In questi giorni il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha valutato la possibilità di rimuovere il limite dei due mandati consecutivi per il presidente ed il vicepresidente, una scelta che se attuata permetterebbe all’attuale presidente Xi Jinping di essere rieletto anche dopo la scadenza del mandato attuale, prevista nel 2022.

Xi Jinping, che oggi ha 64 anni, è stato eletto la prima volta nel 2013 e la seconda lo scorso anno. Oltre che capo dello Stato, è anche capo delle forze militari e del Partito Comunista. Dopo Mao Tse Tung e Deng Xiaoping, il suo è il terzo nome che è entrato nella Costituzione del Partito e in quella della nazione, col concetto della “società socialista moderatamente prospera” che rappresenta l’ultima evoluzione del “socialismo a caratteristiche cinesi”. Un traguardo sicuramente storico, che ai predecessori Jang Zemin e Hu Jintao non è riuscito.

Oggi Xi Jinping è il leader più popolare nella Cina contemporanea, e l’idea di un suo terzo mandato gode del favore della maggior parte della popolazione cinese, così come della comunità cinese all’estero. In molti, comunque, in Occidente, hanno indicato la misura attualmente al vaglio del Comitato Centrale come un nuovo ed ulteriore segno della personalizzazione del potere politico in Cina, che sarebbe ormai sempre più ruotante intorno alla sola figura carismatica di Xi Jinping.

Gli stessi hanno indicato come, in questa situazione, giochi un ruolo di primo piano anche la moglie di Xi Jinping, forse la prima vera e propria “first lady” della Cina popolare dopo la moglie di Mao. Tuttavia, l’impressione generale è che tali analisi mescolino la politica, spesso basata su concetti forzati o scontati, con tanto gossip e soprattutto con ancor più ideologizzazione di stampo sinofobo. La Cina sarebbe, agli occhi di questi accusatori, il paese che Trump ha indicato come grande rivale degli Stati Uniti, con un operato finalizzato a detronizzare Washington dal ruolo di potenza dominante nel mondo, e che non si è spostata di una virgola quando è stata sottoposta a varie e ripetute pressioni affinché abbandonasse la Corea del Nord.

Al di là di tutte queste disquisizioni, resta un dato di fatto che l’abolizione del limite dei tre mandati non si traduca automaticamente in una presidenza a vita per Xi Jinping. Anche perché sono molte anche le “democrazie occidentali”, in primis in Europa, dove non esistono limiti ai mandati (volendo, tra queste, pure l’Italia). E allora perché scandalizzarsi se a compiere questo passo sono anche i cinesi?

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