Il quadro dei rapporti fra la Corea del Nord e gli altri paesi della regione, in primo luogo la Corea del Sud e il Giappone, affiancati dagli Stati Uniti, pare sempre più complicarsi. Gli ultimi lanci effettuati da Pyongyang hanno permesso agli Stati Uniti di trovare una scusa con cui rigettare la proposta sino-russa di una maggior morbidità e pazienza verso la Corea del Nord, e con cui giustificare nuove sanzioni. Quest’ultime sono state da poco approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sebbene fortemente edulcorate da Cina e Russia, che per esempio hanno costretto gli Stati Uniti ad abdicare ad uno dei punti forti del nuovo pacchetto sanzionatorio, rappresentato dal totale embargo petrolifero.

Ciò non ha comunque impedito a Pyongyang di definire le nuove sanzioni come “una scellerata provocazione” che colpisce il suo “legittimo diritto all’autodifesa”. La mossa degli Stati Uniti, ha fatto ancora sapere la Corea del Nord, “un’occasione per verificare che la strada da noi scelta è assolutamente giusta e rafforza la determinazione a percorrerla a passo più sostenuto senza minime deviazioni fino alla fine della battaglia”. Vladimir Putin l’aveva del resto già previsto a Xiamen, al vertice dei BRICS: “piuttosto che rinunciare al loro programma nucleare, i nordcoreani mangeranno erba”. Mostrare i denti o i muscoli serve a poco; semmai, sarebbe molto più redditizia una vera e propria trattativa con Pyongyang, dove quest’ultima si senta rispettata e alla pari.

Nel frattempo l’aviazione militare di Seul ha condotto nuovi test, pare oltretutto “con successo”, dove sono stati utilizzati per la prima volta anche i missili Taurus. Le manovre, tenute sulla costa occidentale, hanno visto schierati dei caccia F-15K che hanno lanciato i missili colpendo a circa 400 chilometri di distanza un obiettivo sistemato su un’isola. Tale prova, secondo l’aeronautica sudcoreana, è “utile a dimostrare le capacità di risposta di fronte ad eventuali provocazioni”. I missili Taurus, di produzione tedesca, hanno una gittata potenziale di 500 chilometri e possono essere impiegati per attacchi di precisione su vari obiettivi di Pyongyang, anche se lanciati dalla parte centrale della Corea del Sud. Seul sta procedendo allo schieramento di circa 170 Taurus, come parte del piano di difesa ad ampio raggio denominato “Kill Chain”, e ha deciso di importarne altri 90 circa dalla Germania. I primi Taurus erano stati consegnati da Berlino nell’ottobre del 2016.

Contemporaneamente la Corea del Nord avrebbe minacciato di “affondare” il Giappone con un attacco nucleare e di ridurre gli Stati Uniti a “cenere e tenebre”. La notizia sarebbe stata fornita dal Korean Asia-Pacific Peace Committee, che gestisce i rapporti con Seul, attraverso l’agenzia di stampa ufficiale Kcna e rilanciata da varie agenzie internazionali. Vera o meno che sia la notizia, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ha comunque ribadito che mai armamenti nucleari potranno essere schierati nel suo paese, mettendo anche in guardia che un’ipotesi contraria potrebbe “portare a una corsa alle armi nucleari nel nordest asiatico”. Alla CNN ha detto: “Non condivido l’idea che la Corea del Sud debba sviluppare il suo potenziale nucleare o rilocare armi nucleari tattiche di fronte alla minaccia atomica della Corea del Nord”, anche se è bene che Seul “sviluppi le sue capacità militari di fronte all’avanzamento nucleare del Nord”. Tuttavia, un recente sondaggio di Gallup Korea ha fatto emergere che il 60% degli intervistati era favorevole allo sviluppo in Corea del Sud di armi nucleari, contro il 35% dichiaratosi contrario.

Fa parlare di sé anche il nuovo progetto della Corea del Sud, certamente ispirato ed avallato da Washington, di dar vita ad una “Decapitation Unit”, una squadra speciale che a partire da ora avrebbe un anno di tempo per “decapitare” il vertice politico nordcoreano. Tale progetto, che rientra all’interno del più vasto progetto d’autodifesa varato da Seul, pone comunque non pochi problemi d’ordine morale: può forse essere considerato lecito o accettabile l’idea d’interferire negli affari interni di un paese sovrano, addirittura fino ad arrivare al punto di ucciderne o rimuoverne i vertici sostituendoli con altri? Certo, non si tratta di una grande novità nella storia umana, purtroppo anche recente, e soprattutto alcuni alleati di Seul, da questo di punto di vista, non possono proprio definirsi innocenti o impreparati. Ma l’impressione è che, oltre alla buona informazione, alla diplomazia e allo spirito di mediazione, le tensioni intorno alla Penisola di Corea abbiano fatto nel rispetto del diritto (internazionale e non) un’altra vittima eccellente.

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