Gilet Gialli

Dopo giorni di continue proteste, Emmanuel Macron, assediato all’Eliseo e finora privo di risposte politiche adeguate a placare la piazza, sta cercando d’uscire dal vicolo cieco e d’attuare una sorta di controffensiva, tendendo timidamente la mano ai manifestanti. Pur senza mettere in dubbio la famosa “ecotassa”, giudicata come l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso scatenando la protesta in tutto il paese, il Presidente francese ha infatti dichiarato di voler cercare un dialogo coi manifestanti, che del resto da tempo chiedono di poterlo incontrare personalmente.

Nel paese, intanto, il bilancio dato dal confronto fra i Gilet Gialli e le forze dell’ordine è in continua ascesa: due le vittime e 530 i feriti, con quasi un centinaio di contusi anche fra i poliziotti, e numerosi gli arresti. L’ultima vittima è un 37enne deceduto per le ferite riportate dopo essere stata investito da un furgoncino mentre, a bordo della propria motocicletta, cercava di sorpassare la coda di mezzi bloccati dai Giilet Gialli sulla N7 a Portes-les-Valence. S’aggiunge alla donna che precedentemente era rimasta investita nella Savoia sabato scorso, da un’auto sfuggita al controllo della proprietaria.

La protesta divampata in Francia s’è estesa ormai anche all’isola di La Réunion, dove gli scontri fra poliziotti e manifestanti non fanno che crescere. Secondo la ministra d’Oltremare, Annick Girardin, la “situazione intollerabile” caratterizzata da “violenze urbane” non andrebbe ricondotta ai Gilet Gialli. In ogni caso, per frenare il clima di vera e propria guerriglia urbana, in 14 dei 24 comuni dell’isola le autorità hanno proclamato il coprifuoco dalle 21 alle 6. Poche ore fa le forze dell’ordine francesi hanno comunque diramato un comunicato, dove affermano che l’intervento per riportare l’ordine a La Réunion, dipartimento francese d’Oltremare situato nell’Oceano Indiano, si sarebbe ufficialmente concluso. Sedici agenti sono rimasti feriti durante le operazioni, ed uno di loro in maniera piuttosto grave.

In Francia, invece, la questione sfocia, nelle alte sfere politiche, in una lotta sempre più accesa fra Macron ed il suo ministro dell’interno Cristophe Castaner, che parla di una “deriva totale” della protesta iniziata in un clima molto più sereno. Sul banco d’accusa c’è la visione ambientalista di Macron e la sua posizione sull’uso dei combustibili fossili, che a questo punto viene attaccata non soltanto dai Gilet Gialli ma anche da parte dei vertici politici nazionali.

Secondo il primo ministro Eduard Philippe la protesta si spegnerà: “Vinceremo con la coerenza, la costanza e la determinazione”. In merito alla “trasformazione che abbiamo avviato” ha poi aggiunto che “Viviamo un momento di inquietudine perché ci facciamo criticare, perché la situazione è tesa. È difficile”. Il primo ministro s’è quindi scontrato col leader de La Franche Insoumise, il fronte della sinistra francese, Jean-Luc Mélenchon, in merito all’ormai attesissima manifestazione che i Gilet Gialli terranno questo sabato a Parigi. Mélenchon ha detto che il governo francese la vorrebbe vietare, citando la richiesta fatta dalle autorità alle forze armate perché si attui un intervento militare massiccio, e così gli ha risposto Eduard Philippe in un botta e risposta all’Assemblea Nazionale: “Per manifestare in Francia, bisogna dichiarare un progetto di manifestazione. E non è del tutto accessorio, è importante perché permette di gestire la sicurezza di una manifestazione”. Ha poi concluso dicendo che “Non abbiamo alcuna intenzione di reprimere o di ridurre la libertà d’espressione o la libertà di manifestare. Ma vogliamo che questa libertà si esprima nel quadro della legge, nel rispetto dell’ordine pubblico”, anche se a suo giudizio molti Gilet Gialli nell’ultima settimana “si sono affrancati da questa regola”.

Anche da destra, e più precisamente dal Rassemblement National di Marine Le Pen, provengono aspre critiche all’operato del governo, accusato di muoversi tardivamente e senza tenere in considerazione la volontà della popolazione francese e soprattutto dei suoi settori sociali più deboli. Tutto ciò non può che premiare la Le Pen, che al pari di Mélenchon ha guadagnato una discreta crescita nei sondaggi mentre invece il gradimento di Macron prosegue nella sua flessione.

Le forze politiche tradizionali o che pescano nell’elettorato più filogovernativo ed europeista, quindi gli elettori del PS francese, di En Marche di Macron e dell’Unione Repubblicana di centrodestra, si sentono un po’ in imbarazzo e tra l’incudine e il martello. Tanto nel centrodestra quanto fra i movimenti di centrosinistra la tendenza è di muoversi in ordine sparso, con dichiarazioni talvolta controcorrente sebbene non particolarmente vivaci e prese di distanza parimenti piuttosto ambigue. Anche in questo caso, per i Gilet Gialli, è troppo poco e troppo tardi.

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