La recente morte dello storico Presidente uzbeko Islam Karimov avrà sicuramente un deciso impatto sugli equilibri dell’Eurasia: l’Uzbekistan è un membro della SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), è uno Stato vicino a Russia e Kazakhstan, ha intrecciato e disfatto rapporti di alleanza con gli Stati Uniti, ma, soprattutto, si basa su un’economia in via di sviluppo che dispone di grandi risorse naturali, ampio capitale umano e sfrutta crescenti investimenti stranieri. Nella complicata situazione centrasiatica, un ruolo di primo piano nell’Uzbekistan del passato (e probabilmente anche del futuro) l’ha giocato la Repubblica Popolare Cinese, che ha con gli anni accresciuto il suo peso nella politica uzbeka, fino a diventare uno dei maggiori partner economici e politici di Tashkent.

L’ultimo incontro che il Presidente uzbeko Karimov ebbe con il suo omologo cinese Xi Jinping risale a solo pochi mesi fa: a fine giugno 2016, il Presidente cinese si recò in una visita di due giorni in Uzbekistan per ratificare importanti accordi. Il tipo di accordi e la base del dialogo tra i due paesi riassumono in modo eccellente i leitmotiv che hanno guidato il rapporto tra i due governi negli ultimi 20 anni (e nell’ultimo decennio in modo particolare).

Rapporti di tipo strategico, con l’idea della “Nuova Via della Seta” quale motivo propulsore degli accordi bilaterali, assieme alla cooperazione nel combattere le “tre forze del male” (terrorismo, separatismo ed estremismo), che imperversano sia in Uzbekistan sia in alcune Regioni Autonome cinesi dell’entroterra.

Per quanto riguarda le necessità economiche dei due Stati, l’Uzbekistan è stato tra i primi Stati a dare l’assenso all’iniziativa detta “cintura e strada” (Belt and Road Initiative), avanzata da Xi nel 2013, e da anni si è dimostrato un partner piuttosto aperto e collaborativo nei riguardi della Cina. L’idea commerciale chiave della Cina prevede la creazione di una “Nuova Via della Seta” terrestre e marittima che colleghi Europa, Asia ed Africa, e l’Uzbekistan ha dato ampio appoggio a questo quadro politico, il quale, in tempi antichi, permise un florido incontro durato secoli proprio tra le due civiltà.

L’altro trait d’union tra i due paesi è la comune eredità culturale, ancora oggi oggetto di scambio e interesse reciproco a livello accademico: la regione di Bukhara, patrimonio dell’UNESCO, che è stata visitata da Xi Jinping proprio in quell’occasione, insieme ai progetti di istituti universitari cinesi in Uzbekistan e un aumento dell’interscambio accademico (va inoltre fatto notare che in Uzbekistan risiede una comunità uigura di quasi 50mila persone, mentre in Cina gli uzbeki, benché ammontino a soli 15-20mila persone, sono riconosciuti come “minoranza etnica”).

La vicinanza tra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Uzbeka si è in realtà forgiata di recente: la svolta politica e commerciale “filo-cinese” di Taškent è avvenuta nella seconda metà degli anni ‛00, in coincidenza con la repressione governativa ad Andijan che ha allontanato il paese dall’Occidente, avvicinandolo a Russia e, appunto, Cina. A tal proposito va fatto notare l’incremento esponenziale del commercio negli ultimi anni: il giro d’affari di materie prime nel 2007 ammontava a 904 milioni di dollari, mentre nel 2015 ha raggiunto i 4,1 miliardi.

Se il primo gasdotto tra i due paesi è stato inaugurato solo nel 2009 (attualmente ce ne sono tre), i cinesi sono però già diventati il primo partner economico in Uzbekistan, nel quale hanno fatto affluire molti capitali di investimento, attualmente 6,5 miliardi di dollari. Questo massiccio impiego è stato ripartito in oltre 600 aziende che operano in Uzbekistan, tra cui numerosi progetti congiunti e anche due zone economiche ed industriali (nella regione di Jizzakh e nella città di Angren).

Anche l’esportazione di gas uzbeko verso la Cina, quasi a zero ancora nel 2012, ha subito un incremento rapidissimo, dato che nel 2013 aveva già raggiunto i 6 miliardi di metri cubi. Per quanto riguarda l’energia, Pechino ha mobilitato molte aziende di punta della sua economia (es. Harbin Electric Corporation) per potenziare e migliorare la produzione uzbeka, anche per un fattore relativo ai trasporti.

Sebbene il settore energetico rappresenti il maggiore interesse nell’interscambio tra i due Stati, si sta andando verso uno sviluppo diversificato del commercio, che coinvolge anche la finanza, i trasporti, le telecomunicazioni e il settore agricolo.

Leonardo Olivetti

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