Giuseppe Conte

Dopo quattro anni il summit del g7 torna ad accendersi. Se a partire dal 2014, con l’esclusione della Russia dal gruppo dei potenti della terra, il summit era stato un coro all’unisono sui maggiori temi internazionali, come Sicurezza, Commercio, Immigrazione, Terrorismo, quest’anno in Quebec la frattura tra l’Unione Europea (con Germania in prima fila) e gli Usa di Donald Trump sarà netta.

La frattura sul commercio internazionale e la messa sotto stato di accusa del surplus tedesco sono difficilmente risanabili. La politica mercantilista della Germania, tollerata da Obama per motivi geopolitici, ha costretto il presidente repubblicano a ricorrere ai dazi. Gli Stati Uniti infatti hanno un surplus commerciale negativo con ben tre dei paesi del G7. Se il problema principale degli Stati Uniti è in questo momento la Cina, il -68 miliardi nei confronti del Giappone e il -64 miliardi nei confronti della Germania, preoccupano un paese che vuole nuovamente sui consumi interni e riportare le aziende americane all’interno dei confini Usa.

Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, convitato di pietra del G7 che si terrà in Quebec tra oggi e domani, ha messo ieri il dito nella piaga, durante il tradizionale confronto diretto annuale che il Cremlino tiene con i suoi cittadini: “Dazi? In pratica sono delle sanzioni, i nostri partner probabilmente pensavano che queste politiche controproducenti non li avrebbero mai colpiti”. Un chiaro redde rationem agli ex partner europei, che hanno seguito la linea di Washington sulla Crimea e sulle sanzioni alla Russia, ritrovandosi ora colpite a loro volta da un modo di tenere in mano la governance internazionale, fatto di sanzioni e minacce, e non di dialogo.

Tra i due litiganti più uno si piazzano la Francia e l’Italia. I cugini d’oltralpe, anch’essi grandi esportatori negli Usa, non hanno una bilancia dei pagamenti troppo sbilanciata dalla loro parte. Il presidente Macron, però, dopo aver cercato l’endorsement di Trump, ora minaccia di escludere gli Stati Uniti dal g7: “Se Trump non ha paura di restare isolato, allora il g7 può tranquillamente diventare g6. Questi sei paesi costituiscono un mercato più grande di quello americano”, ha dichiarato Macron ai media.

Sono soltanto schermaglie dialettiche? Lo vedremo nelle prossime 24-36 ore. Tuttavia l’Italia ha la grande occasione di uscire dall’impasse a cui Obama e dei governi troppo filo-tedeschi l’hanno condannata negli anni più recenti. Il governo Conte può ora cavalcare la tigre del conflitto tra potenze occidentali e ottenere qualcosa di più per il nostro paese. Roma potrebbe adesso porsi come interlocutore tra Usa e Europa, strappando agli Usa un passo indietro sulle sanzioni alla Russia. Il mercato della Federazione Russa, da ben 4 anni sbarrato all’Italia e all’Europa a causa delle controsanzioni di Mosca potrebbe controbilanciare la mole di esportazioni, che ad oggi sono dirette nei confini americani. L’Italia potrebbe recuperare fino a 30 miliardi di indotto, dando soprattutto respiro al tessuto produttivo del Nord-Est, quello più colpito dalla questione ucraina e che sta molto a cuore alla Lega di Salvini.

Il G7 sarà il primo serio banco di prova di questo nuovo esecutivo a tinte gialloblù. Uscire però da anni di completo stallo non è semplice e richiede tempo e capacità strategiche e diplomatiche, che Conte e la sua squadra dovranno dimostrare di padroneggiare. I prossimi anni potrebbero essere decisivi per la storia del nostro amato Belpaese.

 

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