Il Quirinale ha promulgato la legge, approvata a fine febbraio, che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ma Sergio Mattarella ha messo una serie di paletti contenuti nell’articolata lettera ai presidenti delle Camere, ai quali ha chiesto di vigilare “con attenzione” sull’attività dell’organismo che dovrebbe insediarsi non prima di un mese.

Fico e Casellati invieranno a breve una lettera ai gruppi parlamentari per chiedere i nomi da indicare come commissari che ogni gruppo potrà avere sulla base della sua rappresentanza. Una volta ricevute le risposte, si procederà a convocare in prima seduta la Commissione fortemente voluta dal M5s che dovrà eleggere il suo ufficio di presidenza, composto da un presidente, due vice e due segretari. A presiederla dovrebbe essere il senatore pentastellato Gianluigi Paragone.

Composta da 20 senatori e 20 deputati e dotata degli stessi poteri della magistratura, la Commissione d’inchiesta sulle banche, che può superare nel corso delle sue inchieste il segreto d’ufficio, quello professionale e anche quello bancario, è operativa per l’intera legislatura, con l’obbligo di presentare ogni anno alle Camere una relazione sull’attività svolta.

Delicati e scivolosi gli ambiti di intervento, a cominciare dalla verifica delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari (che riguarda Banca d’Italia e Consob) e della congruità della normativa vigente in materia di fondazioni bancarie. Potrà vagliare l’evoluzione del progetto di Unione bancaria, per capire se non determini qualche lesione dei principi di concorrenza alla base del mercato unico. Ha il “potere” di affrontare anche le questioni dei Confidi e delle Bcc, la regulation sul risparmio, i derivati finanziari, l’attività delle agenzie di rating, i casi di anatocismo e di usura.

Il campo d’azione è più vasto rispetto a quello della commissione d’inchiesta sul sistema bancario della passata legislatura, limitato ai casi di Banca Etruria, Monte dei Paschi di Siena e banche venete.

Il presidente della Repubblica ha evidenziato nella sua missiva i rischi sull’erogazione del credito e l’indipendenza di una serie di istituzioni che vanno da Bankitalia alla Bce, dalla Consob all’Ivass.

“Non è in alcun modo in discussione, ovviamente, il potere del Parlamento di istituire commissioni di inchiesta ma non può, tuttavia, passare inosservato che, rispetto a tutte le banche, e anche agli operatori finanziari, questa volta viene, tra l’altro, previsto che la Commissione possa “analizzare la gestione degli enti creditizi e delle imprese di investimento”, scrive Mattarella. Ed aggiunge: “Queste indicazioni, così ampie e generali, non devono poter sfociare in un controllo dell’attività creditizia”.

Con l’inconsueta lettera, Mattarella delimita altri due “confini”: “Ricordo che né le banche centrali né, tantomeno, la Banca centrale europea possono sollecitare o accettare istruzioni dai governi o da qualsiasi altro organismo degli Stati membri”.

E ancora: “Il principio di non interferenza e quello di leale collaborazione vanno affermati anche nei rapporti tra inchiesta parlamentare e inchiesta giudiziaria” perché “l’inchiesta parlamentare non deve influire sul normale corso della giustizia ed è precluso all’organo parlamentare l’accertamento delle modalità di esercizio della funzione giurisdizionale e le relative responsabilità”.

Un eccesso di zelo e di premura, quello del Capo dello Stato, salutato con gioia da chi teme l’azione di un organismo con più poteri e con un presidente sicuramente più incisivo rispetto al fin troppo cauto Casini, messo al timone della vecchia Commissione.

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