soppiantando proprio i maori. Nei primi anni del ‘900 la richiesta dei governi avvicendatesi a Wellington era di lavoratori europei “skilled”, cioè altamente specializzati, mentre dagli anni ’50 e ’60 il governo ha incoraggiato l’immigrazione di lavoratori “unskilled” dai paesi dell’Asia Pacifico.

Inoltre sebbene Wellington sia conosciuta per il proprio aiuto ai rifugiati della Seconda Guerra Mondiale, prendere la residenza in Nuova Zelanda come in Australia è tutt’altro che facile e bisogna dimostrare la propria voglia di lavorare prima di ottenere il visto non turistico. Non esattamente una passeggiata, come si vorrebbe che fosse in Europa. Parliamo in definitiva di un contesto del tutto diverso da quello europeo o statunitense, per il quale bisogna bandire ogni semplificazione. Anche dal punto di vista religioso, sebbene il cristianesimo domina ancora il paese, esiste ben il 40% di di neozelandesi che non appartengono ad una religione istituzionale, ben il 7-8% della popolazione appartiene invece ad altre confessioni come buddhismo, islamismo e hinduismo.

Per quanto riguarda il dopo-attentato la Nuova Zelanda ha annunciato con una dichiarazione del premier Jacinda Ardern che la legge sulle armi da fuoco verrà modificata il prima possibile. “Dopo tre tentativi – spiega il primo ministro – è ora di cambiare questa legge”. Il governo neozelandese ha annunciato di aver ricevuto le condoglianze di tutti i leader del mondo, compreso il presidente americano Donald Trump, che tuttavia ha dichiarato che nel caso dei terroristi di estrema destra si tratta di “un piccolo gruppo di individui”, sostenendo che non esiste una minaccia di estrema destra nel mondo. Brenton Tarrant, uno degli attentatori, è stato invece beccato dai giornalisti compiere il gesto suprematista durante la prima udienza del processo a suo carico.

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