Il comune cittadino italiano è portato a pensare che le sette siano un fenomeno soprattutto occidentale, in particolare americano. In ciò c’è sicuramente del vero, non fosse altro per il fatto che, negli USA, le sette sono quasi incoraggiate ad esistere ed ancor prima a nascere in virtù di forti esenzioni fiscali concesse in nome di un più generico concetto come la “libertà religiosa”, sancito dalla Costituzione americana e visto come un diritto umano e civile fondamentale ed imprescindibile.

Ancora, il comune cittadino italiano è portato a pensare che le sette siano quasi tutte, almeno nel suo paese, sataniche. Sicuramente anche in questo caso c’è del vero, dato che statisticamente (per quanto possano valere certe indagini quando ci si affaccia ad un mondo in larga misura clandestino ed occulto) il 40% delle sette presenti in Italia sono proprio sataniche. Tuttavia, c’è un 60% di sette o gruppi di natura settaria che si basano su filosofie che col satanismo non hanno nulla a che fare, e che infatti si rifanno o a culti propri o a visioni distorte e personalizzate delle grandi religioni monoteiste “rivelate” (Islam, Cristianesimo, perfino Ebraismo) o di quelle orientali (Buddismo, Induismo, ecc).

A questo 60% andrebbe poi aggiunto un cospicuo quantitativo di gruppi che, pur non vivendo in un quadro propriamente religioso, sono comunque caratterizzati da una natura interna inequivocabilmente settaria: possono essere gruppi politici, o persino ambienti di lavoro o addirittura lavorativi. Il quadro generale, quindi, è molto vasto, complesso e frastagliato, al punto tale che risulta davvero difficile poterne tracciare e stabilire con certezza i veri contorni.

In Occidente, in generale, il termine “setta” ha un significato ed ancor prima un’etimologia ben precise. La parola setta deriva infatti dalle parole latine “secta” (legata al verbo “sequire”, che significa “seguire, seguire una direzione”) e “secare” (verbo che invece significa “tagliare, disconnettere”). Già questa doppia origine etimologica così ambigua, una vera e propria disambiguazione alla rovescia, ci fa capire quanto sia ambivalente il significato di tale parola e di ciò che può rappresentare: praticamente tutto e il contrario di tutto.

In senso generale, in Occidente, per setta intendiamo un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica minoritaria rispetto a quelle dominanti e più diffuse nella società. Al di fuori dell’Occidente, invece, l’idea di cosa sia una setta è molto diversa e non sempre ha un significato negativo: nell’Islam come nel Buddhismo, per esempio, le varie diramazioni di tali religioni vengono chiamate in genere col nome di sette, e in tal caso la parola setta non ha mai un significato negativo ma semplicemente “tecnico”. Si pensi, per esempio, alle sette Alauite o Sufi dell’Islam o a quelle, numerosissime, del Buddismo tibetano. E’ anche per questa ragione che in Cina, come in altri paesi asiatici ed orientali, le sette hanno potuto prosperare contando su un’iniziale fiducia da parte della società o delle istituzioni: per gli abitanti di quei paesi, le sette erano solo diramazioni “benigne” delle religioni e delle filosofie già esistenti, ben di rado in antitesi o in lotta con le altre. Il Falun Dafa, per esempio, si presentava come un metodo di coltivazione del proprio corpo e del proprio spirito, una disciplina votata a rendere migliore chi la praticava. In molti vi hanno creduto, vi si sono avvicinati e ad un certo punto, secondo la famosa tattica della “rana bollita”, si sono ritrovati a non pensare più con la loro testa ma con quella della setta, ovvero del suo guru Li Hongzhi. Giorno dopo giorno il lavaggio del cervello subito ha portato alcuni suoi aderenti a compiere vere e proprie azioni criminali o comunque lesive per sé e per gli altri: chi ha smesso di prendere i farmaci ammalandosi gravemente e addirittura morendo, chi addirittura s’è dato fuoco in Piazza Tienanmen a Pechino, chi s’è suicidato, e via dicendo. Quando, in Cina, si sono resi conto del pericolo che questa setta rappresentava, mettendola al bando, era comunque ormai trascorso del tempo e molti danni non si potevano più rimediare.

Nel caso del Cristianesimo, invece, il senso della parola setta non può mai essere positivo o tecnico, ma solo negativo: nessuna diramazione del mondo cristiano, dai Cattolici agli Ortodossi, si definirebbe mai come setta, ma piuttosto col nome di Chiesa. Per il cristiano, quindi, la setta può essere solo un’organizzazione maligna o dal significato comunque negativo, e questo vale per qualsiasi gruppo religioso che si discosti dalla sua dottrina e dai valori su cui si fonda il Cristianesimo. In passato i cristiani definivano “eresia” qualunque interpretazione del Cristianesimo che andasse contro i valori della loro Chiesa, Cattolica o Ortodossa che fosse, e nei confronti dei cosiddetti eretici vennero attuate severe persecuzioni. Col nome di “scisma”, invece, i cristiani intendevano quegli eretici che addirittura si mettevano in proprio fondando una loro Chiesa, abbandonando quindi la Chiesa, Cattolica o Ortodossa che fosse, di cui fino a quel momento avevano fatto parte. E, del resto, gli stessi ortodossi erano, per i cattolici, degli scismatici.

