La missione italiana in Niger è stata approvata. I 470 soldati che il nostro paese invierà nella martoriata nazione africana avranno il compito di controllarne i confini e soprattutto di combattere il traffico di migranti. Agiranno in particolare fra il Niger e la Libia, una fascia di deserto del Sahara lunga 340 chilometri attraverso cui finora è passato di tutto: non soltanto esseri umani, diretti verso l’Italia e l’Europa, ma anche armi che hanno rifornito il terrorismo nell’area subsahariana. L’arsenale convenzionale libico, un tempo immenso, dal 2011 ad oggi s’è praticamente liquefatto disperdendosi in molti paesi limitrofi, dal Niger al Ciad al Mali, alimentando vari gruppi terroristici che hanno aumentato la già annosa destabilizzazione dell’area del Sahara.

Ci sono anche altri 950 chilometri di deserto fra il Niger e l’Algeria, anche quelli tutti da pattugliare. Negli Anni ’90 e 2000 furono teatro di frequenti rivolte da parte dei Touareg, che vennero pacificate proprio con l’intervento della Libia di Gheddafi, l’unica che ai loro occhi potesse garantire sulla credibilità di un accordo fra tribù e autorità statali locali. Caduto Gheddafi, il problema s’è riaperto e adesso anche quell’immensa fascia di territorio è tutt’altro che in pace.

In Niger vige un regime a sistema semipresidenziale, con un presidente della Repubblica eletto a suffragio universale e un presidente del Consiglio votato da un Parlamento monocamerale. Il presidente è Mahamadou Issoufou, eletto nel 2011 e riconfermato nel 2016 sulla base del suo ambiziosissimo Programma di Rinascita. Il suo maggiore oppositore, Hama Amadou, è finito in carcere e i suoi sostenitori hanno boicottato il voto. Il primo ministro è invece Brigi Rafini, Touareg, del Partito per il Socialismo e la Democrazia, al governo con Issoufou dal 2011. L’anno prima, nel 2010, vi era stato l’ultimo golpe, con la destituzione da parte dei militari del presidente Mamadou Tandja e il ritorno al parlamentarismo.

Secondo l’ONU il Niger è uno dei paesi più poveri del mondo, con addirittura metà della popolazione al di sotto della soglia di povertà. Il grosso della popolazione, di venti milioni di abitanti, è stanziato principalmente nel sud del paese, lungo le sponde del fiume Niger, ed ha un tasso di natalità fra i più alti del pianeta. Anche il tasso di mortalità infantile è fra i più alti a livello mondiale: muoiono infatti 83 bambini su mille sotto i cinque anni di età. Malgrado tutto ciò, i calcoli demografici asseriscono che entro vent’anni la popolazione del Niger potrebbe raddoppiare: non si può però dire lo stesso delle sue risorse idriche ed alimentari, e questo non potrà far altro che raddoppiarne anche il già esistente dramma umanitario.

Eppure, almeno sulla carta, il paese sarebbe ricchissimo: l’uranio del Niger, per esempio, è celeberrimo ovunque. La Francia lo usa per far funzionare le sue numerose centrali nucleari, mentre anche Saddam Hussein venne incolpato agli inizi degli Anni 2000 dagli americani di aver cercato d’acquistarne una grossa partita. Il Niger, che dispone di due grosse miniere di questo pregiatissimo minerale, è ad oggi il quarto estrattore di uranio al mondo, ma al contempo può vantare anche numerose altre ricchezze presenti nel suo sottosuolo. La Cina ha fatto importanti investimenti per valorizzarne i giacimenti petroliferi, e questo ha ovviamente acuito i rapporti con Parigi, che del Niger si considera la tradizionale padrona, visto che il paese fa parte della “Françafrique”, era una colonia francese e tuttora utilizza il Franco CFA. Recentissimamente il presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato il suo omologo cinese Xi Jinping, ma a quanto pare nonostante i tanti convenevoli il chiarimento fra i due non è stato totale. A Parigi temono che i cinesi vogliano, pian piano e senza colpo ferire, erodere l’egemonia francese nella Françafrique, stabilendovi la loro influenza e alla fine sfrattando la Francia da quelle che erano un tempo sue colonie.

Non si spiegherebbero, altrimenti, gli interventi francesi in Costa d’Avorio, in Repubblica Centrafricana e nel Mali, per quanto ufficialmente motivati sempre da questo o da quel casus belli: quando l’ivoriano Gabgbo che non accettava la vittoria elettorale (fasulla) dell’avversario filofrancese Ouattara, quando i ribelli centrafricani Seleka, quando i Touareg che fondavano lo Stato dell’Azawad in Mali, e via discorrendo. In realtà il vero obiettivo era quello di limitare il più possibile la penetrazione cinese. Sempre per lo stesso motivo ci sono stati numerosi rivolgimenti in Burkina Faso, minacce neanche troppo velate al Camerun e così via; a tacere poi dell’intervento contro la Libia del 2011, di cui finora s’è anche fin troppo parlato e sulle cue ragioni, ormai arcinote anche ai sassi dei fiumi, non vale la pena ritornare.

Per chi combatterà l’Italia in Niger? Ufficialmente per contrastare il traffico di esseri umani, in realtà per garantire alla Francia, che sulle scelte del nostro paese ha un forte potere di controllo, il mantenimento dei propri interessi in quella che un tempo era la porzione africana del suo vasto impero coloniale. Le gerarchie che si sono create in Europa fin dal 2011 (la Francia sopra e l’Italia sotto) sono ormai fin troppo chiare e soprattutto molto ben collaudate. Non a caso Macron l’ha pure detto, dando quindi anche le proprie dichiarazioni di voto: con Gentiloni e l’attuale maggioranza la Francia si trova così bene da sperare di ritrovarli anche dopo le politiche del 4 marzo.

UN COMMENTO

  1. Insomma siamo stati coinvolti in una guerra colonialista francese senza che lo dicessero agli italiani…Ecco la famosa riunione tra Macron e Gentiloni … ecco a cosa serviva…con laq scusa del terrorismo e dei migranti stiamo puntellando il neocolonialismo francese in africa…. ovviamente per pochi spiccioli … e noi tutti tronfi a mandare dei soldati a fare le guerre degli altri …ma i morti saranno nostri ….
    Questa volta le prenderemo di santa ragione …altro che Nassirya …

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.