Il premier Giuseppe Conte ha rotto gli indugi sul caso Siri, il sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione. La Lega, di cui Armando Siri è esponente di spicco, ne difende la posizione in seno al governo, il Movimento 5 Stelle ne chiede le dimissioni.

“All’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri porrò la mia proposta di revoca del sottosegretario Armando Siri”, annuncia Conte nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il primo Cdm, utile a chiudere la vicenda, si dovrebbe tenere l’8 o il 9 maggio.

“Il sottosegretario Armando Siri si dimetta. Non dico che è colpevole, ma ha proposto una legge per interessi di parte”, aggiunge il presidente del Consiglio, assumendosi “tutta la responsabilità politica” della richiesta.

“Il sottosegretario si è prestato a prendere l’istanza, argomenta Giuseppe Conte, di un imprenditore che avrebbero favorito alcune sue attività già concluse. Ho sempre rivendicato per questo governo un alto tasso di etica pubblica. Ci tengo a dirlo, è normale ricevere suggerimenti per modifiche o introduzione di norme, ma come governo abbiamo la responsabilità di discernere e valutare se queste proposte hanno carattere di generalità o se avvantaggiano il tornaconto di singoli. In questo caso la norma non era generale e astratta, ho quindi valutato la necessità e opportunità di dimissioni del sottosegretario”.

Conte invita la Lega “a non lasciarsi guidare da reazioni corporative”, e i 5 stelle a “non approfittare di questa soluzione per cantare una vittoria politica”.

 

In diretta da Palazzo Chigi

Posted by Giuseppe Conte on Thursday, May 2, 2019

 

Siri si è difeso attraverso una nota stampa: “Dal primo momento ho detto di voler essere immediatamente ascoltato dai magistrati per chiarire la mia posizione. La disponibilità dei magistrati ad essere ascoltato c’è e confido di poterlo fare a brevissimo. Sono innocente, ribadisco di avere sempre agito correttamente, nel rispetto della legge e delle istituzioni, e di non avere nulla da nascondere”.

E ancora: “Confido che una volta sentito dai magistrati la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi. Qualora ciò non dovesse accadere, entro 15 giorni, sarò il primo a voler fare un passo indietro, rimettendo il mio mandato, non perché colpevole, bensì per profondo rispetto del ruolo che ricopro”.

“Ho letto le dichiarazioni di Siri – precisa il premier -. Però io credo che la vicenda giudiziaria avrà un suo corso, quella politica un altro. Noi dobbiamo essere credibili, responsabili, le dimissioni o si danno o non si danno, le dimissioni future non hanno molto senso”.

Matteo Salvini ha detto la sua da Budapest dove ha incontrato Viktor Orban: “In un paese civile non funziona così, lascio a Conte e Siri le loro scelte, a me va bene qualsiasi cosa se me la spiegano. Spero che venga il 26 maggio prima possibile, così le ragioni elettorali di qualcun altro verranno meno. In democrazia funziona così di solito. In un Paese di diritto si è innocenti fino a prova contraria. In Lega abbiamo dimostrato negli anni passati che abbiamo fatto bene in fretta e presto senza aspettare nessuno. Almeno lo si lasci parlare coi magistrati”.

Alla domanda se avesse sentito Conte, Salvini ha risposto in modo lapidario: “Oggi ho dedicato la giornata ad altro”.

“Non esulto, non c’è alcuna vittoria o sconfitta. Sono contento che il governo possa andare avanti e la questione possa chiudersi. In casi di corruzione si tirano in ballo i soldi degli italiani”, afferma a “Otto e mezzo” su La7, il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio.

Di Maio lancia un avvertimento all’alleato di governo: “Spero non si arrivi al voto in Cdm, se così fosse il M5S voterebbe a favore, ha la maggioranza assoluta”. Poi tende la mano: “Vediamoci e continuiamo a lavorare per risolvere i problemi degli italiani. Conosco la Lega e conosco Salvini come persona intelligente e di buon senso. Aprire una crisi di governo credo non dia una bella immagine”.

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