Henok Mulubrhan
Foto di proprietà di Bardiani CSF Faizanè

La notizia è certamente delle più ghiotte per gli appassionati di ciclismo non soltanto nostrano ma anche africani ed in particolare eritrei: il campione continentale africano, nato in Eritrea, Henok Mulubrhan, gareggerà nella storica squadra corse Bardiani CSF Faizanè. Dopo le ottime prestazioni sportive dimostrate in BikeAid ed in Qhubeka NextHash, col quale il campione eritreo di ciclismo avrebbe dovuto gareggiare al World Tour, sarà dunque la squadra veneta da quarant’anni sostenuta da un grande decano dello sport ciclistico italiano come Bruno Reverberi ad aggiudicarsi questo nuovo e promettente talento del pedale.

Parliamo di un giovane di 22 anni, nato ad Asmara, che nella squadra di Reverberi figura per giunta come il primo campione africano sinora assoldato. Chi pensa ai veneti come persone diffidenti o poco inclini a certe “aperture”, si sbaglia di grosso perché in realtà essi hanno l’occhio molto fino e di fronte alla bravura non esitano a considerarti uno di famiglia. Ed infatti così ha detto il giovanissimo Henok, commosso dalla novità: “Sono veramente grato alla famiglia Reverberi e al team Bardiani CSF Faizanè per l’opportunità che mi hanno assicurato”.

Henok non è un puro scalatore, come ha dichiarato, ma è giovane e sicuramente ama le sfide: ragion per cui s’è subito dichiarato entusiasta di cimentarsi in questa nuova sfida, che lo vedrà molto probabilmente sfidare altri agguerriti ciclisti nelle gare alpine e dolomitiche. Del resto, il suo curriculum è di tutto rispetto: prima di conquistare, lo scorso 27 marzo, il titolo di Campione Continentale dell’Africa, nell’ambito degli Under23 aveva conquistato la settima posizione al Giro della Val d’Aosta, la terza ad Imola e la sesta al Giro dell’Appennino 2021. E’ dunque un corridore versatile, che può darsi con promettente facilità tanto alle salite quanto ai percorsi sul piano e sul falsopiano.

Di lui così parla lo stesso Reverberi: “Nell’ultimo anno, all’interno del #GreenTeam (…), abbiamo aperto ad alcuni giovani corridori di altri paesi alla ricerca di talenti e mossi soprattutto da un grande desiderio di emergere. Il ciclismo africano negli ultimi anni è cresciuto un sacco. Ci siamo orientati su questo ragazzo ancora prima del 27 marzo (…), quando un altro grande atleta eritreo ha conquistato uno storico primo posto a Gent [Biniam Ghirmay, NdR]”. In effetti anche Biniam Ghirmay, nella sua vittoria al Giro delle Fiandre, ha colpito tutti: andava avanti come se stesse danzando, aggiudicandosi così con tranquilla facilità un primo posto su cui altri probabilmente avevano invece fortemente scommesso.

A questo punto nulla vieta che per Henok, al di là dell’apparizione come “pro-rider” nel Giro d’Italia, non possano prospettarsi avventure importanti come ad esempio il Giro delle Dolomiti, indubbiamente molto seguito dagli appassionati nonché importante banco di prova e trampolino di lancio per ulteriori successi nel futuro. Che dire? Auguriamo a questo giovane il massimo delle fortune: Italia ed Eritrea, dopotutto, non è un caso che condividano questa medesima passione per il ciclismo. In un certo senso, è come una ruota: abbiamo prestato una bicicletta agli eritrei “qualche anno fa”, oggi gli eritrei ne prestano una a noi. Ma non è forse proprio questo il vero senso dello sport? Fratellanza, amicizia, aria di famiglia?

Ricordiamoci, dopotutto, che l’Eritrea ha da vantare grandi talenti che come Giovanni Mazzola o Carmelo Saglimbeni, che hanno raccolto questa grande passione da altri trasmettendola poi a loro volta a tanti altri ancora, non soltanto eritrei ma anche di tutto il Continente Africano. Insomma, due ruote e due pedali possono fare miracoli: anche unire e far persino di nuovo unire popoli lontani. Lontani, magari solo geograficamente, ma di sicuro vicini nella stessa passione.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

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