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“La Corea era parte della Cina”, avrebbe detto Trump a Xi Jinping durante l’incontro in Florida di qualche giorno fa. La notizia era stata finora tenuta accuratamente riservata, ma all’improvviso è divenuta di dominio pubblico suscitando le ire di Seul, dove sono in corso le elezioni presidenziali e certe uscite possono risultare quantomeno dannose ai candidati che sulla tradizionale alleanza con gli Stati Uniti hanno imbastito buona parte della loro credibilità politica.

Il portavoce del Ministero degli Esteri sudcoreano s’è addirittura rivolto a Xi Jinping in persona per sapere se tale “scivolone” sia reale o se non si tratti, più speranzosamente, solo di una semplice illazione. “Da migliaia di anni la Corea non è parte della Cina”, ha infatti sottolineato con non poca acredine il portavoce ministeriale sudcoreano. Il candidato conservatore del Liberty Korea Party, goffamente, ha cercato di scaricare tutte le responsabilità della gaffe di Trump proprio su Xi Jinping, accusandolo di voler violare la sovranità di Seul.

Nel frattempo la tensione militare a sfondo nucleare con la Corea del Nord è sempre alle stelle, con Pyongyang che avverte d’essere pronta a rispondere a qualunque provocazione in maniera tale da far amaramente pentire chiunque oserà attaccarla. L’ultimo test missilistico nordcoreano sarebbe fallito, e ciò potrebbe aver indotto i vertici di Pyongyang a più miti consigli, ovvero ad evitare i prossimi lanci, anche per via delle contemporanee pressioni cinesi. Ciò tuttavia non basta a smorzare l’ansia nelle capitali limitrofe, Tokyo e Seul, anche perchè i rinforzi navali promessi da Trump sono ancora lontani, nell’Oceano Indiano.

Pechino continua a manifestare la propria preoccupazione per la situazione, trattando Trump e Kim Jong Un alla pari e invitando così entrambi ad una linea di maggior moderazione, mentre Mosca ribadisce il proprio no a nuove ed ulteriori sanzioni contro Pyongyang, perchè servirebbero soltanto ad incrementare la tensione e a compromettere gli sforzi della diplomazia.

Da Bruxelles Federica Mogherini si dimostra conciliante, affermando come sulla Corea del Nord vi sia “piena coincidenza di visioni” fra la Cina e l’Unione Europea ed aggiungendo che ne parlerà il prossimo lunedì anche a Mosca, con le autorità russe. Per la diplomazia europea l’obiettivo primario infatti “è la deescalation di azioni e di retorica, e lavorare per la denuclearizzazione della penisola. Per noi questa è la priorità. L’Ue continua ad avere canali aperti con Pyongyang, alcuni dei nostri Stati membri hanno delle ambasciate lì. Abbiamo discusso con la Cina di come possiamo sostenere il riavvio del processo politico”.

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