La setta, per i cristiani, è dunque un gruppo estraneo alla Chiesa, di cui neanche ha mai fatto parte (altrimenti si parlerebbe di eresia o di scisma), e che addirittura professa idee e valori religiosi completamente estranei o diversi da quelli della Chiesa stessa, in concorrenza coi valori del Cristianesimo o addirittura ad essi totalmente contrapposti ed avversi: è il caso, per esempio, delle sette sataniche, ma ovviamente lo stesso giudizio si estende a qualsiasi altra setta. Forse è proprio per questo, a causa proprio del retaggio fortemente cristiano che continua a caratterizzare comprensibilmente la nostra società, se nell’immaginario collettivo la parola “setta” è equivalente di “setta satanista”, intendendo proprio la sua natura e missione chiaramente anticristiana.

La visione tendenzialmente negativa di qualsiasi cosa che venga bollata come “setta”, da parte del comune cittadino italiano, è un retaggio certamente cristiano che, però, col tempo è diventato patrimonio anche delle ideologie laiche che si sono affacciate nel Continente Europeo a mano a mano che la società si secolarizzava e la Chiesa perdeva forza ed influenza. Così, storicamente, anche per il Liberalismo, il Socialismo, il Comunismo, senza ovviamente dimenticare il Fascismo, il concetto di “setta” continuava a risultare comprensibilmente negativo. Anche il Nazionalsocialismo tedesco, una variante ben distinta rispetto al Fascismo italiano, non nutriva molto amore verso le sette, sebbene al suo interno covassero numerosi circoli iniziatici ed esoterici di vario genere e la sua stessa ideologia fosse impregnata di un fortissimo misticismo che poggiava su miti spesso remoti nel tempo e storicamente poco difficili da provare; e infatti i Testimoni di Geova, visti come appartenenti ad una setta, conobbero al pari degli Ebrei, dei Nomadi, degli omosessuali, ecc, il dramma dei campi di concentramento e di sterminio.

Probabilmente è proprio perché in Italia, e in generale nel mondo cristiano e soprattutto cattolico, la setta viene vista come qualcosa di negativo, che le varie sette cercano sempre di non presentarsi come tali, ma semmai come gruppi benefici o comunque non in aperta ostilità con la cultura generale e dominante, laica o religiosa che sia. Ciò non toglie che esistano pure gruppi che, al contrario, si presentino come apertamente controcorrente, ma in generale il miglior modo per farsi conoscere e, soprattutto, farsi piacere dal grande pubblico è quello di presentarsi come realtà dai contenuti assolutamente positivi e rassicuranti. Del resto, non andrebbe nemmeno sottovalutato come, in Occidente, per reazione al lungo strapotere della Chiesa, in molti vivano la loro “laicità” e il loro essere “liberi” con una forte simpatia verso qualsiasi cosa che contenga un messaggio a loro giudizio eversivo o sovversivo verso il Cristianesimo; e pure questo, soprattutto per i movimenti settari ispirati a culture orientaleggianti o New Age, o anche per l’Islam persino nella sua accezione più radicale e radicalizzata, costituisce un vantaggio che può essere utilizzato con ottimi risultati.

Nel caso di sette provenienti dalla Cina, come il Falun Dafa e la Chiesa di Dio Onnipotente, è quindi molto più conveniente e redditizio presentarsi come persone innocue e democratiche, perseguitate da un regime dittatoriale che sottopone il loro gruppo e i loro correligionari a dure persecuzioni, dalla prigionia ai lavori forzati, fino addirittura al prelievo forzato degli organi. Nel caso della Chiesa di Dio Onnipotente, poi, c’è pure il vantaggio di poter far leva su una parte del mondo cristiano del nostro paese, presentandosi oltretutto come “fratelli cristiani” perseguitati da una dittatura che non ha rispetto per la Fede.

Non è difficile procedere con una simile operazione di “marketing”, dato che nel grosso dell’opinione pubblica italiana ed occidentale in generale la visione che si ha della Cina non è certamente delle più lusinghiere. Tale visione, chiaramente, deriva dal fatto che il pubblico occidentale della Cina conosca in realtà ben poco, per non dire praticamente nulla, e che dall’alto i vari media mainstream, insieme a grosse aree del mondo politico ed intellettuale e culturale, facciano in contemporanea piovere montagne di “fake news” anticinesi. Tale metodo viene ripetuto con successo anche nel confronto di altri paesi colpevoli di non essere allineati, esattamente come la Cina, al famoso “Washington consensus”, ovvero all’idea di un mondo unipolare a guida esclusivamente occidentale e più precisamente statunitense: Russia, Iran, Siria, Cuba, Venezuela, ecc… Sul conto di tutti questi paesi, che sicuramente hanno i loro problemi e difetti, di bufale ne sono state raccontate tante, ed esattamente come non battevano ciglio coloro che in malafede le raccontavano così pure non battevano ciglio coloro che in buona fede se le bevevano, adottandole a partire da quel momento come opinioni e addirittura certezze proprie.

Ecco perché, anche nel nostro paese, possono tenersi iniziative pubbliche (conferenze, presidi, manifestazioni, ecc) a favore di queste sette, od organizzate direttamente da suoi membri o simpatizzanti. Si può fare facilmente leva sulla sinofobia che caratterizza una parte maggioritaria della politica, degli intellettuali e dei comuni cittadini, ottenendo facili consensi, appoggi e successi per ogni iniziativa di natura propagandistica che si voglia effettuare in un luogo pubblico. Ciò, del resto, lo fanno già da anni coloro che sostengono la causa del Dalai Lama e del Free Tibet, seguendo la medesima linea e riscuotendo anche maggiori riscontri, e da qualche tempo hanno iniziato a farlo coloro che parlano di repressioni attuate da Pechino nei confronti dei musulmani ed ancor più nei confronti degli Uyguri della Regione Autonoma dello Xinjiang. E’, insomma, un copione collaudato e che raramente può fare cilecca.

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