Oramai è chiaro. Non ha alcuna importanza che si tratti di politici, o di tecnici prestati alla politica. Il tenore delle loro affermazioni è sempre lo stesso. Possiamo essere bamboccioni, incontentabili o qualsiasi altro aggettivo. Addirittura, la soluzione migliore sarebbe proprio toglierci dai piedi, cosicché questi signori possano agire indisturbati, ovviamente senza alcuna investitura popolare.

L’ultima perla contro i giovani (e non sono solo loro l’obiettivo del loro odio, si badi bene), arriva dal Ministro del Lavoro (colui che è investito del potere di avviare politiche per crearlo), Giuliano Poletti, e riguarda la fuga dei giovani all’estero in cerca di un’occupazione. Se in centomila sono scappati dall’Italia, per Poletti “non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

In un qualsiasi altro Paese, dopo una simile frase, chiunque avrebbe l’obbligo di dimettersi. In Italia, non è così. Questi signori falsificano titoli di studio, ricorrono all’insulto, all’irriverenza forti della loro intoccabile posizione. Eppure nei rari casi che il popolo è interpellato alle urne, le loro politiche vengono bocciate grazie a delle sonore batoste. Proprio per questo i liberal nostrani vorrebbero privarci totalmente del diritto di voto, soprattutto quando non risponde agli obiettivi sperati. La situazione è ancora più assurda se si considera proprio il tema del lavoro  e l’apocalisse che sta vivendo il Mezzogiorno d’Italia.

E’ chiara una cosa. La casta non solo si auto-protegge, si auto-elegge e gode di privilegi assurdi, ma ci odia. Nutre un astio profondo per il popolo che rappresenta. Non solo la sinistra si è allontanata dalle categorie produttive che dovrebbe proteggere, ma tenta in tutti i modi di distruggerle. Ricordiamo che un deputato di SEL (ex branca del PD), Arcangelo Sannicandro, 73 anni, avvocato e parlamentare “comunista” (da 400mila euro l’anno) ha pronunciato, in Parlamento, circa la possibilità di tagliare gli stupendi le seguenti parole: “Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?”. 

Rileggiamo attentamente. Non ha detto “non siamo spazzatura”, ma ha detto metalmeccanici. Il disprezzo più totale della classe operaia è in queste parole. Quelli stessi operai che venivano invocati nei manifesti del PD quale “pubblicità” per un voto positivo al referendum costituzionale. Per chi non li avesse mai visti, un esempio era costituito da “Massimo, 49 anni, operaio. Voto sì”. Non stupisce se proprio gli elettori delle periferie, i giovani senza lavoro, gli operai abbiano scelto di bocciare tutte le scelte governative, rispedendo al mittente il Governo Renzi. Assurdo sentire, nei salotti buoni televisivi, un parlamentare quale Matteo Richetti (PD) asserire che il PD debba riprendersi le periferie, avendo vinto il partito solamente nei centri storici. Assurdo proprio perché i loro stessi esponenti dicono che difendere la classe operaia è cosa da “vecchia sinistra”.

Oramai, non esiste altra soluzione, per i giovani, per gli operai, per qualunque cittadino. Questa classe politica va eliminata. Loro ci odiano, e non hanno diritto alcuno di sedere in Parlamento, luogo dove si decidono i destini della Nazione. Sono privilegiati che non si accontentano di ciò che hanno, ma ci deridono, sia che siamo anagraficamente giovani, sia che si appartenga ad una classe sociale inferiore. Non servono manovre di sfiducia da parte di colleghi parlamentari, e nemmeno il buonismo e la comprensione. Si tratta del nostro futuro.

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